Scena
quindicesima
Lorenzo
e detto.
BERNARDINO (a Lorenzo che passa, inchinandolo per uscire) Lorenzo,
ascoltami.
LORENZO Eccomi pronto a servirla.
BERNARDINO Tu vedi, e sai i disordini, gli
sconvolgimenti della mia casa.
LORENZO (abbassa il capo mostrando rammarico).
BERNARDINO Tu sai che, mesi sono, qui tutto era
tranquillità, buon ordine, perfetta allegria, e che nessun male turbava né la
mia quiete, né la salute di mia moglie.
LORENZO (come sopra).
BERNARDINO No, no, puoi parlare liberamente. Te lo
permetto, anzi te lo comando.
LORENZO Che vuol che le dica? Veggo, purtroppo, e ne
ho dolore grandissimo. Venni da giovinetto a servire in questa casa. Sono
vent'anni e piú che ci servo, e sempre contento, e sempre sviscerato pei miei
padroni. Ma...
BERNARDINO Ma da cinque o sei mesi in qua il
cangiamento si è reso insoffribile. Son pochi mesi ancora che tu hai preso
moglie, ed io ben volentieri ho ricevuta al mio servigio anche la moglie tua...
LORENZO La quale corrisponde malissimo, lo veggo, a
tanta carità e beneficenza. Ella forse ha sviata e guastata la testa della
padroncina...
BERNARDINO Eh via, caro Lorenzo, non dare a tua
moglie piú colpa di quella che ha. Non tocca ai servitori e alle serve
d'educare e regolare i padroni. Dipendono essi da noi, e non già noi altri da
loro. La famiglia servente è sempre buona nella casa dei veramente buoni
padroni. Orsú alle corte. Oggi succeder deve la gran mutazione e nella moglie
mia e nella tua.
LORENZO (con trasporto) Oh! il ciel
lo volesse, lo volesse pur il cielo; poiché troppo mi spiacerebbe di dover
abbandonar questa casa; ed io sicuramente cosí non ci duro.
BERNARDINO (accennando la carta che ha in mano)
Il dottore Francuccio...
LORENZO Benedetto mille volte quell'uomo. Lo so, lo
so che è un uom grande. Egli senz'altro le ha data una ricetta che non potrà
andar in fallo. Signor padrone dia, dia a me. Corro subito dallo speziale a
provvedere ciò che abbisogna.
BERNARDINO (con sorriso) Non serve, no,
l'incomodarsi neppur tanto. Le necessarie droghe le abbiamo in casa. Basta che
tu ed io abbiamo il necessario coraggio per adoprarle. Le nostre mogli guariran
subito.
LORENZO Oh che consolazione per tutti due! Permetta
caro padrone, ch'io di giubilo gliene baci anticipatamente la mano. Ma
favorisca; ella dice che guariranno, e guariranno colla ricetta d'un medico.
Dunque, poverette, non era né falso, né finto il loro male; e quelle sciagurate
convulsioni...
BERNARDINO (recandogli la carta) Osserva,
leggi la ricetta medesima, essa ti servirà di risposta. So che sai leggere.
LORENZO Sí, signore, so leggere; ma del latino non
ne intendo neppur un acca.
BERNARDINO Eh! non è scritta in latino. Il dottore
Francuccio non è sí stolido di voler scrivere le ricette in cifre e in latino.
Leggi, leggi. Son due versetti soli.
LORENZO (avendo subito letto piano si mette a saltare per allegria)
Evviva, evviva. Ho letto, sí, ho inteso. Farò quello che debbo fare. Ella, signor
padrone, non si perda d'animo. È deciso che eravamo ingannati, e ch'eravamo, mi
perdoni, condotti pel naso tutti due. Non è cosí?
BERNARDINO Ma non si può piú dubitarne. Io ne aveva concepito molto
sospetto; la soverchia mia tenerezza m'impediva di formarlo interamente. Due
uomini savi ed illuminati m'hanno convinto... Ecco mia moglie, e Domenica.
LORENZO Brave, brave. Vengono a farsi medicare.
BERNARDINO Bada a quel che fo io; e tu a suo
tempo...
LORENZO Non tema, no, non tema. Per mia moglie ho
già scelta la dose piú caricata.
|