At. II, Sce. IIII
Gelosia. Berenice.
Secretaria.
Gel: Il partir
del fratel de la Reina,
C'ho inteso da costui, m'apre opportuna
Occasion di far l'ufficio mio.
Ber: I' non raccolgo anchora altro, che 'l suono.
Gel: Signora, il fratel uostro, il qual caualca
Quinci non molto lungi, à uoi m'
indrizza,
E mi comanda, ch'io ui stringa, e baci
In nome suo. dapoi, ch'io u'ammonisca,
Che gran trauaglio ui apparecchia il
cielo.
Ma, che spirto magnanimo prendiate,
Senza mostrarui di perduta mente.
Perche uscirete di cotesta angoscia
Pria, ch'esca il Sol di nouo. e la
uendetta
Del fallo andrà fida compagna à paro.
M'impose anchor, che per armarne il core
Io ui figessi di mia man nel seno
Una pietra eccellente, in questo affanno
Di gran uirtute. Ber: Fa quant'ei ti
disse.
Secr: Deh perche non è imposta à me tal'opra?
Gel: Hor che espedita son, uoglio lasciarui.
Ber: Rapporta à chi ti manda (se più il
troui)
Che quanto ei dice è uia più uer del
uero,
E ch'io farò di uendicarmi ogni opra:
Par che gran gelo sia
Dentro al mio petto sparso,
Ond'egli si può dir gelato, & arso.
Ò figlie horrende de le trista sera,
Che à l'opre humane, e ree gastigo date.
Tu Thesifon, tu Aletto, e tu Megera,
Ò quante alme dannate
Ne l'inferno habitate
À me uenite, e d'una rabbia fera,
D'un disperato, e ardente cor mi armate.
Arda tutta di sdegno,
E agghiacci di pietate.
Con ogni forza uostra nel mio petto
À pigliarui uenite ampio ricetto:
Chiudasi in questa destra quanto foco
Ministra in Etna il feruido Vulcano,
Perchio 'l possa gettar di loco in loco,
E trarne incendio strano.
In questa manca mano
Quanto uelen produce Ponto, inuoco
E acciò che 'l mio pensier non torni
uano,
Siaui anchor quanto ferro
Rende 'l Norico piano.
Tutta m' infiammo, ne 'l libero padre
Commoue si le sue deuote squadre;
Hor che consiglio, ò mio fedele amico,
Mi dai da far la più dura uendetta,
Che giamai ascoltasse orecchio humano?
Secr: Signora, quand'io fossi in loco uostro,
Renderei il riscontro à mio marito
Di quello essempio, ch'ei dato m'hauesse.
Scontando ingiuria con ingiuria eguale:
Ber: Io ben lo dourei far, se fossi accorta.
Cotesto, e peggio il traditor si merta.
Ma non uo, ch'egli in me quelle ragioni
Habbia, ch'io in lui. nè uoglio esser si
uaga
D'offender lui, che me medesma offenda:
Ma di me tante gratie ti prometti,
Quante chieder saprai. che farle io
giuro,
Se ti dà il cor di pormi tosto in mano
L'adultera, e profana meretrice,
Con que' duo germi del mal nato seme,
Perch'io ne le costor lacere carni
Possa sbramar le mie rabbiose brame,
E 'l mio sdegno ammorzar nel costor
sangue.
E lo dei far, se tal pietà nel petto
Di me ti entrò. dei farlo se ti è cara
La uita mia, che fia poi sempre esposta
À beneficio tuo. s'ami la gratia
De' miei germani. dei farlo se uuoi,
Che 'l promesso silentio anch'io ti
attenga.
Secr: Signora, quando non tante, ma una
Sola gratia concedermi giuriate,
io u' assicuro, e ui do il capo in pegno
Di darui hoggi in potere, e questi, e
quella.
Io sol tengo à pennel la strada occolta
Per lochi senza uia, strani, interdetti.
Io solo ho i segni. io solo, ecco, ho la
chiaue,
Con che à mia posta apro il palagio, e
chiudo.
Io, ecco, ho il regio anel, l'anel, che'
n dito
À Dalida il Re fisse, & hor mi diede
Hauendoglilo lei reso da poi)
Perch'ella creda, che del Re son messo.
Io sol son dopo il Re noto à colei.
Ho poi l'ingegno desto, onde mi uanto
Di trarla senza sua saputa à uoi.
Ber: Ò da me sopra ogni altra cosa amato,
Se ciò uuoi far (che 'l poter so, che
l'hai)
Per la temenda podestà di Gioue,
L'inuiolabil Nume di Giunone,
E per quanti altri Dei uiuono in cielo,
Io giuro di concederti ogni gratia,
Sia che gratia si uoglia; che mi chieda:
Secr: Et io raffermo à uoi quanto ho già detto.
Ber: Comincia dunque à chieder, perche prima
Tè uo essaudir ch'i' sia da te essaudita.
