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Camillo Federici
I pregiudizi dei paesi piccoli ossia lo scultore e il cieco

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  • ATTO QUARTO
    • Scena ultima   Il barone Naimann, il barone Velfen, il barone Splinn, la baronessa Viltz, il cavaliere Brom, alcune altre danze e cavalieri; l’imperatore, il conte Steimbergb, la contessa Valsingher, Egidio, Ferdinando, Luigia, il barone Odoardo, Gismondo, e Guglielmo.
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Scena ultima

 

Il barone Naimann, il barone Velfen, il barone Splinn, la baronessa Viltz, il cavaliere Brom, alcune altre danze e cavalieri; l’imperatore, il conte Steimbergb, la contessa Valsingher, Egidio, Ferdinando, Luigia, il barone Odoardo, Gismondo, e Guglielmo.

 

VELFEN Servitore umilissimo.

NAIMANN Schiavo.

BROM Chi è il padrone di casa?

EGIDIO Sono io.

STOLLEN (alla baronessa Viltz) È qui quell’uffiziale.

VILTZ (alla baronessa Stollen) Egli si caccia per tutto. Se lo sapeva, non ci veniva.

BROM (alle baronesse Viltz e Stollen) Ecco la contessa: fin qua è venuta a trovare il suo nuovo innamorato.

EGIDIO Chi cercate, signori?

NAIMANN L’imperatore.

IMPERATORE Vi pare che questo sia il luogo da ricercarlo?

NAIMANN È quello che diceva ancor io; egli non avrebbe preferito un artefice alla nobíltà?

IMPERATORE Che vorreste da lui?

NAIMANN A noi tocca a complimentarlo ovunque sia, e offrirgli la nostra servitú. Siamo i primi della città.

IMPERATORE Ho paura che siate appena gli ultimi.

NAIMANN Come parlate?

BROM (Vuol vendicarsi).

ODOARDO (sta coperto dietro agli altri in modo che il barone Naimann non lo vegga) (Se potessi almeno avvisare mio padre).

NAIMANN (ad Egidio) Rispondete voi: è vero o non è vero che l’imperatore è entrato qui?

EGIDIO Io non ho veduto che questo signore (accennando l’imperatore).

IMPERATORE Oscuro e senza titoli, non degno della vostra conversazione e, forse, de’ vostri riguardi.

STOLLEN Maledetti gli sciocchi! Ci hanno fatto correre alla posta, al palazzo del governatore, e poi qua.

VILTZ Scommetto che l’imperatore non si sogna nemmeno d’essere nel nostro paese. Nessuno sa quello che si dica.

STOLLEN Siamo pur pazzi noi a dar loro retta.

IMPERATORE Lo credo.

VALSINGHER Andiamo (in atto di partire).

NAIMANN (scoprendo Odoardo) Che veggo? Tu qui?

ODOARDO Ah padre, eccomi a’ vostri piedi.

NAIMANN Indegno! Contro il mio divieto tu ardisci praticare questa donna e questa gente che ti ha sedotto? Te ne pentirai.

ODOARDO Fermatevi.

NAIMANN Che fermarmi? Implorerò l’aiuto del governo. Farò carcerar te, e metter costei in un ritiro.

IMPERATORE Il governo, bene informato, non vi ascolterà.

NAIMANN Perché?

IMPERATORE Perché questi sono sposi legittimi, e non si commettono ingiustizie.

NAIMANN È un matrimonio nullo e cresciuto nella colpa... Questi plebei hanno circuito, tradito mio figlio.

IMPERATORE Non ne sono capaci... Plebei? Che nome date voi alla virtú? Uno scultore egregio, che fa onore alla sua patria, un uomo di lettere non sono plebei, come voi dite, e possono con decoro imparentarsi con un nobile novello e di provincia.

NAIMANN Io non vi ascolto. Voi non c’entrate. Io odio questa gente, e li perseguiterò fino alla morte.

