Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
Luigi Groto
La Dalida

IntraText CT - Lettura del testo

  • Atto IIII. Scena IIII Candaule. Choro. Berenice.
Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

Atto IIII. Scena IIII

Candaule. Choro. Berenice.

 

Can. Benche d'altro parer sia il Consigliero,

approui à patto alcun, ch'io questa sera

Uada al conuito, oue aspettato sono;

Anzi per ogni uia me ne spauenti;

Pur, poi che 'l traditor di Besso nega,

(Costante à mille specie di supplici',

Con cui cercato ho di ritrarne il uero)

D'hauer tolto il soggello à' mei secreti,

mosso mai parola à Berenice

De la mia cara Dalida, e de' mei

Cari figliuoli, à cui la uita bramo

Più che à me proprio, e sol confessa quanto

Narrò pur dianzi; io uoglio, e posso andarui

Senza sospetto. e' nuuoloso tempo

Coprendo sotto limpido sereno,

Trar facilmente il mio disegno à riua.

Che più bel color, più bel uelo

Per nasconder le fraudi, è de la fede.

Non uo, che 'l Consiglier sappia ou' andato

I' sia, finche non torno uincitore.

Tu custodisci ben l'hora à prefissa,

Quando mi ponga l'ordinato cerchio

Di rose in capo. Hor' ecco la Reina,

Che uscita ad incontrarmi, mi aspetta.

Ber: Tu uieni, ò Re infelice,

Qual incauto nocchier di merci carco

Entra nel piano mar pien di bonaccia,

Che tosto turbarsi, e mutar faccia.

Ber: Sia felice, signore, il uenir uostro,

Senza la cui presenza il mio conuito

Era priuo da gioia, e di dolcezza.

Can: Il desio di trouarmi hora con uoi,

E ricrearmi nel conuito uostro,

Lasciar mi sforza e porre in altro tempo

Le maggiori importanze de lo stato.

Ber: Se ui ringratio, l'obligo fia scemo.

Onde, perche sia intero, io me ne astengo.

Cho: Ò menti humane cinte

Di cecitate, e de malitia colme.

Attendi, come ogniun di questi finge.

Mira, come ciascun, moglie, e marito,

È in un quel, che tradisce, e ch'è tradito.

Ber: In casa dunque entriam. Can: Come ui piace.

 

Choro.

Cho: Donzelle, e donne quante hoggi albergate

Al real fiume intorno,

Che al terren Battriano humor conduce,

In lunga schiera, in pompa alta, honorate

Il lieto illustre giorno,

Che la bella memoria al mondo adduce

Del natal, che à questa cara luce

Portò la nostra altissima Reina,

À cui Paropaniso il capo inchina:

Disponete il bel crin di gemme cinto,

Con ogni studio, ed arte,

Vagamente girando l'or con l'oro.

E 'l uiso di color natio dipinto

Ornate d'ogni parte

Con quanto hoggi si può maggior decoro.

Veste di ricco, e di sottil lauoro,

V'accrescan poi la natural bellezza,

Sfauillin gli occhi bei gioia, e dolcezza:

Indi uolgete il passo à i tempij sacri

De' geniali Dei,

E di quei, che del nascer nostro han cura.

E à' pie de' riueriti simulacri,

Di grati odor sabei

Soaue ardete, e nobile mistura.

Uoti appendete à le sacrate mura

Tra fiori, e succhi pretiosi, e cari,

Uccidendo le uittime à gli altari:

Poi porgete à gli Dei feruidi preghi

Per la salute, e uita

Di lei, che' n tal prima il mondo scorse.

Nessuna il giusto, e santo ufficio neghi.

Che se questa essaudita

Non fia, quella otterrà la gratia forse.

Quel, che ad un negò Gioue, à un'altro porse.

Pregate, che molti anni in questo uelo

Stia la Reina, e poi ricouri in cielo:

Hoggi sia raddoppiato il lume al Sole,

Cadano gli aspri uenti,

Sol da l'Occaso gentil'aura poggi.

Crescanne sotto i piè rose, e uiole

À gara. i rei serpenti

Perdano il lor uelen. non si miri hoggi

Pur' una nuuoletta intorna à i poggi.

Ma stiasi l'aria in pure, e dolci tempre,

pur breue momento i fiumi stempre:

Sia pietoso il leon, clemente l'orso,

I suoi fulmini torti

D'hauer non si ramenti il fier cinghiale.

Non proui hoggi il cauallo il duro morso,

'l graue giogo porti

Il bue sostegno à la uita mortale.

Pasca senza custodia ogni animale,

Faccia l'aquila tregua con gli augelli,

Coi lepri il cane, il lupo con gli agnelli:

Nobil, festiuo, e fortunato giorno,

Che pegno tanto caro

Desti al mondo, e à lodarlo hora lo inuiti,

Volgendo l'anno, sempre ritorno

Più candido, è più chiaro:

Ahimè, che i preghi nostri sono uditi

Con faccia auuersa, e fian poco graditi.

Ecco fuggon gli Dei turbati in uista,

Crollando il capo auuolto in nube trista.

Il fine del Quarto Atto

 




Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2007. Content in this page is licensed under a Creative Commons License