Secr: Una giovane alberga in uostra corte,
Sacra Reina, la più uaga, e bella
D'ogni altra, e gratiosa à gli occhi mei.
La qual per esser nata in alto loco,
(Anchor, ch'io l'ami, anchor che per lei
peni)
Non degna di girar si basso gli occhi.
E intanto Amor non lascia specie alcuna
Di colpi suoi, d'incendij, de legami,
Che non adopri à questo core intorno.
Hora costei, per cui morir mi sento,
V'è tanto cara, e tanto interna amica,
Che potete disporne à uoglia uostra.
So che intendete (se ben taccio) il
resto.
Ber: Mira ben, che costei sia tal, ch'io possa
Far di lei à moi senno. Secr: Io ui ridico,
Ch'ella farà quanto uorrete uoi.
Ber: ed io giuro per quest'almo raggio
Di Sol, che sia da me l'ultima uolta
Hoggi mirato, se non faccio tanto,
Che costei t'ami, ò buono, ò mal suo
grado,
E ti compiaccia in ogni tuo desire.
Hora mi di, chi è, nè temer punto,
C' hoggi il tuo intento haurai, sia chi
si uoglia.
Secr: Quantunque il nome suo mi stia intagliato
À lettere minute di diamante
Ne la lingua, e nel cor, pur non haurei
Di proferirlo animo mai, nè uoce.
Ma quì mostrarui ben posso un ritratto
Di lei, ch'io porto meco. e senza dubbio
La riconoscerete in questa imago.
Ber: Se 'l nome dir non puoi, dammi il ritratto.
Secr: Prendete, alma Reina, questo specchio,
E alzandoui il cristallo incontro al
uiso,
Ve la uedrete espressamente dentro.
Ber: Io, altri, che me stessa non ci ueggio:
Secr: Et io, altri, che uoi stessa non amo.
Deh Dio, signora, il ueggio, il so, e ne
tremo,
Che troppo alto mirai, tropp'alto
ardisco.
Ma, che ci poss'io far, s'Amore è cieco?
So, che rossor, rispetto, e riuerenza
Non mi dourian lasciar parola, ò uoce.
(Il conosco, il confesso, & il
condanno)
Ma, che ci poss'io far, s'Amore è nudo?
Non ui merauigliate, alta Reina,
Del molto ardir, del poco mio riguardo
In riuelarui un si strano desire.
Ma se uolete prender merauiglia,
Prendetela, com'io tanti anni amando
Sia stato, consumandomi, e tacendo.
So, che non ui lattar le tigri, ò l'orse,
Nè produsser la quercie. onde soffrire
Non potrete giamai, che un uostro seruo
Per ben amar, ui cada morto a' piedi.
E s'à chi u'ama dar uorrete pena,
Che farete à chi u'odia? Ahime, Reina,
Da questa parte ho il mal, da questa il
bene.
Quinci la morte sta, quindi la uita.
Hora si spetta à la sentenza uostra
Di rilegarmi in qual parte ui piace,
Eccoui il modo facile, e spedito
Di uendicarui doppiamente à un tratto
Del uostro sposo. Ecco la uia di trarne
Prole (dono, che tanto desiaste)
Che se per non amarui il Re Candaule
Ciò non ottiene, à me ben fia concesso.
Eccoui un fido, affettionato seruo,
Che la uostra prepone à la sua uita.
Che ui fia sempre, e rocca, e lancia, e
scudo
In ogni sorte, e prospera, & auuersa,
Compagno ne la uita, e ne la morte.
E s'ei pere, il padron se n'haurà il
danno.
E forse la mia perdita à caldi occhi
Indarno piangerete à l'hor, che sola,
Qui non hauendo alcun del sangue uostro,
Venir uedrete il Re, quand'egli sia
Certo del uostro eccesso, e del suo
danno,
Contra uoi fulminando. ma, che debbo
l'util proporui? e se ui fosse danno,
La fè data da uoi, li Dei chiamati
Non permetton ritrarui. ch'io con loro
Mi dorrei, sotto 'l lor giurato nome
Esser cosi da uoi stato schernito.
Ma quando ancho promesso non haueste
(Che pur promesso, e pur giurato hauete)
Il uero, il uiuo amore, c'hoggi u'ho
mostro,
Far ui dourebbe come cera molle.
Ciò fia secreto. e quando si risapia,
Chi ui reprendera? chi potrà dire,
Che la fe maritale habbiate rotta?
À l'infedel non de' seruarsi fede.
Che dirà il Re? Che ingiustamente
aspetta,
E chiede quello altrui, ch'ei dar non
uuole.
Che dirà il Mondo? ch'è usato, ch'è
giusto
Sempre rendere altrui quel che si presta.
L'India alfin che dirà, ciò risapendo?
Che 'l dolor, che 'l desio de la uendetta
Ad ogni arma s'auuenta, che gli è
offerta.
Che pena ui daran li Dei? nessuna.
Che hauendo il Re sposata un'altra,
accenna
Hauer fatto di uoi ripudio occolto.
