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Giovanni de Gamerra
Lucio Silla

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  • ATTO PRIMO
    • SCENA 5
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SCENA 5

Silla, Giunia, e Guardie

 

Recitativo

 

SILLA

Sempre dovrò vederti

Lagrimosa e dolente? Il tuo bel ciglio

Una sol volta almeno

Non fia che si rivolga a me serno?

Cielo! tu non rispondi?

Sospiri? ti confondi? ah sì, mi svela

Perchè così penosa

T'agiti, impallidisci, e scansi ad arte

D'incontrar gli occhi

Tuoi negli occhi miei?

 

GIUNIA

Empio, perchè sol l'odio mio tu sei.

 

SILLA

Ah no, creder non posso,

Che a danno mio s'asconda

Si fiera crudeltà nel tuo bel core

Hanno i limiti suoi l'odio, e l'amore.

 

GIUNIA

Il mio non già. Quant'amerò lo sposo,

Tanto Silla odierò. Se fra gli estinti

L'odio giunge, e l'amor, dentro quest'alma

Che ad onta tua non cangerà giammai,

Egli il mio amor, tu l'odio mio sarai.

 

SILLA

Ma dimmi: in che t'offesi

Per odiarmi così? che non fec' io,

Giunia. per te? La morte

Il genitor t'invola, ed io ti porgo

Nelle mie mura istesse

Un generoso asilo. Ogni dovere

Dell'ospitalità qui teco adempio,

E pur segui ad odiarmi, e Silla è un empio?

 

GIUNIA

Stender dunque dovrei le braccia amanti

A un nemico del padre? E ti scordasti

Quanto contro di lui barbaro oprasti?

In doloroso esiglio

Fra i cittadin più degni

Languisce, e more alfin lo sposo mio,

E chi n'è la cagione amar degg'io?

Per tua pena maggior, di novo il giuro,

Amo Cecilio ancor. Rispetto in lui

Benchè morto, la scelta

Del genitor. Se l'inuman destino

Dal fianco mio lo tolse

Per secondare il tuo perverso amore

Ah sì, viverà sempre in questo core.

 

SILLA

Amalo pur superba, e in me detesta

Un nemico tiranno. Or senti. In faccia

Di tanti insulti io voglio

Tempo lasciarti al pentimento. O scorda

Un forsennato orgoglio,

Un inutile affetto, un odio insano,

O a seguir ti prepara

Nell'Erebo fumante, e tenebroso

L'ombra del genitor, e dello sposo.

 

GIUNIA

Coll'aspetto di morte

Del gran Mario una figlia

Presumi d'avvilir? Non avria luogo

Nell'alma tua la speme

Chè oltraggia l'amor mio

Se provassi, inumano,

Di che è capace è un vero cor Romano.

 

SILLA

Meglio al tuo rischio, o Giunia,

Pensa, e risolvi. Ancora

Un resto di pietade

Sol perchè t'amo ascolto.

Ah sì meglio risolvi...

 

GIUNIA

Ho già risolto.

Del genitore estinto ognora io voglio

Rispettare il comando;

Sempre Silla aborirre,

Sempre adorar lo sposo,

E poi morire.

 

N.4 Aria

 

GIUNIA

Dalla sponda tenebrosa

Vieni o padre, o sposo amato

D'una figlia, e d'una sposa

A raccor l'estremo fiato.

 

Ah tu di sdegno, o barbaro

Smani fra te, deliri,

Ma non è questa, o perfido

La pena tua maggior.

 

Io sarò paga allora

Di non averti accanto,

Tu resterai frattanto

Coi tuoi rimorsi al cor.

 




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