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Luigi Groto
La Dalida

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  • At. II, Sce. IIII   Gelosia. Berenice. Secretaria.
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At. II, Sce. IIII

 

Gelosia. Berenice. Secretaria.

 

Gel: Il partir del fratel de la Reina,

C'ho inteso da costui, m'apre opportuna

Occasion di far l'ufficio mio.

Ber: I' non raccolgo anchora altro, che 'l suono.

Gel: Signora, il fratel uostro, il qual caualca

Quinci non molto lungi, à uoi m' indrizza,

E mi comanda, ch'io ui stringa, e baci

In nome suo. dapoi, ch'io u'ammonisca,

Che gran trauaglio ui apparecchia il cielo.

Ma, che spirto magnanimo prendiate,

Senza mostrarui di perduta mente.

Perche uscirete di cotesta angoscia

Pria, ch'esca il Sol di nouo. e la uendetta

Del fallo andrà fida compagna à paro.

M'impose anchor, che per armarne il core

Io ui figessi di mia man nel seno

Una pietra eccellente, in questo affanno

Di gran uirtute. Ber: Fa quant'ei ti disse.

Secr: Deh perche non è imposta à me tal'opra?

Gel: Hor che espedita son, uoglio lasciarui.

Ber: Rapporta à chi ti manda (se più il troui)

Che quanto ei dice è uia più uer del uero,

E ch'io farò di uendicarmi ogni opra:

Par che gran gelo sia

Dentro al mio petto sparso,

Ond'egli si può dir gelato, & arso.

Ò figlie horrende de le trista sera,

Che à l'opre humane, e ree gastigo date.

Tu Thesifon, tu Aletto, e tu Megera,

Ò quante alme dannate

Ne l'inferno habitate

À me uenite, e d'una rabbia fera,

D'un disperato, e ardente cor mi armate.

Arda tutta di sdegno,

E agghiacci di pietate.

Con ogni forza uostra nel mio petto

À pigliarui uenite ampio ricetto:

Chiudasi in questa destra quanto foco

Ministra in Etna il feruido Vulcano,

Perchio 'l possa gettar di loco in loco,

E trarne incendio strano.

In questa manca mano

Quanto uelen produce Ponto, inuoco

E acciò che 'l mio pensier non torni uano,

Siaui anchor quanto ferro

Rende 'l Norico piano.

Tutta m' infiammo, ne 'l libero padre

Commoue si le sue deuote squadre;

Hor che consiglio, ò mio fedele amico,

Mi dai da far la più dura uendetta,

Che giamai ascoltasse orecchio humano?

Secr: Signora, quand'io fossi in loco uostro,

Renderei il riscontro à mio marito

Di quello essempio, ch'ei dato m'hauesse.

Scontando ingiuria con ingiuria eguale:

Ber: Io ben lo dourei far, se fossi accorta.

Cotesto, e peggio il traditor si merta.

Ma non uo, ch'egli in me quelle ragioni

Habbia, ch'io in lui. uoglio esser si uaga

D'offender lui, che me medesma offenda:

Ma di me tante gratie ti prometti,

Quante chieder saprai. che farle io giuro,

Se ti il cor di pormi tosto in mano

L'adultera, e profana meretrice,

Con que' duo germi del mal nato seme,

Perch'io ne le costor lacere carni

Possa sbramar le mie rabbiose brame,

E 'l mio sdegno ammorzar nel costor sangue.

E lo dei far, se tal pietà nel petto

Di me ti entrò. dei farlo se ti è cara

La uita mia, che fia poi sempre esposta

À beneficio tuo. s'ami la gratia

De' miei germani. dei farlo se uuoi,

Che 'l promesso silentio anch'io ti attenga.

Secr: Signora, quando non tante, ma una

Sola gratia concedermi giuriate,

io u' assicuro, e ui do il capo in pegno

Di darui hoggi in potere, e questi, e quella.

Io sol tengo à pennel la strada occolta

Per lochi senza uia, strani, interdetti.

Io solo ho i segni. io solo, ecco, ho la chiaue,

Con che à mia posta apro il palagio, e chiudo.

Io, ecco, ho il regio anel, l'anel, che' n dito

À Dalida il Re fisse, & hor mi diede

Hauendoglilo lei reso da poi)

Perch'ella creda, che del Re son messo.

Io sol son dopo il Re noto à colei.

Ho poi l'ingegno desto, onde mi uanto

Di trarla senza sua saputa à uoi.

Ber: Ò da me sopra ogni altra cosa amato,

Se ciò uuoi far (che 'l poter so, che l'hai)

Per la temenda podestà di Gioue,

L'inuiolabil Nume di Giunone,

E per quanti altri Dei uiuono in cielo,

Io giuro di concederti ogni gratia,

Sia che gratia si uoglia; che mi chieda:

Secr: Et io raffermo à uoi quanto ho già detto.

Ber: Comincia dunque à chieder, perche prima

uo essaudir ch'i' sia da te essaudita.

