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SCENA II
Idamante, Ilia; seguito d'Idamante
Recitativo
IDAMANTE (al seguito)
Radunate i Troiani, ite, e la corte sia pronta questo giorno a celebrar.
(ad Ilia)
Di dolce speme a un raggio scema il mio duol. Minerva della Grecia protettrice
involò al furor dell'onde il padre mio; in mar di qui non lunge comparser le
sue navi; indaga Arbace il sito, che a noi toglie l'augusto aspetto.
ILIA (con ironia)
Non temer? difesa da Minerva è la Grecia, e tutta ormai scoppiò sovra i Troian
l'ira de' Numi.
IDAMANTE
Del fato de Troian più non dolerti. Farà il figlio per lor quanto farebbe
il genitor e ogn'altro vincitor generoso. Ecco: abbian fine, principessa, i lor
guai: rendo lor libertade, e omai fra noi sol prigioniero fia, sol fia, che
porta, che tua beltà legò care ritorte.
ILIA
Signor che ascolto? non saziaron ancora gl'implacabili Dei l'odio, lo
sdegno d'Ilion le gloriose or diroccate mura, ah non più mura, ma vasto, e
piano suol? a eterno pianto dannate son le nostre egre pupille?
IDAMANTE
Venere noi punì, di noi trionfa. Quanto il mio genitor, ahi rimembranza!
Soffrì de' flutti in sen? Agamemnone vittima in Argo alfin, a caro prezzo
comprò que' suoi trofei, e non contenta di tante stragi ancor la Dea nemica,
che fè? il mio cor trafisse, Ilia, co' tuoi bei lumi più possenti de' suoi, e
in me vendica adesso i danni tuoi.
ILIA
Che dici?
IDAMANTE
Sì, di Citerea il figlio incogniti tormenti stillommi in petto; a te pianto
e scompiglio Marte portò, cercò vendetta Amore in me de' mali tuoi, quei vaghi
rai, quei tuoi vezzi adoprò... ma all'amor mio d'ira e rossor tu avvampi?
ILIA
In questi accenti mal soffro un temerario ardir, deh pensa, pensa Idamante,
oh Dio! il padre tuo qual è, qual era il mio.
No. 2. Aria
IDAMANTE
Non ho colpa, e mi condanni
Idol mio, perché t'adoro.
Colpa è vostra, oh Dei tiranni,
E di pena afflitto io moro
D'un error che mio non è.
Se tu brami, al tuo impero
Aprirommi questo seno,
Ne' tuoi lumi il leggo, è vero,
Ma me'l dica il labbro almeno
E non chiedo altra mercè.
Recitativo
ILIA (vede condurre i prigionieri)
Ecco il misero resto de' Troiani, dal nemico furor salvi.
IDAMANTE
Or quei ceppi io romperò, vuo' consolarli adesso.
(Ahi! perché tanto far non so a me stesso!)
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