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Luigi Groto
La Dalida

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  • Atto II. Scena II.   Secretario solo.
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Atto II. Scena II.

 

Secretario solo.

 

Secr: Besso, puoi ben risoluerti hoggimai,

Che l'oracol non è punto mendace:

De la tua sorte domandato Apollo

Rispose, che le man tronche, la lingua

Suelta, e tratti doueano esserti gli occhi.

Non è la profetia compita à punto?

Non hai tronche le man, Besso infelice,

Se ti senti mancar, come lucerna

Debile, à cui il nutrimento scemi,

ti puoi aiutar, quantunque appresso

Habbi l'aiuto? Non sei senza lingua,

Quando di palesar non sei ardito

La mortal passion, che dentro serri,

E quella interna tua fervida fiamma,

Che come uerde tronco ti distrugge?

Non sei, misero te, peggio, che cieco,

Se uedi 'l precipitio, e non lo schiui?

S'hauesse aggiunto anchor, che l'intelletto

Perder doueui, sarebbe anco uero.

Deh Besso, che uuoi far? che fin, che mezo

Uuoi tu sperar di si sublime amore?

Uuoi senza speme amar? non sai, che amore

Senza speranza, è un'edificio greue

Senza sostegno? Il so. ma, ohimè, che quanto

Manca la speme più, più 'l desio cresce.

Come d'amar costei posso ritrarmi?

Costei, ch'è tutta gratia, ch'è una pasta

Di cortesia, costei, che è il uero essempio

De la beltade, e 'l proprio unico uaso

Di quante serba Amor care dolcezze?

Ch'è tutta leggiadria, senza la quale

Non è leggiadria al mondo, e da cui prende

Ogni altra leggiadria cognome, e forma?

Come non amerò quei uaghi lumi,

Che aperti à meza notte apportan giorno,

E chiusi à mezo giorno apportan notte?

Perche non mirerò quel chiaro uiso,

Che fa guerra à le stelle, inuidia al Sole?

Non nasce l'huom per contemplare il cielo?

Vn ciel non è la sua celeste faccia?

Dunque io non seruirò col cor, con l'opre

In uita, in morte, in sepoltura quella,

Che giunta a si bel corpo ha si bell'alma,

Cui seruir denno e gli huomini, e gli Dei?

Deh non nutrir de le tue legna il foco.

Non t' accorgi, meschin, che cotai lodi

De la tua donna da te ricordate,

Son tanti sproni, che accendono al corso

Il corsier lido per aperti spatij?

Hor l'altra faccia de la carta uolgi:

Come in amar costei uuoi tu seguire,

Costei, che è del tuo Re l'egregia moglie,

D'un'altro figlia, e d'un'altro sorella,

Ch'è la tua uenerabile Reina,

Che ha il corpo amabil si, ma il cor pudico?

Tu, che sei nato in si humil fortuna

Rispetto à lei, che sei si può dir seruo

Di nessun pregio, e di nessun ualore?

Reggi, reggi il desio mal regolato,

Riprendi, tristo te, la tua schiocchezza.

Apri gli occhi, e al tuo stato li conuerti.

Del tuo ardir folle pentiti, e conosci

D'hauer troppo altamente il cor locato.

Puoi creder dunque, che l'alta Reina

Di Battra, moglie del gran Re Candaule,

Da genti innumerabili inchinata,

Cinta di tante nobili Donzelle,

Non men piena d'honor, che di beltade,

Di tutti gli occhi de la terra oggetto,

La qual non degneria pur di mirarti,

Che mille può trouar di te più degni,

Cui non se' degno di toccar la uesta,

Discenda tanto, che piegar si lasci

Contra l'honesto, il debito, il decoro,

À contentar te uile, ignobil, seruo

Di così irragioneuole appetito?

Ma mi risponderai, ch'altre Reine

À tuoi eguali, e anchor di te minori

À simil gratie far si son condotte.

