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| Giovanni de Gamerra Lucio Silla IntraText CT - Lettura del testo |
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SCENA 12 S'avanza Silla, ed Aufidio seguito dai Senatori e dalle squadre
N.17 Coro
Lei, che da te s'adora. (Compar Giunia fra i Senatori)
Io, che vinsi per lei, Io che la face della civil discordia D'ogni trionfo mio premio vi chiedo.
Non ignorate Il giorno è questo In cui tutto mi scordo. Alla sua figlia Sacro laccio m'unisca, e il dolce nodo Plachi l'ombra del padre. Un dittatore, Un cittadin fra i gloriosi allori Altro premio non cerca a' suoi sudori.
(Tace il Senato, e col silenzio approva D'un insano il voler?)
Quei, che s'udiro Festosi, grido risuonar d'intorno In certo segno.
Roma, e 'l Senato? Un ingiurioso, un folle Timor l'astringe a secondar d'un empio Le violenze infami? Ah che fra voi No, che non v'è chi in petto
Taci, e più saggia a me porgi la mano.
Così per bocca mia
Dunque mi segui...
Non appressarti, o in seno
Alla superba L'acciar si tolga, e segua il voler mio.
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