IMPERATORE E che farete? Uomo vile, miserabile, vergognoso pasto della superbia, ascoltatemi. Io vi parlo a nome dell’imperatore. Egli sa e approva questo matrimonio. Se le virtú non bastano a soddisfare chi non ne possiede nessuna; s’è necessario uguagliare una nobiltà comprata da un padre mugnaio, sappiate che Luigia è figlia del conte Egidio, conte per merito e non per accidente, e nipote di un consigliere di sua maestà. Vi basta ciò per far tacere la vostra stolida ambizione?

NAIMANN Da quando in qua hanno costoro questi titoli?

IMPERATORE Dal tempo che voi avete demeritato i vostri.

NAIMANN Ma, signor uffiziale...

IMPERATORE Tacete, ormai, né mi obbligate a dirvi di piú... (volgendosi ad Egidio, Ferdinando e Luigia) Amici miei, rallegratevi; se vedete premiata scarsamente la vostra virtú, voi lo dovete a voi stessi. È tempo di separarci. Ricordatevi ch’io lascio qui degli amici, e voi siate certi che in ogni tempo ne avrete uno in me. Addio (va per partire; Egidio, Odoardo, Luigia, la contessa Valsingber e il conte di Steimbergh l’accompagnano).

VALSINGHER Ah signore!...

EGIDIO La nostra gratitudine...

IMPERATORE Restate, e tacete.

GISMONDO e GUGLIELMO (lo salutano colla spada).

IMPERATORE E questi signorini saranno essi dimenticati? (A Gismondo) Addio, tenente. (A Guglielmo) Addio, capitano. (Rivolgendosi improvvisamente sulla porta alle baronesse, ai baroni, alle dame, e ai cavalieri) E voi cavalieri e baroni, ricevete un mio ricordo per compassione. Date bando all’orgoglio; rispettate tutti. Apprendete che l’uomo, che difende la patria, merita la stima e l’amicizia d’ognuno e che la prima e vera nobiltà è fondata sulla virtú (parte).

STOLLEN Io resto attonita e non intendo questi discorsi.

VILTZ Ci siamo lasciati strapazzare senza rispondere una parola.

STEIMBERGH Buon per voi.

VALSINGHER Ringraziatene il cielo.

STOLLEN In fine chi è quell’uffiziale?

VALSINGHER Siete stati cosí ciechi per non conoscerlo?

ODOARDO Ah padre mio!

NAIMANN E cosí?

ODOARDO Quegli è appunto l’imperatore.

NAIMANN Giusto cielo!

STOLLEN Oimè!

VILTZ L’imperatore!

BROM E noi?... Ah sciagurati noi!

STOLLEN Oh Dio! mi vien male. Non posso piú (si getta sopra una sedia in convulsioni).

VALSINGHER Vi sta bene.

STOLLEN Un bicchier d’acqua per carità!

VALSINGHER Ci vuol altro.

VILTZ Sono piú morta che viva.

NAIMANN Ah figlio ingrato! Tu mi hai tradito.

ODOARDO No, padre: io non ero in istato di poter dirvi una parola.

STOLLEN Questo è troppo. Sono schernita, disonorata. Voglio andare ad annegarmi.

STEIMBERGH Fermatevi. Volete, o signori, un mio consiglio? Esso è il solo, il piú salutare, e ve lo un amico. Quest’avventura non vi offenda. Nel suo genere è soltanto ridicola ed esclude la colpa. Chiedetene, con una supplica, perdono a buon principe. Egli ne riderà, ne rideranno gli altri e tutto sarà finito. Ma voi, se siete saggi, traetene tutto il vantaggio. Ella v’insegna ad esser cauti per l’avvenire; dignitosi, ma non superbi; cortesi cogli eguali; docili con tutti e umani cogli inferiori. Avete sentito ciò che ha detto l’imperatore? Questi sono i segni distintivi e i veri pregi della nobiltà.

 

Fine.

 




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