Secr: Una giovane alberga in uostra corte,

Sacra Reina, la più uaga, e bella

D'ogni altra, e gratiosa à gli occhi mei.

La qual per esser nata in alto loco,

(Anchor, ch'io l'ami, anchor che per lei peni)

Non degna di girar si basso gli occhi.

E intanto Amor non lascia specie alcuna

Di colpi suoi, d'incendij, de legami,

Che non adopri à questo core intorno.

Hora costei, per cui morir mi sento,

V'è tanto cara, e tanto interna amica,

Che potete disporne à uoglia uostra.

So che intendete (se ben taccio) il resto.

Ber: Mira ben, che costei sia tal, ch'io possa

Far di lei à moi senno. Secr: Io ui ridico,

Ch'ella farà quanto uorrete uoi.

Ber: ed io giuro per quest'almo raggio

Di Sol, che sia da me l'ultima uolta

Hoggi mirato, se non faccio tanto,

Che costei t'ami, ò buono, ò mal suo grado,

E ti compiaccia in ogni tuo desire.

Hora mi di, chi è, temer punto,

C' hoggi il tuo intento haurai, sia chi si uoglia.

Secr: Quantunque il nome suo mi stia intagliato

À lettere minute di diamante

Ne la lingua, e nel cor, pur non haurei

Di proferirlo animo mai, uoce.

Ma quì mostrarui ben posso un ritratto

Di lei, ch'io porto meco. e senza dubbio

La riconoscerete in questa imago.

Ber: Se 'l nome dir non puoi, dammi il ritratto.

Secr: Prendete, alma Reina, questo specchio,

E alzandoui il cristallo incontro al uiso,

Ve la uedrete espressamente dentro.

Ber: Io, altri, che me stessa non ci ueggio:

Secr: Et io, altri, che uoi stessa non amo.

Deh Dio, signora, il ueggio, il so, e ne tremo,

Che troppo alto mirai, tropp'alto ardisco.

Ma, che ci poss'io far, s'Amore è cieco?

So, che rossor, rispetto, e riuerenza

Non mi dourian lasciar parola, ò uoce.

(Il conosco, il confesso, & il condanno)

Ma, che ci poss'io far, s'Amore è nudo?

Non ui merauigliate, alta Reina,

Del molto ardir, del poco mio riguardo

In riuelarui un si strano desire.

Ma se uolete prender merauiglia,

Prendetela, com'io tanti anni amando

Sia stato, consumandomi, e tacendo.

So, che non ui lattar le tigri, ò l'orse,

produsser la quercie. onde soffrire

Non potrete giamai, che un uostro seruo

Per ben amar, ui cada morto a' piedi.

E s'à chi u'ama dar uorrete pena,

Che farete à chi u'odia? Ahime, Reina,

Da questa parte ho il mal, da questa il bene.

Quinci la morte sta, quindi la uita.

Hora si spetta à la sentenza uostra

Di rilegarmi in qual parte ui piace,

Eccoui il modo facile, e spedito

Di uendicarui doppiamente à un tratto

Del uostro sposo. Ecco la uia di trarne

Prole (dono, che tanto desiaste)

Che se per non amarui il Re Candaule

Ciò non ottiene, à me ben fia concesso.

Eccoui un fido, affettionato seruo,

Che la uostra prepone à la sua uita.

Che ui fia sempre, e rocca, e lancia, e scudo

In ogni sorte, e prospera, & auuersa,

Compagno ne la uita, e ne la morte.

E s'ei pere, il padron se n'haurà il danno.

E forse la mia perdita à caldi occhi

Indarno piangerete à l'hor, che sola,

Qui non hauendo alcun del sangue uostro,

Venir uedrete il Re, quand'egli sia

Certo del uostro eccesso, e del suo danno,

Contra uoi fulminando. ma, che debbo

l'util proporui? e se ui fosse danno,

La data da uoi, li Dei chiamati

Non permetton ritrarui. ch'io con loro

Mi dorrei, sotto 'l lor giurato nome

Esser cosi da uoi stato schernito.

Ma quando ancho promesso non haueste

(Che pur promesso, e pur giurato hauete)

Il uero, il uiuo amore, c'hoggi u'ho mostro,

Far ui dourebbe come cera molle.

Ciò fia secreto. e quando si risapia,

Chi ui reprendera? chi potrà dire,

Che la fe maritale habbiate rotta?

À l'infedel non de' seruarsi fede.

Che dirà il Re? Che ingiustamente aspetta,

E chiede quello altrui, ch'ei dar non uuole.

Che dirà il Mondo? ch'è usato, ch'è giusto

Sempre rendere altrui quel che si presta.

L'India alfin che dirà, ciò risapendo?

Che 'l dolor, che 'l desio de la uendetta

Ad ogni arma s'auuenta, che gli è offerta.

Che pena ui daran li Dei? nessuna.

Che hauendo il Re sposata un'altra, accenna

Hauer fatto di uoi ripudio occolto.

