Scena
seconda
Un
Uffiziale vestito d’uniforme verde con le rivolte e fodera di color rosso; e i
suddetti.
UFFIZIALE (guardando verso il caffè) Scusate.
(Al caffettiere) È questo un caffè?
CAFFETTIERE Sí signore; e il padrone sono io.
UFFIZIALE Datemi un bicchier d’acqua.
CAFFETTIERE Subito (parte e poi torna).
UFFIZIALE (verso il conte cavandosi il cappello)
Schiavo, signore.
STEIMBERGH Servo suo.
UFFIZIALE M’immagino che sarete di questa città.
STEIMBERGH Per servirvi.
UFFIZIALE Di grazia: quante miglia si contano di qua
sino ai confini dell’Italia?
STEIMBERGH Sei leghe tedesche e nulla piú.
UFFIZIALE Che ora è all’usanza di questo paese?
STEIMBERGH Sei di Francia, che corrispondono quasi a
ventiquattro.
UFFIZIALE (accomoda l’orologio).
CAFFETTIERE (ritorna con un bicchier d’acqua).
UFFIZIALE (beve; indi cava la borsa, e dà una moneta d’oro al
caffettiere).
CAFFETTIERE Signore, io non vendo l’acqua pura;
vendo limonate, e caffè.
UFFIZIALE Pagatevi quando mi porterete il caffè.
CAFFETTIERE (prendendo la moneta) Vado
subito a farlo (osservando la moneta) (Un unghero! vengono di rado alla
mia bottega: non so se avrò tanta moneta per cambiarlo) (parte).
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