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| Luigi Groto La Dalida IntraText CT - Lettura del testo |
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Can: Piglia. quest'è la lettera, che dei A Dalida portar. quest'è la chiaue Pretiosa, ch'io serbo, e c'hor ti fido, D'ogni tesoro mio fedel custode, Cui sotto si rinchiude ogni mio bene. Hai da la stanza mia preso lo specchio, Ch' io t'ordinai? Secr: Eccolo. Can: E anchor cotesto Le rendi, chi'io so ben quant'ella il brama: Secr: Io andrò, signore, e à lei in propria mano Il tutto renderò, c'hora riceuo: Ò come uuol merauigliarsi, quando Iui me sol riueggia, e più stupire, Che uostra altezza, che con lei è stata Questa notte; e se n'è partita à l'alba; Trouato habbia da scriuerle sì tosto: Can. Va. che cotesta lettera non puote Esserle se non grata. e forse importa Più, che non credi. Sec. Io non uo saper altro. Chi al signor suo uuol compiacer, non deue Altro mirar, che 'l compiacerlo solo. Per certezza maggior, non saria male, Se mi desse 'l suo anel l'altezza uostra, In fede, che da lei mandato io sono. Can: Non sa Dalida dunque se tu solo Di gli amor nostri il secretario sei? Sec: Gli è uer. ma questo la farà più cauta. Che tarde à creder son le donne sagge. E tanto più, ch'ella non ha ueduto Lettere scritte anchor di uostra mano. Can: S'è cosi; ecco l'anel. prendilo, e i passi Comincia ad affrettar felicemente. E se giamai in cosa in te riposta Ti demostrasti tacito, e fedele; In quella fede, in quel silentio, in cui Perseuerato hai già più di cinque anni, Perseura anchor ti prego. fa, che alcuno Non oda mai questa mia gran uentura. Ma sopra tutti la consorte mia: Secr: Ah signor mio, che dice vostra Altezza? Si poca fede ha dunque à la mia fede? E donde hor nasce in lei nouellamente Si disusato, e subito suspetto? Can: Io non so quale spirto à ciò mi spinga, Pur te'n prego, e riprego mille uolte. Poi premio alto n'aspetta, e ti ricorda, Che chi fida il secreto, fida il core, Nè del cor maggior cosa può fidarsi. Secr: Creda il secreto suo detto a un pietra. Can: E anchor si trouan de le pietre infami, Che fan palesi molte cose occulte. Secr: Creda dunque d'hauerlo detto à un muto. Can: E i muti ponno riuelar con cenni. Secr: Creda dunque d'hauerlo detto ad uno, Che s'apparecchi a ber l'onda lethea: Can: E s'à l'onda lethea ber t'apparecchi, Dunque ti scorderai questi mei preghi, Con ch'io ti prego, che 'l silentio serbi. Ma so, che 'l serberai. Ua dunque, e bacia Con la mia bocca, ò col mio affetto almeno I duo mei frutti, e mei cari bambini. E dì à la madre poi, che lor non lasci Cosa alcuna mancar, nè a diligenza Perdoni in allevarli, che ancho spero, Di questo scettro mio uedergli heredi. E ch'io tonerò tosto à riuederla. Ma, che non uo predirle il dì prefisso, Perche non ponga più quell'alte cene. Poi, ch'io non uoglio cibo altro, che lei, Altro, che quelle delicate membra, E que' mei dolci, e teneri fanciulli: Di, ch' io le mando il desiato specchio, Doue mirando le sue gran bellezze Di se stessa pigliar possa diletto, E me lodar del buon giudicio mio. Benche mal uolentieri io glie lo mandi, Temendo, che uedendosi si bella, Non si renda dipoi uer me superba. Anzi pur uolentier lo specchio mio Mando à lei, non hauendone io bisogno, Ch'altro specchio, che lei, non chieggio in terra. Ma, che se 'l cor mandarle io poi potessi, Più uera ci uedria la propria imago. E doue tu sarai, Candaule augura. Secr: Con diligenza essequirassi il tutto. Can: Entrar uo nel consiglio. Secr: Et io in camino:
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