Scena
quinta
Il
barone Odoardo, che esce involto in un cattivo tabarro, e i suddetti.
ODOARDO (corre verso Luigia) Ah mia cara Luigia! (l’abbraccia).
LUIGIA Sei tu?
ODOARDO Son io, che per vederti non curo pericoli e
sfido i miei tiranni.
UFFIZIALE (ad Egidio) Che dic’egli?... E chi
è quell’uomo?
EGIDIO Oh se sapeste tutto!... Questo è l’uníco
scoglio, in cui si rompe la mia quiete, e non so come superarlo. Quegli è lo sposo
di mia figlia.
UFFIZIALE Dunque qual precauzione?... (ad
Odoardo) Amico, fidatevi di me.
EGIDIO (ad Odoardo e a Luigia) Via, quando
avrete finito, fate due complimenti anche a questo signor uffiziale.
ODOARDO Eccomi caro suocero... (osservando l’uffiziale)
Che vedo? Voi qui, signore?
UFFIZIALE Io non m’inganno... Siete pur voi che
poche ore fa...
ODOARDO Son quello e non mi vergogno d’esser da voi
sorpreso in questo luogo e in questo stato.
UFFIZIALE Che significa quell’equipaggio e quella
trasformazione?
ODOARDO Con questo, signore, mi nascondo agli occhi
degli esploratori, alla persecuzione di un padre, anzi di un tiranno.
UFFIZIALE Non mi avete voi detto che bramavate di
abboccarvi con me?
ODOARDO Sí, signore; io cerco aiuto da voi e da
tutti.
UFFIZIALE Ecco dunque che la sorte vi è propizia.
Ditemi qui ciò che dovevate dirmi al mio albergo.
ODOARDO Io sono un disperato.
UFFIZIALE Perché?
ODOARDO Questa è mia moglie.
UFFIZIALE Lo so.
ODOARDO Guardatela.
UFFIZIALE La vedo.
ODOARDO Non è vero ch’essa è la piú bella...
UFFIZIALE Vi avverto ch’io non ho gli occhi di un
amante.
ODOARDO Sappiate ch’essa è ancora la piú amabile, la
piú virtuosa...
UFFIZIALE Questo è un elogio ch’io stimo e che fa
onore a tutti due.
ODOARDO Or bene, con inumano esempio mi si comanda
di tradirla e di sacrificarla.
UFFIZIALE Da chi?
ODOARDO Da mio padre.
UFFIZIALE L’avete forse sposata senza il suo
consenso?
ODOARDO Questa è la mia colpa.
UFFIZIALE E vi par poco?
ODOARDO Ho errato, lo confesso; ma questa infelice tradita
dall’amor mio, questo buon padre ingannato da me, perché son condannati a
sentirne il rammarico e il danno? Io cerco grazia per loro e non per me.
UFFIZIALE Essi dunque non sono a parte...
ODOARDO L’amore che intraprende tutto mi suggerí una
menzogna per ottenere Luigia. Senza questa io la perdeva per sempre; ed io
considerava l’amarla una virtú e l’acquistarla un tesoro.
UFFIZIALE Proseguite.
EGIDIO Dirò io, signore. Un amante è solito a far
digressioni. Parlerò io.
LUIGIA Non lo dipingete con tristi colori, padre
mio.
EGIDIO No, figlia. Io gli ho già perdonato, e non
sono capace... Or dunque, signore, io non voleva accordargli questa figlia, che
è la cosa piú cara ch’io abbia al mondo, perché era certo che suo padre non si
sarebbe degnato d’imparentarsi con me. Malgrado ciò, piú che crescevano gli
ostacoli, piú si riguardavano l’un l’altro come sposi. Un momento sfortunato
(voi m’intendete) confermò il loro fatale segreto. L’uno voleva ammazzarsi,
l’altra periva nell’affanno. Si sono gettati ai miei piedi, ed a quelli di un
di lui zio, uomo onesto e senza pregiudizi, che per minor male, acconsentí che
Odoardo la sposasse, promettendo di farsi mediatore presso suo padre. Egli è
morto improvvisamente e ci lasciò tutti immersi in un mare di amarezze.
UFFIZIALE L’ingannare un padre è sempre grave
delitto; e s’egli ne freme...
ODOARDO La cosa è fatta, signore. Che serve
perseguitarci con odio implacabile?
UFFIZIALE E che pretende adesso vostro padre?
ODOARDO Di separarci.
UFFIZIALE Come! Malgrado il vostro mancamento, il
matrimonio è valido.
ODOARDO Vogliono separarci, vi dico. L’interesse e
l’ambizione sono uniti per commettere una violenza. Si chiama il nostro
matrimonio co’ nomi odiosi di clandestino, contrario alle leggi, nullo, e
meritevole di punizione. Per carità mi diano la morte, ma non mi dividano da
lei.
LUIGIA Se mi tolgono Odoardo, mi levino la vita.
Senza di lui non so che farne.
EGIDIO Li sentite? Non fanno veramente compassione?
UFFIZIALE (A dir vero m’inteneriscono) Quanto tempo è
che siete maritati?
LUIGIA Un anno.
UFFIZIALE E dopo un anno pensano a separarvi?
EGIDIO Signore, siamo giunti a segno, che si usa la
prepotenza e si minaccia. Intanto si è fatto un precetto a lui, sotto pena del
carcere, e a lei di non riceverlo in casa sotto pena di esser chiusa in un
ritiro. Ambidue si raccomandano al cielo, agli stratagemmi, alla fortuna per
vedersi qualche volta e consolarsi; e si amano piú che mai nel pericolo e nella
disgrazia.
UFFIZIALE Mi sembra impossibile che si eseguisca una
violenza e che venga approvata.
EGIDIO Eh signore, chi ha piú denari, ha piú
ragione.
UFFIZIALE Non sempre. (Ad Odoardo) Chi è
vostro padre?
ODOARDO Il barone Naimann.
UFFIZIALE Il presidente della...
ODOARDO Quello.
UFFIZIALE Ho capito. E qual è il fondamentale motivo
della sua avversione?
EGIDIO Mancanza di dote e, ciò che piú lo disgusta,
mancanza di titoli.
UFFIZIALE Ah, ah... (ridendo) Ma questo è
poco male.
EGIDIO Anzi è un male irrimediabile.
UFFIZIALE Io scommetto che voi tra poco comprate una contea.
EGIDIO Con che?
UFFIZIALE Col vostro merito.
EGIDIO È tanto possibile, come il comprar l’ali ad
un asino e farlo volare.
UFFIZIALE Basta: io sono un poco astrologo e non mi
ritratto.
EGIDIO Vi assicuro che questa volta perdete il
merito dell’astrologia.
UFFIZIALE Mi rincrescerebbe.
EGIDIO Eh di grazia lasciamo queste inezie.
UFFIZIALE Lasciamole pure. (Ad Odoardo) Ma a
proposito io mi scordava... Non mi diceste che bramate di gettarvi a’ piedi
dell’imperatore?
ODOARDO Questo sarebbe l’unico mio rifugio.
UFFIZIALE E che vorreste da lui?
ODOARDO Pietà, giustizia, compassione per la mia
povera sposa.
UFFIZIALE Questo è facile.
EGIDIO Voi fate tutto facile, ed io credo tutto
difficile.
UFFIZIALE Vi compatisco.
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