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Camillo Federici
I pregiudizi dei paesi piccoli ossia lo scultore e il cieco

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  • ATTO TERZO
    • Scena quinta   Il barone Odoardo, che esce involto in un cattivo tabarro, e i suddetti.
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Scena quinta

 

Il barone Odoardo, che esce involto in un cattivo tabarro, e i suddetti.

 

ODOARDO (corre verso Luigia) Ah mia cara Luigia! (l’abbraccia).

LUIGIA Sei tu?

ODOARDO Son io, che per vederti non curo pericoli e sfido i miei tiranni.

UFFIZIALE (ad Egidio) Che dic’egli?... E chi è quell’uomo?

EGIDIO Oh se sapeste tutto!... Questo è l’uníco scoglio, in cui si rompe la mia quiete, e non so come superarlo. Quegli è lo sposo di mia figlia.

UFFIZIALE Dunque qual precauzione?... (ad Odoardo) Amico, fidatevi di me.

EGIDIO (ad Odoardo e a Luigia) Via, quando avrete finito, fate due complimenti anche a questo signor uffiziale.

ODOARDO Eccomi caro suocero... (osservando l’uffiziale) Che vedo? Voi qui, signore?

UFFIZIALE Io non m’inganno... Siete pur voi che poche ore fa...

ODOARDO Son quello e non mi vergogno d’esser da voi sorpreso in questo luogo e in questo stato.

UFFIZIALE Che significa quell’equipaggio e quella trasformazione?

ODOARDO Con questo, signore, mi nascondo agli occhi degli esploratori, alla persecuzione di un padre, anzi di un tiranno.

UFFIZIALE Non mi avete voi detto che bramavate di abboccarvi con me?

ODOARDO , signore; io cerco aiuto da voi e da tutti.

UFFIZIALE Ecco dunque che la sorte vi è propizia. Ditemi qui ciò che dovevate dirmi al mio albergo.

ODOARDO Io sono un disperato.

UFFIZIALE Perché?

ODOARDO Questa è mia moglie.

UFFIZIALE Lo so.

ODOARDO Guardatela.

UFFIZIALE La vedo.

ODOARDO Non è vero ch’essa è la piú bella...

UFFIZIALE Vi avverto ch’io non ho gli occhi di un amante.

ODOARDO Sappiate ch’essa è ancora la piú amabile, la piú virtuosa...

UFFIZIALE Questo è un elogio ch’io stimo e che fa onore a tutti due.

ODOARDO Or bene, con inumano esempio mi si comanda di tradirla e di sacrificarla.

UFFIZIALE Da chi?

ODOARDO Da mio padre.

UFFIZIALE L’avete forse sposata senza il suo consenso?

ODOARDO Questa è la mia colpa.

UFFIZIALE E vi par poco?

ODOARDO Ho errato, lo confesso; ma questa infelice tradita dall’amor mio, questo buon padre ingannato da me, perché son condannati a sentirne il rammarico e il danno? Io cerco grazia per loro e non per me.

UFFIZIALE Essi dunque non sono a parte...

ODOARDO L’amore che intraprende tutto mi suggerí una menzogna per ottenere Luigia. Senza questa io la perdeva per sempre; ed io considerava l’amarla una virtú e l’acquistarla un tesoro.

UFFIZIALE Proseguite.

EGIDIO Dirò io, signore. Un amante è solito a far digressioni. Parlerò io.

LUIGIA Non lo dipingete con tristi colori, padre mio.

EGIDIO No, figlia. Io gli ho già perdonato, e non sono capace... Or dunque, signore, io non voleva accordargli questa figlia, che è la cosa piú cara ch’io abbia al mondo, perché era certo che suo padre non si sarebbe degnato d’imparentarsi con me. Malgrado ciò, piú che crescevano gli ostacoli, piú si riguardavano l’un l’altro come sposi. Un momento sfortunato (voi m’intendete) confermò il loro fatale segreto. L’uno voleva ammazzarsi, l’altra periva nell’affanno. Si sono gettati ai miei piedi, ed a quelli di un di lui zio, uomo onesto e senza pregiudizi, che per minor male, acconsentí che Odoardo la sposasse, promettendo di farsi mediatore presso suo padre. Egli è morto improvvisamente e ci lasciò tutti immersi in un mare di amarezze.

UFFIZIALE L’ingannare un padre è sempre grave delitto; e s’egli ne freme...

ODOARDO La cosa è fatta, signore. Che serve perseguitarci con odio implacabile?

UFFIZIALE E che pretende adesso vostro padre?

ODOARDO Di separarci.

UFFIZIALE Come! Malgrado il vostro mancamento, il matrimonio è valido.

ODOARDO Vogliono separarci, vi dico. L’interesse e l’ambizione sono uniti per commettere una violenza. Si chiama il nostro matrimonio conomi odiosi di clandestino, contrario alle leggi, nullo, e meritevole di punizione. Per carità mi diano la morte, ma non mi dividano da lei.

LUIGIA Se mi tolgono Odoardo, mi levino la vita. Senza di lui non so che farne.

EGIDIO Li sentite? Non fanno veramente compassione?

UFFIZIALE (A dir vero m’inteneriscono) Quanto tempo è che siete maritati?

LUIGIA Un anno.

UFFIZIALE E dopo un anno pensano a separarvi?

EGIDIO Signore, siamo giunti a segno, che si usa la prepotenza e si minaccia. Intanto si è fatto un precetto a lui, sotto pena del carcere, e a lei di non riceverlo in casa sotto pena di esser chiusa in un ritiro. Ambidue si raccomandano al cielo, agli stratagemmi, alla fortuna per vedersi qualche volta e consolarsi; e si amano piú che mai nel pericolo e nella disgrazia.

UFFIZIALE Mi sembra impossibile che si eseguisca una violenza e che venga approvata.

EGIDIO Eh signore, chi ha piú denari, ha piú ragione.

UFFIZIALE Non sempre. (Ad Odoardo) Chi è vostro padre?

ODOARDO Il barone Naimann.

UFFIZIALE Il presidente della...

ODOARDO Quello.

UFFIZIALE Ho capito. E qual è il fondamentale motivo della sua avversione?

EGIDIO Mancanza di dote e, ciò che piú lo disgusta, mancanza di titoli.

UFFIZIALE Ah, ah... (ridendo) Ma questo è poco male.

EGIDIO Anzi è un male irrimediabile.

UFFIZIALE Io scommetto che voi tra poco comprate una contea.

EGIDIO Con che?

UFFIZIALE Col vostro merito.

EGIDIO È tanto possibile, come il comprar l’ali ad un asino e farlo volare.

UFFIZIALE Basta: io sono un poco astrologo e non mi ritratto.

EGIDIO Vi assicuro che questa volta perdete il merito dell’astrologia.

UFFIZIALE Mi rincrescerebbe.

EGIDIO Eh di grazia lasciamo queste inezie.

UFFIZIALE Lasciamole pure. (Ad Odoardo) Ma a proposito io mi scordava... Non mi diceste che bramate di gettarvi a’ piedi dell’imperatore?

ODOARDO Questo sarebbe l’unico mio rifugio.

UFFIZIALE E che vorreste da lui?

ODOARDO Pietà, giustizia, compassione per la mia povera sposa.

UFFIZIALE Questo è facile.

EGIDIO Voi fate tutto facile, ed io credo tutto difficile.

UFFIZIALE Vi compatisco.

 

 

 




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