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VII.
Ahimè! Cosa
bella mortal passa e non dura! La fortuna non istringe patti eterni, con
alcuno; e, quando più sembra accarezzarti e favorirti, sta per deprimerti e
nabissarti. Alì doveva, in breve, veder il termine della sua prosperità. Quel
Signore, che non paga il sabato, accolse, finalmente, le preghiere ed i lamenti
di tutte le vittime, il cui sangue, le cui lagrime gridavan vendetta! E fece
incappar l'Agropolitano, col suo brigantino, fra due galee di Malta, assai più
possenti. La nebbia gli aveva impedito di scorgerle: ed, invano, tentò sfuggir
loro; era maccheria, cioè calma di mare spianato e smaccatissimo; le vele
cadevan, flosce flosce, lungo gli alberi e penzolavan dalle antenne. Gli fu
forza, accettar la battaglia. L'esito non poteva esserne dubbio: ned i prodigi
di valore dello strenuo Alì, tentando l'arrembaggio della maggior galea,
potevan compensare la disparità di forze. Mortalmente ferito, egli vide
ammainare la mezza luna; vide gli ultimi compagni superstiti arrendersi; ed i
maltesi, padroni, ormai, del brigantino, gittare i cadaveri a' pescecani, che
circuivano i legni.
Terminata la
pugna, quando ci fu tempo, si pensò, anche, a' feriti. Il chirurgo de' maltesi
venne ad Alì: ma per accorgersi, che non era in poter suo né d'alcuno il
salvarlo: troppe e troppo gravi le ferite. Passò, dunque, ad un altro, meno
malconcio. Ed, allora, un cappellano avvicinossi al rinnegato, che giaceva
sulla tolda, col capo appoggiato ad una trave; e cercò di salvargli, almen,
l'anima, per quanto fosse possibile. Esordì, rappresentandogli come, ormai,
tutto, in terra, fosse finito, per lui. Come dovesse pensare all'altro mondo.
Gli mostrò, compendiosamente assai, come fosse sozza la legge di Maometto; come
santa e buona quella di Gesù. Certo, orribile era stata l'ingratitudine sua,
apostatando; orribili le peccata:
Ma la bontà infinita ha sì gran braccia,
Che prende ciò, che si rivolve a lei...
Ed Ali, duro
e torvo, non gli dava retta, non piegava l'animo feroce.
Ed il
cappellano a descrivergli la beatitudine celeste: il paradiso, tutto canti,
tutto suoni, tutto fragranze e luce ed innocenza. E, quindi, l'inferno, tutto
zolfo e carboni; ed i diavoli cornuti, che attanagliano e squartano ed
arrostiscono e lessano e friggono i dannati...
Ma, torvo e
duro, Alì né si spaventava di quella fantasmagoria diabolica, pensando, forse,
ch'egli era muso da farsi portar rispetto da Satanasso in persona; né gli
veniva l'acquolina alla bocca, per quelle gioie insipide del paradiso
cristiano! Un cielo senza pacchiare e pecchiare e picchiarsi, era, a parer suo,
una catapecchia.
Ed il buon
cappellano a toccare un'altra corda: avea lacciuoli a gran divizia.
Pensasse a' genitori, pensasse alla mamma sua, cui tanti strazi aveva inflitti,
che stava facendo morir di crepacuore! Povera martire, che prostrata innanzi
alla immagine della Madonna, la pregava, pur, che pregasse, che intercedesse
pel figliuolo! E quale sarebbe il dolore di quella donna del pianto, quale il
dolore di suo padre, risapendo la morte del figliuolo, pertinace nel vizio e
nella apostasia, dovendo smettere ogni speranza di riabbracciarlo in cielo!
Quanta consolazione, invece, non arrecherebbe loro l'annunzio del suo
ravvedimento, del suo pentimento!
A questo
pensiero della madre, il moribondo Alì, visibilmente, si commosse. E qual
ribaldo non ha, nelle latebre dell'anima, qualche vestigio di pietà filiale? Il
cappellano, al vederlo così intenerito, al vedergli gemere una lacrima
dall'occhio socchiuso, gongolò tutto, pensando: «Il colpo è fatto! Che lustro
mi darà questa conversione! che fama d'eloquenza! Per fermo, strapperò un
vescovado di dieci mila scudi!» E, per approfittare del buon momento, dato di
piglio ad un crocifisso, proseguì: «E non è sola la tua madre terrena, non il
tuo solo padre corporale, che, per bocca mia, ti esortano e scongiurano di
abominare gli errori tuoi, di tornare alla religione vera. Il tuo padre
celeste, anch'egli e con più zelo ancora, ti desidera, e ti fa ressa. Come la
mamma ed il babbo tuo agropolitani bramano di non averti indarno battezzato,
così Lui vorrebbe non avere sparso indarno il suo divin sangue per te!
Ravvediti, frate Stefano! Fallo per questo Cristo Crocifisso!»
Alle quali
parole, cupamente ululate dal sacerdote, il moribondo Alì riaperse gli occhi
torbidi; e li girò su' marinari, che avevan fatto cerchio intorno a lui; e li
fissò, poi, nel crocifisso, che il cappellano gli appressava alle labbra; e,
respingendolo, sdegnoso, con un ultimo sforzo, che lo spossò, disse: «A che mi
tormenti? Hai sbagliato rettorica! Per questo Cristo, ebbi a farmi turco!»
Ed il capo
suo, ricadendo sul tavolato del brigantino, fece tocch! Era morto! Ed il
povero cappellano vide svanir la speranza concepita, di salvare quell'anima e
di ottenere un vescovado di diecimila scudi!
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