Cotesto è uer. concedolo. ma auuiene,

Quando la donna da se stessa elegge,

Benche 'l più de le uolte elegga il peggio:

Ma mi replicherai, che un prego caldo,

Una seruitù lunga, un Amor uero,

Vna sincera, e taciturna fede

Sogliono humiliare un core spesso.

Sì, ma non quale è quel di costei, ch'ami,

Di formidabil pudicitia armato,

Che desta, l'honor suo guarda, e difende.

Ma mi soggiungerai tosto, che quella

Che anchor non fu da alcun pregata, anchora

De la sua castità proua non fece.

E che la tua Reina hor è nel fiore

De la sua etade, e 'n su 'l più uerde Maggio

De le bellezze. e che i fiumi, e le fiamme

Giunti in maggior concordia, e maggior pace

Stan, che la pudicitia, e la beltade:

E il rispetto, che dei al tuo signore,

Che t'ama, che t'honora, e gioua, e crede?

Da lui, prendo l'essempio. anch'egli è amante

Di Dalida, che punto di bellezza

Non ha, rispetto à la sua prima sposa,

Che sprezzata da lui, merta, ch'io l'ami:

Non ti mette la infamia almen terrore,

Che di te lascierai presso le genti?

Qual'util, qual piacer troui nel mondo

Di ualor si eccellente, che si debba

Comprar col prezzo de la fama buona?

Senza questa, che uale ogni altro bene?

Ò Amor, che strana uoglia ti è uenuta.

Deh leua questo periglioso strale.

Deh spengi, Amor, questo inconcesso ardore.

Ahimè, che punto rallentar no 'l sento,

Anzi hoggi in maggior forza si rinforza:

Vadane 'l tutto. io da qui innanzi ho fermo

Di pormi a freno sciolto in auentura.

Dunque conuien, ch'io m'impecci gli orecchi,

Mi bendi gli occhi, e calchi sotto i piedi

E la fama, e la fede, e l'honestade,

E le leggi, che Amor cosi commanda,

Amor, che uince imperioso il tutto:

Conuien dunque, ch'io m'apra, ò dritta, ò torta,

Ò publica, ò secreta, ò piana, od erta,

Ò lecita, ò non lecita una uia

Da poter disfogar questo desire.

Io la penso, io la cerco. Questa alquanto

Può parer buona. Eh no. quest'è migliore.

Non è uer. Non ti mouer pur di passo.

Attienti à questa. anzi a quell'altra torna.

Quella uuol troppo tempo, e questa ingegno.

L'altra porria sortir, ma è perigliosa.

Si bene. Eh no. si pur. ben? non succede.

Le lettere porrian capitar male.

Non uorrà il Re, ch'io la conduca in India.

Non le potrò parlar per le sue Donne.

È uer. che farai dunque? Eccone un'altra.

La statura del Re troppo è diuersa.

Se non hauesse quella tema sola

Fora questa più facile, e più corta.

Io l'ho trouata. S'io le parlo, e scopro

À faccia il tradimento del marito;

E la , c'hai promesso al Re pur dianzi?

È che anchor non promessa osseruar Dei,

E che osseruata hai fino à questo punto?

Fede à sua posta, in fondo à Lethe caggia.

L'huomo è obligato prima à se medesmo.

S'io le parlo in secreto; e scopro il tutto;

L'accendo à la uendetta; indi le espongo

Con pietosa efficacia i preghi mei;

Desterò forse tal pensero in ella,

Che ageuolmente, ageuolmente, e certo

Mi potrà riuscir quel, ch'io disegno.

Deh caccia uia l'empio appetito, e uano,

E ua doue ti manda il tuo Signore.

Che troppo lungamente homai ragioni.

L'alterno consultar cosi ricerca:

Ò Dio, che 'l mal quando col ben combatte,

Per lo più uincitore in campo resta.

Ecco il mio chiaro Sol, la mia Reina

Apparir la porta. Hor' è ben tratto

Del buon pensier. Ben' è impossibil'hora

Di più restarsi al fren de la ragione.

Sento ritrarmi à doppia forza in dietro.

Dunque uo girne à lei, segua, che uoglia.

 




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