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Giambattista Varesco
Idomeneo re di Creta

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  • ATTO TERZO
    • SCENA V
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SCENA V
Arbace solo

Recitativo e No. 22. Aria

ARBACE
Sventurata Sidon! in te quai miro di morte, stragi e orror lugubri aspetti? Ah Sidon più non sei, sei la città del pianto, e questa reggia quella del duol. Dunque è per noi dal cielo sbandita ogni pietà? ... chi sa? ... io spero ancora ... che qualche Nume amico si plachi a tanto sangue; un Nume solo basta tutti a piegar ... alla clemenza il rigor cederà... ma ancor non scorgo qual ci miri pietoso ... Ah sordo è il cielo! Ah Creta tutta io vedo finir sua gloria sotto alte rovine! No, sue miserie pria non avran fine.

Se colà ne' fati è scritto,
Creta, oh Dei! s'è rea, or cada.
Paghi il fio del suo delitto,
Ma salvate il prence, il re.

Deh d'un sol vi plachi il sangue,
Ecco il mio, se il mio v'aggrada,
E il bel regno che già langue,
Giusti Dei! abbia mercè.
(parte)




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