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Giovanni de Gamerra
Lucio Silla

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  • ATTO TERZO
    • SCENA 6
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SCENA 6

Salone

Silla, Cinna, e Celia

 

Recitativo

 

SILLA

Celia, Cinna, non più. Roma, e 'l Senato

Di mia giustizia, e del delitto altrui

Il giudice sarà.

 

CINNA

Più che non credi

Di Cecilio la vita necessaria esser puote.

 

CELIA

I giorni tuoi...

La disperata Giunia... il suo consorte

Creduto estinto,

E alle sue braccia or reso.

 

SILLA

ch' ognor più l'odio comun m'han reso.

Ma un dittator tradito

Vuol vendetta, e l'avrà.

Stanco son'io

Di temer sempre, e palpitar.

La vita agitata, ed incerta

Fra un barbaro spavento

È un viver per morire ogni momento.

 

CELIA

Ah speri invan, se speri

Fra un eccidio funesto, e sanguinoso

Trovar la sicurezza, ed il riposo.

 

CINNA

La furiosa Giunia correre tu vedrai

Ad assodar le vie

Di querele, e di lai. Destare in petto

Può de' nemici tuoi quel lagrimoso ciglio...

 

SILLA

Vedo più che non pensi il mio periglio.

Amor, gloria, vendetta, sdegno, timore,

Io sento affollarmisi al cor. Ognun pretende

D'acquistare l'impero. Amor lusinga.

Mi rapogna la gloria. Ira m'accende.

Freddo timor m'agghiaccia.

M'anima la vedetta, e mi minaccia.

De'fieri assalti in preda, alla difesa accinto,

Di Silla il cor fia vincitore, e vinto?

Ma l'atto illustre alfine

Decider dee, s'io merto

Quel glorioso alloro,

Che mi adombra la chioma,

E giudice ne voglio il Mondo, e Roma.

 




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