Scena
diciassettesima
Don Alfonso che comparisce in fondo alla scena e
detti.
LAURA (gli corre incontro) Ah! padre
mio, siete qui!
ALFONSO (con sostenutezza) E che
pretendi tu da tuo padre?
LAURA (con sommessione) Il vostro
amore...
ALFONSO Questo non può mancarti, purché tu ti
mantenga, o racquisti l'amore di lui (accennando Bernardino).
LAURA Ah! se mi amate davvero, la vostra autorità...
ALFONSO La mia autorità passò tutta nelle mani di
tuo marito. T'inganni se credi di trovare in me contro lui un appoggio, una
difesa, un ricovero, mentre ogni ragion ti condanna.
LAURA Ma voi non sapete le angustie mie; non sapete
come schernita, derisa...
ALFONSO Sí, tutto so, figlia incauta, figlia ingrata
a quel bene ch'io ti procurai collocandoti in questa casa, a quel tenero
costante affetto che da un egregio marito ti viene evidentemente mostrato.
LAURA Ma, signore, che tenerezza, che affetto, se di
continuo mi fa inquietare?...
ALFONSO Tu sei che alle tue nuove follie, ai nuovi
insorti capricci sacrifichi la propria pace e quella di tuo marito. Egli ha
l'obbligo di non darti giusta cagion d'inquietudini, ma non già di rinunziar
per tua quiete né all'economia, né al decoro, né ai quei sacri diritti che gli
competono. Se qui mi vedi comparir oggi, se qua venni informato de' tuoi
andamenti, se ho scelto il punto di giungere che fra voi due son le contese piú
ardenti, sappi che venni tuo giudice, e non tuo padre. Tuo giudice, ma senza
bisogno che tu mi narri alcun fatto; tuo giudice, ma senza timore che tu
m'acciechi, o mi nasconda la verità; tuo giudice, ma inesorabile, determinato e
valevole a farti cangiar condotta, o a renderti donna misera ed infelice per
tutto il tempo della tua vita. E che vorresti dal padre tuo, forsennata?
Vorresti ch'io ti lodassi perché dispergi il tempo e il denaro nei
scialacquamenti del gioco, e d'un teatrale vestiario? Dovrei biasimare tuo
marito se ricusa di piú compiacerti nell'abuso che fai della sua
condiscendenza? Lo biasimo, lo condanno per la troppa condiscendenza ch'ebbe
finora. Tu pensa a vincere in te medesima il mal costume, e non a pretendere
ch'egli ti secondi, e si lasci teco strascinare ad una irreparabil rovina.
LAURA (tremante) Dunque non potrò
giocar come l'altre; non potrò vestirmi come l'altre giovani fanno?...
ALFONSO Sí, gioca come l'altre giovani tue pari.
Vestiti pure come il comportano la tua età, la tua condizione, e la moda. Ma
gioca come le giovani savie, e segui la moda piú contegnosa e decente. Son
poche, ma pur vi sono le savie giovani, nobili come tu sei. E appunto perché
son poche rendonsi esse modelli ognor piú degni d'essere imitati.
LAURA (sempre tremante) Mi viene
anche tolto ed escluso un amico...
ALFONSO (con molto sdegno) E che mi
parli d'amico? Che dici tu mai d'amicizia? Male troppo conosci questo bel nome,
questo soave vincolo di società, questo dolce conforto del viver nostro. Ad un
adulatore, ad un balordo damerino, ad un seduttore, ad un cavaliere servente
darai tu il sublime titolo d'amico? Chiudi quel labbro che lo profana nel
pronunziarlo. Voi, femmine, che in preda vi date ai corteggi, no, non ne avete
degli amici, e non ne avrete giammai. Non m'obbligare a farti arrossire col dichiararti
alla presenza di chi ci ascolta l'immenso divario che passa fra gli adoratori e
gli amici.
LAURA (con qualche calore) Signore,
perdonatemi; la mia onestà poi certamente...
ALFONSO La tua onestà io la giudico perfetta ed
illesa. Sí, figlia, non t'adulo in ciò, né m'inganno. Ma qui appunto io
t'aspettava. Per la tua onestà ti riscaldi? Tutto per essere e mantenerti
onesta faresti, e nulla far vorrai per parerlo? Se tanto ti cale della
riputazione, dell'onore, perché non sei gelosa a serbarne ancor le sembianze?
