Scena terza
Il
conte di Steimbergh, e l’Uffiziale.
UFFIZIALE Come va, signore, questa faccenda?
STEIMBERGH In proposito di che?
UFFIZIALE A Gratz, donde sono partito, non vi erano
cavalli; qua non vi sono cavalli. Che modo è questo? Io vorrei proseguire il
mio viaggio.
STEIMBERGH Sarà difficile.
UFFIZIALE Perché?
STEIMBERGH Vi avranno detto che si aspetta
l’imperatore, e tutti cavalli sono fermati per lui e pel suo seguito.
UFFIZIALE Chi ha dato quest’ordine?
STEIMBERGH Il nostro signor governatore.
UFFIZIALE Io so che quest’ordine non viene dalla
corte.
STEIMBERGH Il rispetto, che si ha verso il sovrano, ha fatto che un
buon ministro prevenga ciò che occorre ai comodi di un principe cosí buono.
UFFIZIALE Io ci scommetto che due o quattro cavalli
bastano all’imperatore.
STEIMBERGH Sarà come voi dite. So ch’egli è un
signore senza pompa, che insegna ai grandi a diminuire il fasto, e l’incomodo
ai sudditi; tuttavia il buon ordine e il rispetto che gli dobbiamo...
UFFIZIALE Vi è qui il direttore delle poste?
STEIMBERGH Si signore.
UFFIZIALE Bramerei di abboccarmi con lui.
STEIMBERGH Comandate.
UFFIZIALE Giacché avete tanta bontà, conducetemi
dove si trova.
STEIMBERGH Voi l’avete a quest’ora trovato.
UFFIZIALE Come?
STEIMBERGH Son io quello.
UFFIZIALE Il conte Steimbergh?
STEIMBERGH Il conte Steimbergh a’ vostri comandi.
UFFIZIALE La vostra gentilezza corrisponde
all’elogio, che me ne fu fatto.
STEIMBERGH Da chi?
UFFIZIALE Da un gentiluomo di Gratz, da cui ho
ricevuto ieri alcuni tratti d’amicizia e di ospitalità. (Dandogli un foglio)
Capirete da questa lettera...
STEIMBERGH (prende la lettera e l’apre) Con permissione. (Legge)
«Il latore della presente è un uomo assai chiaro, che a caso ho
conosciuto. Egli ha voluto onorarmi della sua presenza in casa mia, e l’ho
trovato il piú amabile, il piú raro per qualità di spirito e per maniere
obbliganti. Voi sapete che m’inganno di rado nel conoscere gli uomini. Lo
raccomando a voi. Egli viaggia per suo diporto, e voi non vi pentirete di
avergli giovato. Favoritelo senza tema in ciò che gli occorre, e sono il vostro
amico il visconte Wesfelt». Mi consolo con voi. Voi godete della buona opinione
del maggiore dei galantuomini.
UFFIZIALE Bramo di meritare la vostra.
STEIMBERGH Voi l’avete a quest’ora. Parlate: io non
farò che prestarvi ogni favore in tutto ciò che posso.
UFFIZIALE Non desidero da voi che una cosa sola.
STEIMBERGH Quale?
UFFIZIALE Due cavalli da posta per proseguire il mio
viaggio.
STEIMBERGH Signore, voi mi chiedete appunto l’unica cosa che non è in
mio arbitrio. Voi siete soldato, e sapete meglio di me ciò che vuol dire
subordinazione ai superiori. Io ho ordine di vegliare che non si somministrino
cavalli a chicchessia sino a nuovo avviso. Voi sarete assai discreto per
rispettare i miei doveri, e non esigere ch’io manchi al mio ministero.
UFFIZIALE Avete ragione: ma quest’ostacolo mi
dispiace infinitamente.
STEIMBERGH Consolatevi che tutto è riparato.
UFFIZIALE In che modo?
STEIMBERGH Io ho due cavalli e una buona carrozza.
Questi non sono dedicati alle premure del governo, e da questo punto li destino
per voi. Servitevene sin dove vi piace senza complimenti.
UFFIZIALE Troppo gentile e sempre piú vi ringrazio;
ma io, quando viaggio, ho piacere di correre come il vento.
STEIMBERGH E questi correranno come il vento.
UFFIZIALE Signore, questo è il mio stile. Quando non
posso averli alla posta, non uso disturbare nessuno. Aspetterò.
STEIMBERGH In tal caso vi offerisco la mia
abitazione.
UFFIZIALE Nemmeno, io bramo d’esser libero. Ho dato
ordine per due camere all’osteria della posta. Malgrado ciò, la mia gratitudine
è senza limiti.
STEIMBERGH Voi non volete accordarmi l’onore di
impiegarmi in qualche modo per voi?
UFFIZIALE Al contrario; anzi vi pregherò di una
grazia.
STEIMBERGH Ora veggo che fate capitale di me.
UFFIZIALE Vi sono conversazioni in questa città?
STEIMBERGH Ve n’è una che si reputa la piú distinta,
ed è quella de’ signori, i quali si radunano in un luogo destinato a tal
effetto.
UFFIZIALE Vi è radunanza questa sera?
STEIMBERGH Di sera e di giorno; e siccome si aspetta
l’imperatore, cosí vi è un apparecchio magnifico col disegno d’invitarlo, se
mai si trattiene qualche ora.
UFFIZIALE Avrei piacere, giacché debbo restar qui,
d’esservi introdotto.
STEIMBERGH Io farò quanto posso per servirvi. Il luogo
è qui vicino, e vado in questo punto a perorare per voi.
UFFIZIALE A perorar per me! La cosa è dunque
difficile?
STEIMBERGH Vi dirò: siamo in un paese piccolo, dove
ciascuno vuol essere piú grande che non è, e i pregiudizi vi sono piú radicati.
UFFIZIALE Per esempio?
STEIMBERGH La nostra nobiltà è gonfia di se stessa,
e teme di contaminarsi avvicinandosi a qualcheduno che non sia titolato, e
sfida i piú nobili dell’universo a pareggiarla.
UFFIZIALE Ma sono veramente cosí nobili?
STEIMBERGH Essi lo dicono, essi lo credono, ed essi
sono padroni della loro opinione. Voi, però, se siete accorto, dovete capire da
questo discorso, che il fasto e l’impostura è un indizio d’animi piccoli e di
poco fondamento, e che la vera nobiltà è sciolta, generosa, senza pregiudizi e
non ha bisogno di questi miserabili mezzi per ingrandirsi e comparir luminosa.
UFFIZIALE Terminate, e per mia regola dite pur
tutto. Scommetto che la loro nobiltà è chimerica.
STEIMBERGH A dir vero per la maggior parte sono
gente ricca, che ier l’altro si è separata dal volgo con certi diplomi che si
comprano dalla città col merito, e piú facilmente col denaro. Questi in poco
tempo sono diventati superbi e si sono fatti chiamare conti, baroni, malgrado
che abbiano le mani ancora incallite dagli esercizi popolari. Ve n’è
qualcheduno che vanta una serie di avi gentilissimi, e una purezza senza
macchia, e questi sono discreti, affabili e ridono della piccolezza de’ loro
nuovi compagni.
UFFIZIALE Voi sempre piú m’invogliate a conoscerli.
Ottenetemi dunque il favore di essere ammesso alla loro nobile adunanza.
STEIMBERGH Attendetemi qui e torno fra pochi momenti
(parte. Intanto si accendono i lumi nella bottega da caffè).
|