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| Giovanni de Gamerra Lucio Silla IntraText CT - Lettura del testo |
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SCENA 1 Solitario recinto sparso di molti alberi con rovine d'edifizi diroccati.
Riva del Tebro. In distanza veduta del Monte Quirinale con piccolo Tempio in cima.
Qui attendo invan. L'impazienza mia Cresce nel suo ritardo. Oh come mai Fra la speme, e il timor! I dubbi miei... Ma non m'inganno.
Cecilio, oh con qual gioia pur ti riveggio! Ah lascia, che un pegno io t'offra D'amistate, e d'affretto in questo seno.
Quanto la tua venuta L'inquieta alma mia. Quai non produsse La tua tardanza in lei S'affollano al pensie. L'alma agitata
Il mio ritardo altro motivo asconde. Tutto da me saprai.
Deh non t'offenda L'impazienza mia... Giuna, la cara, Tutt'amor, tutta fè? Que' dolci affetti, Ch'un tempo mi giurò, rammenta adesso? È 'l suo tenero core anche l'istesso?
Ah come?... Ah dimmi! Dimmi: e chi tal mezogna osò d'immaginar?
Per trionfar del di lei fido amore.
A consolar si voli il suo dolore.
Che 'l tuo ritorno è così gran dellitto, Che guida a morte un cittadin proscritto?
Ch'odio senza di lei, Dunque lasciar potrei la sposa in preda
M'ascolta. E dove, di riveder tu speri La tua Giunia fedel? nel proprio tetto
E Cinna
Che mai Solo tentar potea? Pur troppo è vano Il contrastar con chi ha la forza in mano.
Dunque, nemici Dei Di riveder la sposa più sperar non poss'io?
Ergesi al ciel, che nelle mute soglie De' trapassati eroi le tombe accoglie.
Che far degg'io?
Passarvi per quel sentiero ascoso, Che fra l'ampie rovine a lui ne quida.
Col palagio di Silla. In lui sovente Da' fidi suoi seguita fra 'l dì Giunia vi scende. Ivi sovente alla mestr'una accanto Del genitor, la suol bagnar di pianto. Sorprenderla potrai. Potrai nel seno Che già s'estinse, e consolarvi insieme.
Oh me beato!
Altrove co' molti amici in tua difesa uniti Frattanto io veglierò. Gli Dei Oggi render sapran dopo una lunga La libertà a Roma, a te la sposa.
N.1 Aria
Vieni, che già mi sento
Non è sempre il mar cruccioso,
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