La contentezza
di avere Gesù
Giancarlo
Vecerrica, vescovo di
Fabriano-Matelica
La vita è
domanda, ricerca di senso. Siamo destinati alla delusione o alla felicità?
Giovanni Paolo II fin qui e Benedetto XVI da qui in poi ci propongono questo
cammino di senso: "Non abbiamo forse tutti in qualche modo paura – se
lasciamo entrare Cristo totalmente dentro di noi, se ci apriamo totalmente a
lui – paura che Egli possa portar via qualcosa di grande, di unico, che rende
la vita così bella? Ed ancora una volta il Papa Giovanni Paolo II voleva dire:
no! Chi fa entrare Cristo, non perde nulla, nulla – assolutamente nulla di ciò
che rende la vita libera, bella e grande. No! Solo in quest'amicizia si
spalancano le porte della vita. Solo in quest'amicizia noi sperimentiamo ciò
che è bello e ciò che libera" (BenedettoXVI all'inizio del suo
pontificato).
1. Il
desiderio di totalità e felicità è insopprimibile.
- Strutturalmente l'uomo attende. La vita è promessa. Ognuno di noi
potrebbe documentarlo e lo documenta per il fatto di essere qui.Magistralmente,
quanti grandi l' hanno espresso: da Dante a Leopardi, e ai nostri tempi
Montale, Pavese, Borges. Ricoeur: "Quello che io sono è incommensurabile
con quello che io so". E i santi? Sempre alla ricerca.
- Il desiderio di felicità è inscritto nel cuore. Così ci documenta la
nostra esperienza. E si esprime nella curiosità del conoscere. Il desiderio è
mancanza d'Essere. I salmi erano preghiere piene di questa espressione:
"Come la cerva anela ai corsi d'acqua, così l'anima mia anela a Te, o Dio.
L'anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente: quando verrò e vedrò il volto di
Dio?" (Ps 42, 2-3).
- L'insoddisfazione è il frutto di accontentarsi di risposte limitate,
parziali che non sono l'oggetto vero del desiderio vero, che è il Mistero,
l'Infinito, l'Eterno. Per fortuna, questo Mistero ci è sempre vicino per
riaccendere il desiderio vero, attraverso la stella che è la chiesa che ci
guida.
2. Chi
mi può rispondere?
-
Dio si fa incontro e Gesù diventa la forma della risposta. Cristo, in chi lo
incontra, risveglia il desiderio vero. Rileggiamo il Vangelo nel primo incontro
di Andrea e Giovanni (Gv 1, 37 ss.). Nella mia lettera pastorale "Chiesa,
torna ad educare!" parto da questo stupore accaduto alle quattro del
pomeriggio di quell'incontro sconvolgente: "chi cercate? Venite e
vedete". Così è stato per molti: il retore Vittorino: "Da quando ho
incontrato Cristo mi sento uomo"; san Gregorio Nazianzeno: "Cosa
sarei, Cristo mio, senza di Te?"; sant'Agostino: "Il mio cuore è
inquieto finché non riposa in Te".
La preghiera cristiana è sempre domanda di Essere: "Io sono tu che mi
fai".
- La contentezza della vita è avere Gesù: "sono contento che ci sei,
o Cristo…" E' l'impossibile corrispondenza che mi accade.
3. In questa ricerca e risposta, c'è un rilievo
importante: fede e ragione camminano insieme.
Non sono nemiche, ma alleate: "la fede e la ragione sono come le due ali
con le quali lo spirito umano s'innalza verso la contemplazione della
verità" (Fides et ratio, n.1 di Giovanni Paolo II). La ragione si apre a
tutta la realtà e verità e scopre la bellezza e la corrispondenza della fede.
Ecco come Benedetto XVI invita i preti a svolgere la pastorale giovanile:
"E' importane che i giovani possano scoprire la bellezza della fede, che è
bello avere un Dio amico che ci sa dire realmente le cose essenziali della
vita" (Aosta 26 luglio 2005).
4. Quale
è il metodo del vivere? Seguire la stella che ti porta a Gesù. Come?
a - Vivere lo stupore di ogni incontro con Gesù (cfr. mio messaggio per
Colonia, allegato). Il problema è come vivo io lo stupore di questo mio nuovo
incontro con Gesù;
b - farsi aiutare ad andare fino in fondo al cammino della vita, come
l'esperienza del cammino al vero. La vita non è furbizia, ma ricerca. Da soli
ci si perde. Insieme ci si sostiene: correggere è "sostenersi"
insieme
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