E perche, se ben uoi uenirmi à meno
Voleste anchor de la parola uostra,
Io le promesse mie romper non uoglio;
Dalida, e i figli condurrouui innanzi.
À cui per tormentargli apparecciando
Supplicij, à me gli apparecchiate
anchora.
Pesami questo sol, che paga, e lieta
Morrà colei, morir seco uedendo
Colui da chi si chiamerà tradita,
E uoi d' aiuto rimarrete ignuda:
Ber: Merauigliomi ben di tanto ardire,
À cui troncar dourian l'ale, e le piume.
(Se non l'antiueder del tuo intelleto)
La mia honestade, e la grandezza mia:
Secr: Coteste parti fan l'ufficio loro.
Ma la uostra beltà sueglia il desio,
La uostra data fè l'empie di speme,
E l'uno, e l'altra Amor guida à suo
senno.
Ber: E meglio t'era pur chieder ricchezze,
Honori, od altro, che ottener potessi:
Secr: Che puo giouar ricchezza, honor, salute
Ad huom, che è senza gioia, e senza vita?
I' chieggio quel, che mi può far beato,
E senza cui, piu star non uoglio in
terra.
Se 'l darui in man la donna, e i figli è
fallo,
Già non doureste uoi farne uendetta.
Deh signora pietà di chi pietade
Hebbe, & haurà di uoi, mentro fia
uiuo.
Se ad amar ui mouete per amore,
Moueteui per questo, ch'io ui porto.
Se per odio, moueteui per quello,
Che uoi portate à Dalida; & à i figli.
Se fede puote in uoi, la mia ui possa.
Se ui può infedeltà, possaui quella,
Che 'l uostro sposo contra uoi commette.
Non fate, alta Reina, de gli amici,
E de' nemici parimente stratio.
Ber: Sì acconcio tempo, e sì commodo loco
Hai colto, che negar non posso nulla.
Però di compiacerti io ti prometto.
Secr: Ò me felice, ò Amor grato, ò uoi pia.
Quando porrò tanta mercè pagarui?
Ber: Ma ben mi fora summamente à grado
Se prima andassi per l'odiata Donna,
E co' figliouli suo quì la trahessi.
E poscia impetrarai da me contenta
Quel premio, che desideri. E sù questo
Io t'obligo di nouo la mia fede.
Secr: Securo son, che non saprà mentire
Sì generoso cor, note sì dolci.
E perche 'l mio uoler dal uostro pende,
A Dalida n'andrò. Ber: Con che
pretesto
La disporrai à uscir di là? Secr: Sott'ombra,
Che 'l Re sposare hoggi la uoglia, e
farla
Reina, e che uoi siate à ciò discesa;
À uoi la menerò nel primo ingresso
Voi (se ben chiamerà uendetta il core)
Di finta gioia, e simulata pace
Fuor dipingete 'l uiso. le Donzelle
Che con lei ne uerran, chiuder farete
Senz'altro indugio in un'occolta stanza.
Voi souente uscirete à questa parte
Ad incontrarne, ch'io la trarrò quinci,
Perche notitia hauerne il Re non possa.
E perche meglio à credermi la induca,
Io fingerò una lettera, che' n questa
Materia caldamente il Re le scriua.
E ben lo posso far, c'hò il regio anello,
Nè 'l carrater real uid'ella mai.
Ber. Che dirà, che nè Donne, nè Donzelle
Habbia ad accompagnarla il Re mandato?
Secr: Io mi saprò ben finger le ragioni.
Ber: Come farà camin sì lungo, & aspro
Con quei fanculli à piè fin quì? Secr: Non uoglio,
Che uenga à piè. ben uoglio, che à la
porta
Smonti, acciò che 'l calpestio il Re non
oda.
Ma come crederà colei, che Madre
Uoi siate al Re, di lei più bella, e
fresca?
Ber: Quanto potrassi studierò celarmi.
Secr: Ell'entrerà certo in sospetto. Ber: ed entri.
Voglia, ò non uoglia in poter nostro fia.
Secr: Ma di me, che sarà, quando il Re troui
Il caro nido desolato, e uoto
De la nouella sposa, e de' figliuoli?
Ber: Io non hò differito à questo punto
Il consultarne, e già fermo è il disegno,
Come insieme uiuiam salui, e securi.
Io uò, che questo sia l'ultimo giorno
Al tuo signor, no uo più dir mio sposo.
Ò con foco, ò con ferro, ò con ueleno
Io uo, che questo Re, questo tiranno
Sgombri dal mondo, e porti à Stige il
lezo
Nè tu mi uerrai men, credo, d'aita.
Spento, che sia l'abominoso mostro,
In te farò cader la moglie, e 'l Regno,
E sarai Re di Battra, e mio marito.
Secr: Di si sommo fauor, si alto dono
Chi potria ringratiarui? e doue mai
Col pensier di mill'anni, e mille ingegni
Si poteua ordinar si bel consiglio?
Io raffermo il uostr'ordine, e mi parto.
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