Scena
sedicesima
Laura
che languidamente s'appoggia a Domenica, e che languidamente s'asside sul sofà.
Domenica sempre vicina. Bernardino si mette a sedere in faccia sopra una
poltrona. Lorenzo dalla porta di mezzo in osservazione.
LAURA Addio caro marito.
BERNARDINO (con freddezza) Vi saluto.
LAURA Siete di mal umore?
BERNARDINO Ho nessun motivo di esserlo?
LAURA No, ch'io sappia.
BERNARDINO Dunque non lo sono.
LAURA Siete tornato a casa senza venirmi a trovare.
BERNARDINO Non ci è quest'obbligo.
LAURA Non parlo d'obbligo; parlo d'una finezza che è
solita.
BERNARDINO Appunto perché è solita, può divenire
noiosa.
LAURA Per me non sarà noiosa giammai, che v'amo sí
teneramente.
BERNARDINO Bene, ci ho gusto.
LAURA (a Domenica) (Che diavolo ha?)
DOMENICA (a Laura) (Mi fa tremare
quel dottore).
LAURA M'avete favorito di pagare per me alla
marchesa Angelica li cento zecchini che perdetti ieri mattina in casa sua?
BERNARDINO No (bruscamente).
LAURA No. Perché?
BERNARDINO Perché non voglio spender nulla pei vizi
di mia moglie.
LAURA (con qualche calore) Oh! questa
è bella. Vizio, o non vizio; se gli ho perduti, come ho da pagarli?
BERNARDINO (sempre freddamente) E
come pensavate di pagarli nel tempo che li perdevate?
LAURA (Comincia qualche smania e contorsione)
Voi già mi volete far disperare.
BERNARDINO Oh! in questo poi siete assoluta padrona.
LAURA (con rabbia) Come sono assoluta
padrona!
BERNARDINO E chi può togliere ad alcuno la libertà
di disperarsi?
LAURA (a Domenica) (Che nuova maniera
è mai questa?)
DOMENICA (a Laura) (Ah! Francuccio,
Francuccio).
LAURA (con tenerezza) Vi
ringrazio, vi ringrazio. Quest'è il grand'amor che mi avete!
BERNARDINO Vi amo, e vi amo tenerissimamente; ma non
voglio andar in malora, poiché questo sarebbe un non amare né voi, né me.
LAURA Anche il mercante...
BERNARDINO Che ha da avere cinquanta zecchini spesi
in blonde ed in penne...
LAURA (rabbiosa) Viene da me per
esser pagato...
BERNARDINO Guardate che indiscretezza!
LAURA Ed io l'ho mandato da voi.
BERNARDINO Aspettate (si tocca il vestito
e la testa). Io non ho blonde, io non ho penne. Dunque a voi
toccherà pagare ciò che compraste e ciò che portate. Mancano i vostri
assegnamenti? Son io puntuale?
LAURA Sí, lo siete; veramente gran cosa. Essi non
bastano.
BERNARDINO Bisognava ch'io prima lo
avessi saputo. O ve li avrei destinati maggiori, o non vi avrei presa in
moglie.
LAURA (con furore) O non mi avreste presa;
o non mi avreste presa! Mi dite queste insolenze? Oh! povera, povera me! (e
ricade illanguidita).
DOMENICA (con premura subito le accosta la solita boccettina al
naso) Non s'inquieti, no, non s'inquieti. Il padroncino l'ama di
cuore e pagherà tutto.
BERNARDINO Sí, dici bene, l'amo di cuore; ma non
pagherò niente. (Or viene il buono).
LAURA (in fortissima convulsione) Dove
sono? Chi mi soccorre? Non ho un marito; ho un cane, una tigre, un carnefice,
un vero carnefice... sí... sí... sí...
DOMENICA Non ho forza che basti. Margarita,
Francesca, aiutatemi, aiutatemi... (vengono le due donne, le quali si
accingono per tener Laura).
BERNARDINO (si alza in piedi e dice con
risolutezza) Scostatevi tutte tre voi altre femmine e lasciate che
possa liberamente sfogarsi (si scostano intimorite).
DOMENICA (tremante) S'accopperà,
Signore, s'accopperà. Almeno un bicchier d'acqua. Lorenzo... (Lorenzo che
sta per eseguire).
