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| Giovanni de Gamerra Lucio Silla IntraText CT - Lettura del testo |
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SCENA 6
Celia, Cinna, non più. Roma, e 'l Senato Di mia giustizia, e del delitto altrui Il giudice sarà.
Più che non credi Di Cecilio la vita necessaria esser puote.
I giorni tuoi... La disperata Giunia... il suo consorte
Sò ch' ognor più l'odio comun m'han reso. Vuol vendetta, e l'avrà. Stanco son'io È un viver per morire ogni momento.
Fra un eccidio funesto, e sanguinoso Trovar la sicurezza, ed il riposo.
La furiosa Giunia correre tu vedrai Di querele, e di lai. Destare in petto Può de' nemici tuoi quel lagrimoso ciglio...
Vedo più che non pensi il mio periglio. Amor, gloria, vendetta, sdegno, timore, Io sento affollarmisi al cor. Ognun pretende D'acquistare l'impero. Amor lusinga. Mi rapogna la gloria. Ira m'accende. M'anima la vedetta, e mi minaccia. De'fieri assalti in preda, alla difesa accinto, Di Silla il cor fia vincitore, e vinto? E giudice ne voglio il Mondo, e Roma.
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