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| Gennaro Antonio Federico La serva padrona IntraText CT - Lettura del testo |
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(Camera. Serpina e Vespone in abito da soldato, poi Uberto vestito per uscire) Or che fatto ti sei dalla mia parte, Se l'inganno ha il suo effetto, Se del padrone io giungo ad esser sposa. Tu da me chiedi, e avrai, Di casa tu sarai Il secondo padrone, io tel prometto.
lo crederei. che la mia serva adesso, Anzi, per meglio dir, la mia padrona, D'uscir di casa mi dara' il permesso.
Ecco, guardate: Senza la mia licenza Pur si volle vestir.
Or si'. che al sommo Giunta e' sua impertinenza. Temeraria! E di nozze richiedermi ebbe ardir.
(a Vespone) T'asconderai per ora in quella stanza
O qui sta ella. Facciam nostro dover. Posso o non posso? Vuole o non vuol la mia padrona bella?
Eh, signor, gia' per me e' finito il gioco, E piu' tedio fra poco Per me non sentira'.
Cred'io che no.
Cred'io che si', ma non prendero' te.
Cred'io che no.
Oh! affatto cosi e'.
Cred'io che si': Fa d'uopo ancor ch'io pensi a' casi miei.
Pensaci, far lo dei.
Io ci ho pensato.
E ben?
Per me un marito io m'ho trovato.
Buon pro vi faccia. E lo trovaste a un tratto
Piu' in un'ora
Posso saper chi egli e'?
L'e' un militare.
Ottimo affe'. Come si chiamare?
Corrispondenti. Egli e' poco flemmatico.
Male.
Anzi e' lunatico.
E quando poi e' incollerito,
Ci andera' mal la vostra signoria.
Perche'?
S'e' lei cosi' Schiribizzosa meco, Con lui essendo sposa. Senza dubbio E lei di bastonate Una tempesta avra'.
A questo poi Serpina pensera'.
Me ne dispiacerebbe; alfin del bene
Tanto obbligata. Intanto attenda a conservarsi, goda E di Serpina non si scordi affatto.
A te perdoni il ciel: l'esser tu troppo Boriosa venir mi fe' a tal atto.
(Ei mi par che gia' pian piano S'incomincia a intenerir.) S'io poi fui impertinente,
Di tal risoluzione, Ma n'ho colpa io.)
(Di' pur fra te che vuoi Che ha da riuscir la cosa a modo mio.)
Che di te mai non mi sapro' scordare.
Si', l'avrei caro.
Io mandero' per lui; Giu' in strada ei si trattien.
Va.
Con licenza.
Or indovina chi sara' costui! Forse la penitenza Fara' cosi' di quanto Ella ha fatto al padrone. S'e' ver, come mi dice, un tal marito La terra' fra la terra ed il bastone. Ah! poveretta lei! Per altro io penserei Ma Ella e' serva Ma il primo non saresti Dunque, la sposeresti? Basta Eh no, no, non sia. Su, pensieri ribaldi andate via. So poi com'ella e' nata Eh! che sei matto! Piano di grazia Eh non pensarci affatto Ma Io ci ho passione, E pur Quella meschina Eh torna Oh Dio! .. Eh, siam da capo Oh! che confusione. Son imbrogliato io gia'; Ho un certo che nel core Sento un che, poi mi dice: Uberto, pensa a te. Io sto fra il si' e il no Fra il voglio e fra il non voglio, E sempre piu' m'imbroglio. Ah! misero, infelice, Che mai sara' di me! (Entra Serpina con Vespone in abito come sopra)
Oh! Padrona E' questi?
Questi e' desso.
Veramente ha una faccia tempestosa). E cosi', caro il capitan Tempesta, Si sposera' gia' questa mia ragazza? O ben n'e' gia' contento O ben non vi ha (Vespone come sopra) O ben Egli mi pare Che abbia poche parole.
Anzi pochissime. (a Vespone) Vuole me? (ad Uberto) Con permissïone.
(E in braccio A quel brutto nibbiaccio Deve andar quella bella colombina?)
Che vuole che mi diate la dote mia.
Sei matta?
Non gridate,
Oh! Dio! (Vespone finge di andare in collera) Vedete pur ch'egli gia' freme.
(a Serpina) Oh! che guai! Va la' tu, (Statti a vedere Che costui mi fara') Ben, cosa dice?
Che vuole almeno quattromila scudi.
Canchero! Oh! questa e' bella! Vuole una bagattella! Ah! padron mio (Vespone vuol mettere mano allo spada) Dove sei?
Ma, padrone Il vostro male andate voi cercando.
Senti un po'. Con costui hai tu concluso?
Io ho concluso e non concluso. Adesso (finge di parlare con Vespone)
Statti a veder, che questo maledetto Capitano fara' precipitarmi.
Egli ha detto
per interprete.)
Di quattromila scudi, O non mi sposera'.
Ha detto?
Ha detto.
E se egli non ti sposa a me ch'importa?
Ma che mi avrete a sposar voi.
Ha detto?
Ha detto, o che altrimenti In pezzi vi fara'.
Oh! Questo non l'ha detto!
E lo vedra'.
(Vespone fa cenno di minacciare Uberto) Eh! non s'incomodi, Che giacche' per me vuol cosi' il destino, Or io la sposero'.
In sua presenza.
Si'.
Va ben cosi'?
Ah! ribaldo! tu sei? E tal inganno
E non occorre Piu' strepitar. Ti son gia' sposa il sai.
E' ver, fatta me l'hai: ti venne buona.
E di serva divenni io gia' padrona. Per te ho io nel core Che mi percuote ognor.
Mi sta per te nel core
Ma questo ch'esser puo'?
Io nol so.
Nol so io.
A DUE Ben te lo puoi pensar.
Sara', ma non e' questo.
Sara', ne' meno e' questo.
Mi vuoi tu corbellar.
Contento tu sarai, Avrai amor per me?
E amore avro' per te.
Di pur la verita'.
Quest'e' la verita'.
Cosi' mi fai goder.
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