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Giovanni de Gamerra
Lucio Silla

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  • ATTO TERZO
    • SCENA 2
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SCENA 2

Cecilio, e Cinna

 

Recitativo

 

CECILIO

Forse tu credi, amico

Che Celia giunga a raddolcir un core

Uso alle stragi,

E che talor di sdegno

Ingiustamente furibondo, ed ebro

rosseggiar di civil sangue il Tebro?

 

CINNA

So quanto Celia puote

Su quell'alma incostante, e Giunia ancora

Forse placar potria

Colle lagrime sue...

 

CECILIO

La sposa mia

A qualche insulto amaro in invan s'espone.

Un empio, un inumano non si cangia sì presto.

Onde abbandoni il sentier del delitto

Ch'ei suol calcar per lungo suo costume,

Ci volle ognor tutto il poter d'un Nume.

Ah no più non mi resta

speme, né pietà. L'afflitta sposa

Ti raccomando, amico. In pro di lei

Vegli la tua amistà. Del mio nemico

Vittima, ah no, non sia. Nel di lui sangue

Vendica la mia morte, e 'l mio spirito sdegnoso

Nel regno degl' estinti avrà riposo.

 

CINNA

Ogni pensier di morte

Se allontani da te. Se il cor di Silla

Contro al dovere, e alla ragion s'ostina,

Sulla propria rovina,

Ne' suoi perigli esremi

Quell' empio solo impallidisca, e tremi.

 

N.20 Aria

 

CINNA

De' più superbi il core

Se Giove irato fulmina,spavento ingombra,

Ma d'un alloro all'ombra

Nan palpita il pastor.

Paventino i tiranni

Le stragi, e le ritorte,

Sol rida in faccia a morte

Chi ha senza colpe il cor.

(parte)

 




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