BERNARDINO (a Lorenzo) Non ti
muovere. Qui non ci vuol né acqua, né vino. Donna Laura, è tempo di mutar lo
stile: io con voi, voi con me.
LAURA (che non essendo piú tenuta, ha moderati subito gli sforzi,
balza in piedi anch'essa, ma furente) Come sarebbe a dire?
BERNARDINO Capitemi, se volete. So che potete
capirmi.
LAURA (sempre furibonda) Capisco che
tu vuoi la mia morte. Dov'è un'arma, un coltello, un coltello...
BERNARDINO (mentre Laura gira per la scena, tira fuori un coltello
da frutti, e sguainatolo, cortesemente gliel'offre) Eccola servita,
signora; se questo le comodasse...
LAURA (dando un urto al braccio di Bernardino glielo fa cadere, ed
egli freddamente lo raccoglie, e se lo rimette in saccoccia) Cosí mi
tratti, uomo senza pietà? Cosí si tratta una dama?
BERNARDINO Mi pare anzi di trattarla da dama: la servo
in tutto. (Che pena soffro a non cedere!)
LAURA Non ho bisogno che nessun m'aiuti a togliermi
da questo mondo. Una muraglia, sí una muraglia mi romperà questa testa... (prende
impetuosa corsa verso il fondo del teatro. Le donne vorrebbero trattenerla.
Bernardino l'impedisce: Lorenzo ansioso osserva. Quando Laura è vicina colla
testa al muro fa una voltata improvvisa, e si lascia cadere seduta sopra una
sedia come in isvenimento).
BERNARDINO (Bravo Dottor Francuccio, bravissimo.
Cosí appunto m'aveva egli pronosticato: non ci sarà né morte, né sangue).
LAURA (languidamente) In fine poi...
ricorrerò... da mio padre. Mi accoglierà... mi ascolterà. In tre anni che son
maritata non l'ho importunato giammai.
BERNARDINO E la consiglio a non importunarlo neppure.
LAURA Ah! ella ne ha soggezione, signorino. Vede
d'aver torto. Conosce i mali trattamenti che in questa casa ricevo. Tanto
meglio, tanto meglio per me.
BERNARDINO Tanto peggio, tanto peggio per lei, se si
arrischierà di ricorrere al padre. Non ho soggezion di nessuno, quando la
ragione m'assiste.
LAURA (con forza) Egli è che non
voglio uscir sola, ma quando tornerà il marchese Aurelio che mi accompagni...
BERNARDINO Il Marchese Aurelio non metterà piú piede
in questa casa.
LAURA Come! E chi lo comanda?
BERNARDINO Chi può a voi comandare.
LAURA E chi è che possa comandare a lui?
BERNARDINO Io medesimo, quando si tratti di venire
in casa mia. Colui non ci verrà più.
LAURA (con somma furia) Anche questo
di piú! Non potrò aver un amico a mio modo?
BERNARDINO Quegli non si chiama un amico. Gli amici
non sono di quella tempera.
LAURA (con precipitosi passi scorre la scena)
Non so chi mi tenga... Sento che la rabbia mi affoga... Son ridotta
all'estrema disperazione... Giuro al cielo giú da una finestra mi getterò...
Sí, sí.
BERNARDINO (subito va ad aprirle tutte due)
Eccone due ai suoi comandi; scelga, e risolva. Or che siamo avvezzi ai
palloni che volano all'insú, diamo un po' lo spettacolo d'una donna che vuol
volare all'ingiú.
LAURA (che aveva presa la corsa veno le finestre rimane immobile e
sbalordita) È un sogno questo, o è pur vero ciò che ora veggio?
Tanta decision, tanto scherno; disprezzata cosí da un marito che mostrò sempre
d'amarmi!
BERNARDINO E che v'ama pur tuttavia con la piú
fervida svisceratezza.
LAURA (furente) No, che non mi ami, né
mi amasti mai. Son tradita, son vilipesa. Benché nessuno mi segua, benché
nessun m'accompagni, volerò io sola da mio padre, mi getterò nelle sue braccia;
gli narrerò i miei affanni, i miei guai. Da mio padre, sí, da mio padre... (s'incammina
velocemente).
|