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II.
C'era, una
volta, forse dugent'anni fa, in Napoli, fra gli altri, un mascalzonaccio di
zoccolante, il quale, de' peccati mortali, ne avea... Quanti sono in tutto?
Sette? Sette in tutto?... Ebbene, a non vi dir bugia, e' n'avea nove o dieci,
quel mascalzonaccio lì: ne aveva trovati di nuovi! Accoppava Margutte.
Fu
d'Agropoli, stamberga cilentana, celebre pe' fichi secchi; ma il più gramo fico
secco e verminoso de' campi agropolitani valeva, certo, assai più di quel
tanghero. Bimbo, fu monello; adolescente, scavezzacollo; giovane, discolo.
Nulla di peregrino e di gentile
Gli piacque, mai; né, mai, tropp'alto intese!
Da' sette
anni, cominciò le sue bricconate. A tredici, già, dava noia alle femmine, che
scontrava sole; e se qualcuna non ístimò pericoloso lo scherzar con quel
caramogio, credendo la bocca gli puzzasse, ancora, di latte, l'ebbe ad
accorgersi, presto, ch'egli avea messi i denti: e che dentacci! zanne
addirittura. Gli studi elementari, ginnasiali e liceali, li assolvé tutti,
andando a zonzo o sdraiato per le taverne e sfogliando il libro delle quaranta
carte; unico libro, del quale, mai, si gravasse e mani e tasche. Così crebbe,
di bene in meglio: e non si perpetrava reato, delitto o misfatto, in quel
d'Agropoli, nel quale egli non avesse, almen, parte. Finché, nel giorno d'un
anno, che non ricordo, in cui s'incignava il vino nuovo, sciarratosi con altri
pendagli da forca, ebbe a consegnare una di quelle vecchie di coltellate, per
le quali è inutile scomodare il cerusico.
Ned i parenti
del morto stettero a chiamarlo: ma si raccomandarono, invece, a' sargenti.
L'omicida, non avendolo potuto lapidar vivo, lì per lì, volevano vederlo dar
calci al rovaio: e ne illustravano tutte le nequizie. Ma, non gli sorridendo
punto punto, al birichino, questa gita in Fuligno od in Piccardia, pensò far
loro cilecca. E, ricoveratosi in un prossimo convento, vestì l'abito di San
Francesco e prese il nome di frate Stefano, in memoria della battisoffia, avuta
per quella solenne sassaiuola. Ma l'abito non fa il monaco: e frate Stefano,
indossata la cocolla, cinta la fune, calzati i zoccoli, non fu men ribaldo di
prima, anzi, forse, e senza forse, più ribaldo fu.
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