Scena ultima
Il barone Naimann, il barone Velfen, il barone Splinn, la
baronessa Viltz, il cavaliere Brom, alcune altre danze e cavalieri;
l’imperatore, il conte Steimbergb, la contessa Valsingher, Egidio, Ferdinando,
Luigia, il barone Odoardo, Gismondo, e Guglielmo.
VELFEN Servitore umilissimo.
NAIMANN Schiavo.
BROM Chi è il padrone di casa?
EGIDIO Sono io.
STOLLEN (alla baronessa Viltz) È qui
quell’uffiziale.
VILTZ (alla baronessa Stollen) Egli si
caccia per tutto. Se lo sapeva, non ci veniva.
BROM (alle baronesse Viltz e Stollen) Ecco
la contessa: fin qua è venuta a trovare il suo nuovo innamorato.
EGIDIO Chi cercate, signori?
NAIMANN L’imperatore.
IMPERATORE Vi pare che questo sia il luogo da
ricercarlo?
NAIMANN È quello che diceva ancor io; egli non
avrebbe preferito un artefice alla nobíltà?
IMPERATORE Che vorreste da lui?
NAIMANN A noi tocca a complimentarlo ovunque sia, e
offrirgli la nostra servitú. Siamo i primi della città.
IMPERATORE Ho paura che siate appena gli ultimi.
NAIMANN Come parlate?
BROM (Vuol vendicarsi).
ODOARDO (sta coperto dietro agli altri in modo che il barone
Naimann non lo vegga) (Se potessi almeno avvisare mio padre).
NAIMANN (ad Egidio) Rispondete voi: è vero o
non è vero che l’imperatore è entrato qui?
EGIDIO Io non ho veduto che questo signore (accennando
l’imperatore).
IMPERATORE Oscuro e senza titoli, non degno della
vostra conversazione e, forse, de’ vostri riguardi.
STOLLEN Maledetti gli sciocchi! Ci hanno fatto
correre alla posta, al palazzo del governatore, e poi qua.
VILTZ Scommetto che l’imperatore non si sogna
nemmeno d’essere nel nostro paese. Nessuno sa quello che si dica.
STOLLEN Siamo pur pazzi noi a dar loro retta.
IMPERATORE Lo credo.
VALSINGHER Andiamo (in atto di partire).
NAIMANN (scoprendo Odoardo) Che veggo? Tu
qui?
ODOARDO Ah padre, eccomi a’ vostri piedi.
NAIMANN Indegno! Contro il mio divieto tu ardisci
praticare questa donna e questa gente che ti ha sedotto? Te ne pentirai.
ODOARDO Fermatevi.
NAIMANN Che fermarmi? Implorerò l’aiuto del governo.
Farò carcerar te, e metter costei in un ritiro.
IMPERATORE Il governo, bene informato, non vi
ascolterà.
NAIMANN Perché?
IMPERATORE Perché questi sono sposi legittimi, e non
si commettono ingiustizie.
NAIMANN È un matrimonio nullo e cresciuto nella
colpa... Questi plebei hanno circuito, tradito mio figlio.
IMPERATORE Non ne sono capaci... Plebei? Che nome
date voi alla virtú? Uno scultore egregio, che fa onore alla sua patria, un
uomo di lettere non sono plebei, come voi dite, e possono con decoro
imparentarsi con un nobile novello e di provincia.
NAIMANN Io non vi ascolto. Voi non c’entrate. Io
odio questa gente, e li perseguiterò fino alla morte.
IMPERATORE E che farete? Uomo vile, miserabile,
vergognoso pasto della superbia, ascoltatemi. Io vi parlo a nome
dell’imperatore. Egli sa e approva questo matrimonio. Se le virtú non bastano a
soddisfare chi non ne possiede nessuna; s’è necessario uguagliare una nobiltà
comprata da un padre mugnaio, sappiate che Luigia è figlia del conte Egidio,
conte per merito e non per accidente, e nipote di un consigliere di sua maestà.
Vi basta ciò per far tacere la vostra stolida ambizione?
NAIMANN Da quando in qua hanno costoro questi
titoli?
IMPERATORE Dal tempo che voi avete demeritato i
vostri.
NAIMANN Ma, signor uffiziale...
IMPERATORE Tacete, ormai, né mi obbligate a dirvi di
piú... (volgendosi ad Egidio, Ferdinando e Luigia) Amici miei,
rallegratevi; se vedete premiata scarsamente la vostra virtú, voi lo dovete a
voi stessi. È tempo di separarci. Ricordatevi ch’io lascio qui degli amici, e
voi siate certi che in ogni tempo ne avrete uno in me. Addio (va per
partire; Egidio, Odoardo, Luigia, la contessa Valsingber e il conte di
Steimbergh l’accompagnano).
VALSINGHER Ah signore!...
EGIDIO La nostra gratitudine...
IMPERATORE Restate, e tacete.
GISMONDO e GUGLIELMO (lo salutano colla spada).
IMPERATORE E questi signorini saranno essi
dimenticati? (A Gismondo) Addio, tenente. (A Guglielmo) Addio,
capitano. (Rivolgendosi improvvisamente sulla porta alle baronesse, ai
baroni, alle dame, e ai cavalieri) E voi cavalieri e baroni, ricevete un
mio ricordo per compassione. Date bando all’orgoglio; rispettate tutti.
Apprendete che l’uomo, che difende la patria, merita la stima e l’amicizia
d’ognuno e che la prima e vera nobiltà è fondata sulla virtú (parte).
STOLLEN Io resto attonita e non intendo questi
discorsi.
VILTZ Ci siamo lasciati strapazzare senza rispondere
una parola.
STEIMBERGH Buon per voi.
VALSINGHER Ringraziatene il cielo.
STOLLEN In fine chi è quell’uffiziale?
VALSINGHER Siete stati cosí ciechi per non
conoscerlo?
ODOARDO Ah padre mio!
NAIMANN E cosí?
ODOARDO Quegli è appunto l’imperatore.
NAIMANN Giusto cielo!
STOLLEN Oimè!
VILTZ L’imperatore!
BROM E noi?... Ah sciagurati noi!
STOLLEN Oh Dio! mi vien male. Non posso piú (si
getta sopra una sedia in convulsioni).
VALSINGHER Vi sta bene.
STOLLEN Un bicchier d’acqua per carità!
VALSINGHER Ci vuol altro.
VILTZ Sono piú morta che viva.
NAIMANN Ah figlio ingrato! Tu mi hai tradito.
ODOARDO No, padre: io non ero in istato di poter
dirvi una parola.
STOLLEN Questo è troppo. Sono schernita, disonorata.
Voglio andare ad annegarmi.
STEIMBERGH Fermatevi. Volete, o signori, un mio
consiglio? Esso è il solo, il piú salutare, e ve lo dà un amico.
Quest’avventura non vi offenda. Nel suo genere è soltanto ridicola ed esclude
la colpa. Chiedetene, con una supplica, perdono a sí buon principe. Egli ne
riderà, ne rideranno gli altri e tutto sarà finito. Ma voi, se siete saggi,
traetene tutto il vantaggio. Ella v’insegna ad esser cauti per l’avvenire;
dignitosi, ma non superbi; cortesi cogli eguali; docili con tutti e umani cogli
inferiori. Avete sentito ciò che ha detto l’imperatore? Questi sono i segni
distintivi e i veri pregi della nobiltà.
Fine.
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