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| Giovanni de Gamerra Lucio Silla IntraText CT - Lettura del testo |
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SCENA 11 Giunia sola
Recitativo accompagnato
GIUNIA In un istante oh come S'accrebbe il mio timor! Pur troppo è questo Un presagio funesto delle sventure mie! L'incauto sposo più non è forse ascoso Al reo tiranno. A morte Ei già lo condannò. Fra i miei spaventi, Nel mio dolore stremo Che fo? Che penso mai? Misera io tremo. Ah no, più non si tardi. Il Senato mi vegga. Al di lui piede Grazia, e pietà s'implori Per lo sposo fedel. S'ei me la nega Si chieda al ciel. Se il ciel l'ultimo fine Dell'adorato sposo oggi prescrisse, Trafigga me chi l'idol mio trafisse.
N.16 Aria
GIUNIA Parto, m'affretto. Ma nel partire Il cor si apezza. Mi manca l'anima, Morir mi sento. Né so morire, E smanio, e gelo. E piango, e peno. Ah se potessi, potessi almeno Fra tanti spasimi, morir così.
Ma per maggior mio duolo Verso un' amante appressa Divien la morte istessa Pietosa in questo dì. (parte)
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