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| Giovanni de Gamerra Lucio Silla IntraText CT - Lettura del testo |
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In un istante oh come S'accrebbe il mio timor! Pur troppo è questo Un presagio funesto delle sventure mie! L'incauto sposo più non è forse ascoso Ei già lo condannò. Fra i miei spaventi, Che fo? Che penso mai? Misera io tremo. Ah no, più non si tardi. Il Senato mi vegga. Al di lui piede Per lo sposo fedel. S'ei me la nega Si chieda al ciel. Se il ciel l'ultimo fine Dell'adorato sposo oggi prescrisse, Trafigga me chi l'idol mio trafisse.
N.16 Aria
Parto, m'affretto. Ma nel partire Il cor si apezza. Mi manca l'anima, E smanio, e gelo. E piango, e peno. Ah se potessi, potessi almeno Fra tanti spasimi, morir così.
Ma per maggior mio duolo (parte)
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