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| Luigi Groto La Dalida IntraText CT - Lettura del testo |
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Atto III, Scena VII Secretario Candaule Consigliere
Secr: Ò lucente, ò beato, ò caro giorno, Il più chiaro di quanti mai uist'habbia. Ogni anno tornerai per me festiuo. Can: Non lodar mai il di fino à la sera. Secr: Ben ti posso notar, con note d'oro, Ò con la pietra candida di creta. Can: Col carbone potrai forse notarlo. Secr: Hor, che non m'ode, è non mi uede alcuno Posso sfogar l'intrinseca allegrezza, Che rinchiusa nel cor mi affogherebbe. Can: Io t'assicurerò da cotal morte. Secr: Chi più felice, in aria, in acqua, in terra Hoggi uiue, ò uiurà di me giamai? Can: La morte fa giudicio de la uita: Secr: D'altro non temo, che di questo solo. Che di si alta mia felicitade Inuidia tutto 'l mondo non mi porti: Can: Io uò leuarti di cotesta tema: Secr: Chi crederia, che per finir la uita In ganta gioia, e far la gioia eterna, E da noie auuenir sempre secura; Prenderei lieto adhor adhor la morte? Can: Non ti affannar, che tu sarai seruito. Secr: Ò Vener, se di te giamai mi dolsi, D'essermene doluto hora mi doglio, E da qui innanzi per mia Dea ti eleggo. Can: Uenere in mezo 'l mar nacque di sangue. Secr: Amor, io, che bramai sciorre i tuoi lacci, Hor ti prego, signor, che mentre io uiuo Mi tenghi auuinto ne le tue catene: Can: Mancando Amor, ti essaudiremo noi. Secr: A mille à mille, Amor, fiocca i tuoi strali Sopra 'l mio cor, che la cagione il merta: Can: Hor commutan gli strali Amore, e Morte. Secr: Cor mio, che agn'hor di tenebre copperto Giacesti, sorgi, e 'l tuo buio rischiara Di tanta gioia al fortunato lampo: Can: Seguita il lampo il folgore poi subito: Secr: S'alcun mi domandasse hora, d'ond'esco, Potrei dirli d'uscir del Paradiso. Can: E di douer passar tosto à l'inferno. Secr: Leuati pur di testa la ghirlanda Gradita, ò forte Alcide, e à me la poni. Che 'l uigilante, & ustinato Drago Hò addormentato, e preso, e l'auree pome Dal giardin de la hesperidi hò spiccato: Can: Il pomo in altra lingua è detto male: Secr: Son giacciuto fra i gigli, e tra le rose. Can: Forse tra chiodi, e spine hor giacerai. Secr: Ò come spesso temea 'l cor, che in acqua Io non mi risoluessi al gran diletto, E teme anchora, onde si spesso fere. Can: Mal più propinquo, e maggior teme forse: Secr: Ò quante uolte hò chiesto à gli occhi, e à gli altri Sensi mei s'io sognaua, ò s'era desto: Can: Ti farò ben sentir, se fiano sogni: Secr: Ò quanta inuidia in quel gioioso stato, Degli inesti mi hà tocco, i quai, poi ch'una Uolta inestati, e collegati foro, Sempre poi stan con intessute fronde Nel uecchio, innamorato, humido ceppo: Can: Già non ti mancheran per hoggi ceppi: Secr: Fortuna, hor che nel crin presa ui tengo, Si impresse io stringerò le man, che dubbio Non haurò mai de la ceruice calua: Can: Vi lascierai le man giunte à la chiome. Secr: Tu, perche mi abbandoni al maggior huopo, Lingua, e si mal la mia letitia narri, E per souerchia piena ti confondi? Can. Io le darò le meritata pena: Secr: Occhi mei, ringratiatemi, che quanta Gloria si può mirar, mirar ui hò fatto: Can: Si getteran per ringratiarti, à terra. Secr: Ma se dir debbo il uero, io non uorrei Le man più in cosa oprar terrena, e uile, Nè la lingua, nè gli occhi, che pur'hora Vengono di si alto e gentil loco: Can: Cotesto tuo desir sarà adempito: Secr: Vna perseueranza in somma, un fermo Proposito in Amore ogni dur rompe. Io hauea meco proposto d'altra donna Mai non amar, che la Reina mia. Hor uinco, e cambio ugual da lei riporto. Can: Che ti par consiglier? sei anchor chiaro? Secr: Un si pieno, e si stabile possesso Pres'ho di lei, che perder più no 'l posso. Can: Hai più da dubitar rifugio alcuno? Secr: Ma in tanto al Re non uado, e non lo inuito Si come imposto m'ha la mia Reina: Can: Entriamo dentro, e fingeremo poi D'uscir la prima uolta. Secr: Io temo, ch'egli Non mi riprenda, che questo uiaggio Con troppo lenti passi habbia fornito. Ma comparir di fuori il ueggio à tempo: Signor, dopo dimora lunga (certo, Oltra ogni mia credenza, ma sforzato, Per la cagion, che poi farò palese) Eccomi giunto dal uiaggio, doue Mi mandò uostra Altezza, & ho espedito Con diligenza quanto ella m'impose. Riferirò, quando le piaccia, il tutto, E le consegnerò quanto riporto. Can: Entra ne le mie stanze, e là mi aspetta, Dou'io raccoglierò quanto facesti: Secr: Signor, mentr'io uenia m'è uscita incontro La donzella maggior de la Reina, E detto mi ha, che sua signora prega, Quanto possa pregar l'Altezza uostra Che, i negocij del Regno intermettendo, E de' graui pensier l'arco allentando, D'esser suo conuitato hoggi si degni, E questa sera andarne à un suo conuito, Ch'ell'ordina magnifico in memoria, Che hoggi è il suo dì natale, e che per quanto Portate amore à lei, port'ella à uoi, Non uogliate negarle questa gratia: Can: Io andrò. ma tu ua prima ou'io t'ho detto. Secr: Vado. Can: Va pur, che non ne uscirai forse Si tosto, come credi, e tu lo segui, E à mio nome comanda à mei ministri Che tutti in punto stian presso le porte De le mie stanze, mentre anch'io là uengo A far, che tosto il reo si prenda, e leghi. Con: Io uò, signor, ma pria ch'i' uada, uoglio Far quel, che à fedel seruo si conuiene. Consigliarui, pregarui, comandarui (S'io potessi) à schifare, ad abhorrire Il fallace conuito. Deh mirate, Che questa à uoi non sia cena mortale. Can: Uà pur, ch'io bene haurò cura del tutto.
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