Scena
settima
Il
lacchè, e i suddetti.
LACCHÉ Mai piú mi arrischio a una corsa simile. (Al
conte) Siete voi, o signore, il conte di Steimberg?
STEIMBERGH Son io.
LACCHÉ Tenete questa lettera.
STEIMBERGH
Onde venite?
LACCHÉ Da Gratz. In otto ore e un quarto ho misurato quindici leghe
tedesche. Un cavallo barbaro non fa altrettanto.
STEIMBERGH Chi vi manda?
LACCHÈ Il visconte Wesfelt.
STEIMBERGH Ho pur ricevuto poc’anzi una sua lettera
per mezzo di questo signore.
LACCHÈ E questa preme ancor piú.
STEIMBERGH (dandogli alcune monete) Tenete.
Andate a riposarvi, e attendete i miei ordini.
LACCHÉ Che siate benedetto! Vi bacio la mano (osservando
le monete) Questo è un balsamo che medica la stanchezza, e mi fa tornare da
morte a vita (parte).
UFFIZIALE Il visconte Wesfelt.
STEIMBERGH Il vostro amico, e mio! Convien dire che
l’affare sia di somma importanza (prende la lettera). Permettetemi.
UFFIZIALE Fate a piacer vostro.
STEIMBERGH (legge) «Con mio sommo
stupore debbo avvertirvi che non ho ben conosciuta la persona che ieri vi ho
raccomandata. Vi mando un corriere il piú spedito, perché possiate regolarvi nel
trattare con lui. Lo credereste? Egli è...» (smarrito e fissando attonito
l’uffiziale; lascia cadere il foglio) Oh Dio!
UFFIZIALE Che avete, signore? Vi è successa qualche disgrazia?
STEIMBERGH Non già (riprende la carta confuso e
tremante).
VALSINGHER Siete rimasto attonito, impallidito...
STEIMBERGH (seguita a leggere) «Non conviene
a voi dimostrare ch’io ve ne dia avviso. La politica v’insegni a dissimularlo,
ma siate cauto nel diportarvi. Vostro amico» (torna a guardare l’uffiziale,
indi abbassa gli occhi e dà qualche segno di timidezza e di rispetto, facendo
qualche passo addietro).
UFFIZIALE Che avete, amico? Quella lettera vi ha
molto turbato.
STEIMBERGH Signore... (imbarazzato).
UFFIZIALE (accostandosegli con destrezza e
celerità) Se mai quella lettera parlasse di me, io ne suggello, come amico,
qualunque sia, il segreto sulle vostre labbra (cavandosi un anello dal dito
e avvicinandoglielo alla bocca).
STEIMBERGH Signore, non ho altro segreto per voi
fuorché il rispetto che mi avete inspirato.
VALSINGHER (Che significano questi atti?)
UFFIZIALE La fortuna mi fa conoscere un uomo di
merito. Noi ci stimeremo a vicenda. Favorite di accompagnarmi dall’artefice, di
cui vi ho parlato.
STEIMBERGH È mia somma gloria l’esser degno de’ vostri comandi.
UFFIZIALE Signora, vi rinnovo i miei ringraziamenti,
e vi riverisco divotamente.
VALSINGHER Vi son serva, e vi supplico a ricordarvi
di me.
UFFIZIALE Fate capitale di un vostro amico e di un
vero estimatore delle vostre virtú (parte).
STEIMBERGH Signora contessa, mi consolo con voi e vi
son servitore (in atto di partire).
VALSINGHER (correndogli dietro con premura) Di
grazia, signor conte?...
STEIMBERGH Che vi occorre?
VALSINGHER Vi è qualche novità?... Quella lettera,
quegli atti, il vostro cambiamento... quell’uffiziale s’ingrandisce ai miei
sguardi, e mi divien sospetto... Sarebbe mai possibile?...
STEIMBERGH Non so nulla, né so che dirvi... Voi però
se avete occhi, giudicate; e se il discernimento non vi manca, capite e
regolatevi (parte).
VALSINGHER Tutto concorre ad avverare i miei dubbi.
Il tratto, la fisonomia, la maestà... la lettera, la meraviglia del conte...
tutto in fine mostra ch’egli è desso l’imperat... Ho io mancato in nulla? Mi
sarebbe per avventura sfuggita qualche parola?... Io tremo... A che pericolo, a
che ignoranza son io stata esposta! Fortuna, tu mi hai almeno aiutato a
distinguerlo con decoro e senza viltà... Sí, sono senza colpa e mi sembra di
essere tranquilla.
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