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Giovanni de Gamerra
Lucio Silla

IntraText CT - Lettura del testo

  • ATTO SECONDO
    • SCENA 5
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SCENA 5

Cinna, indi Giunia

 

Recitativo

 

CINNA

Di piegarsi capace

A un amorosa debolezza l'alma

Non fu di Cinna ancor. Ma se da folle

S'avvilisse così, no, non avria

La germana d'un empio usurpatore

Il tributo primier di questo core.

Giunia s'appressa. Ah ch'ella può soltanto

La grand'opra comprir, che volgo in mente.

Agitata, e dolente immersa sembra

Fra torbidi pensier.

 

GIUNIA

Silla m'impone

Che al popolo, e al Senato io mi presenti;

L'empio che può voler?

Sai ciò, che tenti?

 

CINNA

Forse più, che non credi

È la morte di Silla oggi vvicina

Per vendicar la libertà latina.

 

GIUNIA

Tutto dal ciel pietoso dunque speriam.

Ma intanto alla tua cura io lascio

L'amato sposo mio. Deh se ti deggio

Il piacer di mirarlo,

Poichè lo piansi estinto, ah sì per lui

Veglia, t'adorpa, e resti

Al tiranno nascoso.

 

CINNA

A me t'affida, non paventar su' giorni suoi.

M'ascolta, ai padri in facciam e al Popolo Romano

Silla sai ciò, che vuol? Vuol la tua mano.

Con il consenso lor la violenza

Giustificar pretende. Il suo disegno

Tutto, o Giunia, io prevedo.

 

GIUNIA

Io son la sola

Arbitra di me stessa. A un vil timore

Ceda il Senato pur, non questo core.

 

CINNA

Da te, se vuoi, dipende

Giunia un gran colpo.

 

GIUNIA

E che far posso?

 

CINNA

Al letto

Segui l'empio tiranno ove t'invita,

Ma in quello per tua man lasci la vita.

 

GIUNIA

Stelle! che dici mai? Giunia potria

Con tradimento vil...?

 

CINNA

Folle timore.

Deh sovvienti, che ognora

Fu l'eccidio de' rei

Un spetacolo grato a' sommi Dei.

 

GIUNIA

S' è d'un plebeo pur sacra

Fra noi la vita, e come

Voui, che in sen non mi scenda un freddo orrore

Nel trafiggere io stessa un dittatore?

Benchè tiranno, e ingiusto

Sempre al Senato, e a Roma

Silla presiede, e di sua morte invano

Farmi rea tu presumi.

Vittima ei sia,

Ma della man dei Numi.

 

CINNA

Se d'offender gli Dei

Avesse un tremuto

La libertà non dovria Roma a Bruto.

 

GIUNIA

Ma Bruto in campo armato,

Non con una viltade

Della latina libertade infranse

La catena servil. No, non fia mai

Ch' a' di futuri passi

Il nome mio macchiato

D' un tradimento vil. Serbami, amico,

Serbami il caro ben. Deh sol tu pensa

Alla slavezza sua. Della vendetta

Al ciel lascia il pensier.

 

Recitativo accompagnato

 

GIUNIA

Vanne. T'affretta.

Forse lungi da te potria lo sposo

Per un sorvechio ardir... L'impetuosa

Alma sua ben consci. Ah, per pietade,

Fa, che rimanga ad ogni sguardo ascoso.

Dilli, che se m'adora; dilli che se m'è fido

Serbi i miei ne'suoi giorni. A te l'affido.

 

N.11 Aria

 

GIUNIA

Ah se il crudel periglio

Del caro bel rammento

Tutto mi fa spavento

Tutto gelar mi fa.

 

Se per sì cara vita

Non veglia l'amistà

Da chi sperare aita

Da chi sperar pietà?

(parte)




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