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Giovanni de Gamerra
Lucio Silla

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  • ATTO PRIMO
    • SCENA 3
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SCENA 3

Appartamenti destinati a Giunia, con statue delle più celebri Donne

Romane.

 

Silla, Celia, Aufidio, e Guardie

 

Recitativo

 

SILLA

A te dell'amor mio, del mio riposo

Celia, lascio il pensier. Rendi più saggia

L'ostinata di Mario altera figlia.

E a non aprezzarmi alfin tu la consiglia.

 

CELIA

German sai, che finora

Tutto feci per te. Vuò lusingarmi

Di vederla cangiar.

 

AUFIDIO

Quella superba

Colle preghiere, e coi consigli in vano

Sia che si tenti. Un dittator sprezzato,

Che da Roma, e dal Mondo inter s'ammira,

S'altro non vale,

Usi la forza, e l'ira.

 

SILLA

E la forza useró. La mia clemenza

Non mi fruttò che sprezzi,

E ingiuriose repulse

D'una femmina ingrata. In questo giorno

Mi segua all'ara, e paghi

Renda gli affetti miei.

O 'l nuovo sol non sorgerà perlei.

 

CELIA

Ah Silla, ah mio germano

Per tua cagione io tremo,

Se trasportar ti lasci a questo estremo.

Pur troppo, ah sì pur troppo

La violenza è spesso

Madre fatal d'ogni più nero eccesso.

 

SILLA

Da tentar che mi resta,

Se ostinata colei mi fugge, e sprezza?

 

CELIA

Adoprar tu sol devi arte, e dolcezza.

S'è ver, che sul tuo core

Vantai finor qualche possanza, ah lascia,

Che da Giunia men corra. Ella fra poco

Da te verrà. L'ascolta

Forse sia che una volta

Cangi pensier.

 

SILLA

Di mia clemenza ancora

Prova farò. Giunia s'attenda

E seco parli lo sposo in me.

Ma non s'abusi

Dell'amor mio, di mia bontade, e tremi,

Se Silla alfine inesorabil reso

Favellerà da dittatore offeso.

 

CELIA

German di me ti fida. Oggi più saggia

Giunia sarà. Finora

Una segreta speme

Forse il cor le nutrì. Se cadde estinto

Lo sposo suo, più non resta omai

Amorosa lusinga. I preghi tuoi

Cauto rinnova.

Un amator vicino

Se d'un lontan trionfa, il trionfare

D'un amator, che già di vita è privo,

È più agevole impresa a quel, ch'è vivo.

 

N.3 Aria

 

CELIA

Se lusinghiera speme

Pascer non sa gli amanti

Anche fra i più costanti

Languisce fedeltà.

 

Quel corfido e tenero,

Ah sì quel core istesso

Così ostinato adesso

Quel cor si piegherà.

 




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