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| Giovanni de Gamerra Lucio Silla IntraText CT - Lettura del testo |
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SCENA 2 Cecilio, e Cinna
Recitativo
CECILIO Forse tu credi, amico Che Celia giunga a raddolcir un core Uso alle stragi, E che talor di sdegno Ingiustamente furibondo, ed ebro Fè rosseggiar di civil sangue il Tebro?
CINNA So quanto Celia puote Su quell'alma incostante, e Giunia ancora Forse placar potria Colle lagrime sue...
CECILIO La sposa mia A qualche insulto amaro in invan s'espone. Un empio, un inumano non si cangia sì presto. Onde abbandoni il sentier del delitto Ch'ei suol calcar per lungo suo costume, Ci volle ognor tutto il poter d'un Nume. Ah no più non mi resta Né speme, né pietà. L'afflitta sposa Ti raccomando, amico. In pro di lei Vegli la tua amistà. Del mio nemico Vittima, ah no, non sia. Nel di lui sangue Vendica la mia morte, e 'l mio spirito sdegnoso Nel regno degl' estinti avrà riposo.
CINNA Ogni pensier di morte Se allontani da te. Se il cor di Silla Contro al dovere, e alla ragion s'ostina, Sulla propria rovina, Ne' suoi perigli esremi Quell' empio solo impallidisca, e tremi.
N.20 Aria
CINNA De' più superbi il core Se Giove irato fulmina,spavento ingombra, Ma d'un alloro all'ombra Nan palpita il pastor. Paventino i tiranni Le stragi, e le ritorte, Sol rida in faccia a morte Chi ha senza colpe il cor. (parte)
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