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SCENA VII.
Edgar - Detti.
EDGAR
(apparendo sulla porta)
Che fu ?...
CONTADINI e CONTADINE
(a Edgar, indicando Tigrana)
Col canto suo le nostre preci
Ella osava schernir...
(a Tigrana, con nuovo impeto)
Vattene!...
EDGAR
(frapponendosi, ai Contadini e alle Contadine)
Indietro... - turba idiota!
CONTADINI e CONTADINE
(con stupore a Edgar)
Tu la difendi?...
EDGAR
(toccando l’elsa del pugnale)
Se alla devota
Nenia non torni, - di questo acciar
A te la lama - farò provar...
CONTADINI e CONTADINE
(con stupore crescente)
Egli impazzì!...
EDGAR
Non or... ma da quel giorno,
Che nella fronte mi balzò un pensier
E via di qui, per non far più ritorno,
Io non andai... da allor fui pazzo inver!
O valle uggiosa,
Vita incresciosa,
Stolta famiglia umana
Che, al suon d’una campana,
Chini la fronte al suol...
Da te quest’oggi io spicco il vol !
(volgendosi verso la propria casa)
O maledetto
Paterno tetto,
Da cui la noia
Bandì ogni gioia;
Su te, fra poco,
Ruggendo, il fuoco
Per mano mia
Divamperà!
(rientra nella casa)
CONTADINI e CONTADINE
Terror!... Sventura!... Al fuoco!
(Alcuni entrano nella casa d’Edgar come per impedire l’incendio,
ma, dopo pochi momenti, vengono respinti in scena da Edgar
che compare sulla porta con un tizzone acceso nella destra)
EDGAR
Fuori di qui!... Nessuno queste soglie
Osi varcar!... Nessuno
D’imporsi a me pretenda!
È mia la casa... ed ardere dovrà!
(getta il tizzone nella casa, poi a Tigrana)
Tigrana, vieni!…
Noi pure accenda
Di nuova vita
La voluttà!
(Edgar prende Tigrana per mano e fa per uscire con lei dalla sinistra in fondo.
Gli astanti fanno loro largo inorriditi. - Frank compare a sinistra in fondo)
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