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ATTO TERZO
Scena prima
Bottega da
scultore con arco sul fondo e scala. Vari pezzi di marmo sparsi qua e là. In un
luogo distinto un gruppo di statue, che rappresenta una femmina nuda cinta
intorno da capo a piedi di una fiamma di luce, che calpesta col piede un’altra
femmina vestita allegoricamente, che si sostiene con un braccio in terra e
coll’altro si cava una bella larva e scopre un volto orrido con chiome sparse.
Egidio in sotto-abito corto,
berretta in testa, e pianelle, seduto sopra un pezzo di marmo, tenendo sotto
gli occhi una carta di disegno posta sovra un marmo piú alto che gli serve di
tavolino; poi Luigia dalla scala con un piatto e una bottiglia.
EGIDIO (si alza col disegno in mano, prende il lume, va ad
esaminare il gruppo, al cui lato vi è un altro lume da olio sopra un marmo
vicino, e lo confronta col disegno, e dopo averlo osservato da tutt’i lati
dice) Il mio disegno è perfettamente eseguito. (Torna al suo posto,
ripone il lume e prende in mano un altro disegno) Anche questo dovrebbe
riuscire a meraviglia... E poi quando avrò fatto tutto, che ne ritrarrò per
mercede? Chi verrà a criticarlo, chi a lodarlo, e mi resterà un patrimonio di
critiche e di lodi, e l’opera a conto mio. (Vedendo Luigia che scende) Brava!
Metti qua quel piatto e quella bottiglia: questa sarà la mia cena.
LUIGIA E volete mangiar qui questa sera?
EGIDIO Non mi muovo piú di qua, finché non ho pulito
il mio... (voglio dire cosí) il mio capo-d’opera. Tu sai a che fine ho fatto questo
difficile lavoro. Se passa l’occasione che aspetto, ho perduto il tempo e la
fatica.
LUIGIA O caro padre, se noi fossimo un poco piú
fortunati!
EGIDIO Non disperare, o figlia; siamo
fortunatissimi, quando non abbiamo rimorsi. Va a cena tu con Lucia.
LUIGIA Io non ho voglia di mangiare.
EGIDIO Va dunque a letto.
LUIGIA Il sonno non è piú per me (piangendo).
EGIDIO Povera figlia! non piangere. Io ho un
presentimento che tutto anderà bene.
LUIGIA Ed io... Ah lasciatemi piangere, che ne ho
troppa ragione (si asciuga gli occhi col grembiale, e parte).
EGIDIO Ma! che cosa vuol dire avere delle virtú
sole, senza titoli e senza ricchezze! Esse non producono che sterili sentimenti
e disgusti. Come mai è possibile?... Eh!... ma io non sono nato per consumarmi
nell’afflizione. Grazie al cielo, ho sortito dalla natura un temperamento
allegro: e se qualche volta m’acciglio e mi abbandono all’ipocondria, vi sono
tirato pei capelli. L’uomo allegro vive piú lunghi giorni dell’ipocondriaco, e
li vive assai meglio.
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