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Vittorio Imbriani
Il vivicomburio e altre novelle

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  • Per questo Cristo, ebbi a farmi turco
    • II.
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II.

 

C'era, una volta, forse dugent'anni fa, in Napoli, fra gli altri, un mascalzonaccio di zoccolante, il quale, de' peccati mortali, ne avea... Quanti sono in tutto? Sette? Sette in tutto?... Ebbene, a non vi dir bugia, e' n'avea nove o dieci, quel mascalzonaccio : ne aveva trovati di nuovi! Accoppava Margutte.

Fu d'Agropoli, stamberga cilentana, celebre pe' fichi secchi; ma il più gramo fico secco e verminoso de' campi agropolitani valeva, certo, assai più di quel tanghero. Bimbo, fu monello; adolescente, scavezzacollo; giovane, discolo.

 

Nulla di peregrino e di gentile

Gli piacque, mai; né, mai, tropp'alto intese!

 

Da' sette anni, cominciò le sue bricconate. A tredici, già, dava noia alle femmine, che scontrava sole; e se qualcuna non ístimò pericoloso lo scherzar con quel caramogio, credendo la bocca gli puzzasse, ancora, di latte, l'ebbe ad accorgersi, presto, ch'egli avea messi i denti: e che dentacci! zanne addirittura. Gli studi elementari, ginnasiali e liceali, li assolvé tutti, andando a zonzo o sdraiato per le taverne e sfogliando il libro delle quaranta carte; unico libro, del quale, mai, si gravasse e mani e tasche. Così crebbe, di bene in meglio: e non si perpetrava reato, delitto o misfatto, in quel d'Agropoli, nel quale egli non avesse, almen, parte. Finché, nel giorno d'un anno, che non ricordo, in cui s'incignava il vino nuovo, sciarratosi con altri pendagli da forca, ebbe a consegnare una di quelle vecchie di coltellate, per le quali è inutile scomodare il cerusico.

Ned i parenti del morto stettero a chiamarlo: ma si raccomandarono, invece, a' sargenti. L'omicida, non avendolo potuto lapidar vivo, per , volevano vederlo dar calci al rovaio: e ne illustravano tutte le nequizie. Ma, non gli sorridendo punto punto, al birichino, questa gita in Fuligno od in Piccardia, pensò far loro cilecca. E, ricoveratosi in un prossimo convento, vestì l'abito di San Francesco e prese il nome di frate Stefano, in memoria della battisoffia, avuta per quella solenne sassaiuola. Ma l'abito non fa il monaco: e frate Stefano, indossata la cocolla, cinta la fune, calzati i zoccoli, non fu men ribaldo di prima, anzi, forse, e senza forse, più ribaldo fu.

 




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