E perche, se ben uoi uenirmi à meno

Voleste anchor de la parola uostra,

Io le promesse mie romper non uoglio;

Dalida, e i figli condurrouui innanzi.

À cui per tormentargli apparecciando

Supplicij, à me gli apparecchiate anchora.

Pesami questo sol, che paga, e lieta

Morrà colei, morir seco uedendo

Colui da chi si chiamerà tradita,

E uoi d' aiuto rimarrete ignuda:

Ber: Merauigliomi ben di tanto ardire,

À cui troncar dourian l'ale, e le piume.

(Se non l'antiueder del tuo intelleto)

La mia honestade, e la grandezza mia:

Secr: Coteste parti fan l'ufficio loro.

Ma la uostra beltà sueglia il desio,

La uostra data l'empie di speme,

E l'uno, e l'altra Amor guida à suo senno.

Ber: E meglio t'era pur chieder ricchezze,

Honori, od altro, che ottener potessi:

Secr: Che puo giouar ricchezza, honor, salute

Ad huom, che è senza gioia, e senza vita?

I' chieggio quel, che mi può far beato,

E senza cui, piu star non uoglio in terra.

Se 'l darui in man la donna, e i figli è fallo,

Già non doureste uoi farne uendetta.

Deh signora pietà di chi pietade

Hebbe, & haurà di uoi, mentro fia uiuo.

Se ad amar ui mouete per amore,

Moueteui per questo, ch'io ui porto.

Se per odio, moueteui per quello,

Che uoi portate à Dalida; &  à i figli.

Se fede puote in uoi, la mia ui possa.

Se ui può infedeltà, possaui quella,

Che 'l uostro sposo contra uoi commette.

Non fate, alta Reina, de gli amici,

E de' nemici parimente stratio.

Ber: Sì acconcio tempo, e sì commodo loco

Hai colto, che negar non posso nulla.

Però di compiacerti io ti prometto.

Secr: Ò me felice, ò Amor grato, ò uoi pia.

Quando porrò tanta mercè pagarui?

Ber: Ma ben mi fora summamente à grado

Se prima andassi per l'odiata Donna,

E co' figliouli suo quì la trahessi.

E poscia impetrarai da me contenta

Quel premio, che desideri. E questo

Io t'obligo di nouo la mia fede.

Secr: Securo son, che non saprà mentire

generoso cor, notedolci.

E perche 'l mio uoler dal uostro pende,

A Dalida n'andrò. Ber: Con che pretesto

La disporrai à uscir di ? Secr: Sott'ombra,

Che 'l Re sposare hoggi la uoglia, e farla

Reina, e che uoi siate à ciò discesa;

À uoi la menerò nel primo ingresso

Voi (se ben chiamerà uendetta il core)

Di finta gioia, e simulata pace

Fuor dipingete 'l uiso. le Donzelle

Che con lei ne uerran, chiuder farete

Senz'altro indugio in un'occolta stanza.

Voi souente uscirete à questa parte

Ad incontrarne, ch'io la trarrò quinci,

Perche notitia hauerne il Re non possa.

E perche meglio à credermi la induca,

Io fingerò una lettera, che' n questa

Materia caldamente il Re le scriua.

E ben lo posso far, c' il regio anello,

'l carrater real uid'ella mai.

Ber. Che dirà, che Donne, Donzelle

Habbia ad accompagnarla il Re mandato?

Secr: Io mi saprò ben finger le ragioni.

Ber: Come farà camin sì lungo, & aspro

Con quei fanculli à piè fin quì? Secr: Non uoglio,

Che uenga à piè. ben uoglio, che à la porta

Smonti, acciò che 'l calpestio il Re non oda.

Ma come crederà colei, che Madre

Uoi siate al Re, di lei più bella, e fresca?

Ber: Quanto potrassi studierò celarmi.

Secr: Ell'entrerà certo in sospetto. Ber: ed entri.

Voglia, ò non uoglia in poter nostro fia.

Secr: Ma di me, che sarà, quando il Re troui

Il caro nido desolato, e uoto

De la nouella sposa, e de' figliuoli?

Ber: Io non differito à questo punto

Il consultarne, e già fermo è il disegno,

Come insieme uiuiam salui, e securi.

Io , che questo sia l'ultimo giorno

Al tuo signor, no uo più dir mio sposo.

Ò con foco, ò con ferro, ò con ueleno

Io uo, che questo Re, questo tiranno

Sgombri dal mondo, e porti à Stige il lezo

tu mi uerrai men, credo, d'aita.

Spento, che sia l'abominoso mostro,

In te farò cader la moglie, e 'l Regno,

E sarai Re di Battra, e mio marito.

Secr: Di si sommo fauor, si alto dono

Chi potria ringratiarui? e doue mai

Col pensier di mill'anni, e mille ingegni

Si poteua ordinar si bel consiglio?

Io raffermo il uostr'ordine, e mi parto.

 




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