Uno screditato giovinastro dovrà con assiduo corteggio starti vicino, e potrai
sperare che mentre sei virtuosa, il mondo ancora ti creda tale? Potrai sperare
che il corteggiatore deluso dalla tua illibata virtú non vorrà per proprio
vanto con tronchi detti, con equivoche frasi, con maligni sorrisi renderla
sospetta almeno, se non macchiata agli occhi del pubblico? Scuotiti una volta
dall'inganno fatale; e giacché son pochi mesi ch'hai cominciato a traviare,
ritorna intrepida sul buon sentiero. Qualch'altro padre forse in altra guisa
aprirebbe le braccia ad una figlia traviata, e con lei s'unirebbe per muover
guerra al marito. Peran coloro, e ben di cuore lo dico, i quali dopo aver
pessimamente educate le figlie, e date in mogli a quegli sventurati che si
presentano, ad ogn'incontro di contrasti domestici ripiglian di nuovo la
perduta autorità paterna, quasi a solo fine di compiere la primiera pessima
educazione. (Bernardino, durante il discorso si è mostrato commosso. Laura
si è andata commovendo ancor essa; e messosi il fazzoletto agli occhi, cade
ginocchioni tutta piangente ai piedi di suo padre).
ALFONSO Sei rabbiosa, convulsa, o pentita?
LAURA (piglia la mano a suo padre, gliela stringe e bacia con
trasporto senza parlare).
ALFONSO T'hanno persuasa le mie parole?
LAURA (rinnova l'atto di baciargli la mano, e fa conoscere
pentimento).
ALFONSO Se ti hanno persuasa, come credo, quest'è un
nuovo indizio sicuro di tua virtú. Sí, figlia, sí amatissima figlia mia, era
già nell'animo tuo la persuasione d'avere il torto, e la disposizione a
pentirti; io colle mie parole non ho fatto che dartene l'ultimo eccitamento.
Ritorna quale già fosti al tuo diletto marito, ch'io a lui ti ridono con
reiterate benedizioni. (Laura senza parlare sarà balzata in piedi correndo a
braccia aperte al marito che le è anch'egli corso incontro piangendo).
ALFONSO Mi figuro che ti disfarai di que' libri
perversi, ai quali ne sottentreranno degli altri ad istruirti e piacerti, senza
che ti avvelenino il cuore e la mente. Sarai discreta in ogni tua inchiesta al
marito, il quale non nega di riparare i tuoi passati falli. E del marchese
Aurelio in questa casa non se ne parli piú.
LAURA Sí, ancor io cosí voglio; e prometto che sarò
in avvenire e moglie e figlia e dama; tre titoli i quali impongono sacri doveri
da molte femmine non conosciuti, e ch'io pur troppo aveva fatalmente
dimenticati.
BERNARDINO La consolazione improvvisa tolto m'aveva
le parole. Cara sposa, saremo lieti e felici.
ALFONSO Sí, entriamo, o figlia, nelle tue stanze a
ricomporti e a cancellare ogni memoria di ciò che è stato.
BERNARDINO Dò prima un ordine e vengo. Ehi! Lorenzo,
Alessio, Agostino. Sieno quei libri portati al signor Don Alfonso mio suocero;
e qualunque volta venisse il marchese Aurelio, per lui siam tutti e sempre
fuori di casa (i servitori già son venuti, eseguiscono, e accennano di
eseguire).
LORENZO Non dubiti; sarà servita. Se poi verrà
Ruffino, lo caccieremo giú dalle scale.
DOMENICA (cade svenuta e convulsa sopra il sofà)
Mi si oscura la vista... Ahi!... ahi!... ohimè!...
LORENZO Al rimedio, al rimedio; subito, subito, (correndo
alla porta di mezzo, e tornando subito con in mano un grosso bastone; e
tenendolo alzato corre contro la moglie, la quale ne' suoi sforzi è tenuta
dall'altre donne) Largo, largo, voi altre pettegole, date luogo alla
medicatura (le donne si scostano, e lascian Domenica).
DOMENICA (balza velocemente dal sofà, trattiene il braccio del
marito, e se gli butta in ginocchioni) No, no, marito mio, no per
carità. La paura mi basta, e ti giuro che non avrò piú convulsioni.
LORENZO Ah! uh! sei guarita eh? Abbi giudizio pur
sempre. Ti perdono, e t'abbraccio. O ricetta eccellente del dottore Francuccio.
LAURA Deh! appagate la mia curiosità. Che cos'è
questa ricetta?
BERNARDINO Volete saperla? Ora ve la leggerò.
Col disprezzo e lo scherno, o col bastone,
Si sana ogni donnesca convulsione.
Che ne dite?
LAURA (abbassa il capo, e sorride).
DOMENICA (abbassa il capo anch'essa, e resta mortificata, l'altre due
donne si guardano e ridono fra di loro).
ALFONSO Diventerai una nemica del dottore Francuccio
per tale ricetta?
LAURA No, perdonatemi, tutto al contrario. Egli deve
anzi essere il medico di casa nostra, e sarà il migliore de' miei amici. Lo
stimo, e lo ammiro. Non basta ad un medico l'esser pratico e dotto, conviene
che sia ancora onorato, franco, e sincero.
Fine
della commedia.
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