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PARTE QUARTA
IL MALE.
Molti giorni erano passati; e dall'alba al tramonto, dal tramonto
all'alba essi aspettavano ancora.
Tutti i boschi, tutti i cespugli erano stati interrogati, e il
sasso solitario ed i viali e l'orrido precipizio, che solo rispondeva col
muggito profondo del torrente.
Dov'era? Dov'era?
Maria adesso girava tutto il giorno; girava
smarrita, chiamando ad ogni tratto la sorella; paziente nel suo dolore e
persuasa che sarebbe tornata alfine.
Il prete invece dubitava. Quel fremito, quel fruscio
impercettibile che lo aveva scosso quando la fanciulla
gli aveva detto "perdonami" non era stato forse un avvertimento che
egli aveva trascurato?
Dio parla qualche volta così agli uomini. Egli era dunque stato
sordo alla voce divina.
Questo pensiero lo straziava.
Tutte le sere diceva a Maria: - Lascia
aperta la porta e lascia il lume acceso, affinchè la
poveretta, se tornasse, non abbia a smarrirsi nel buio.
Dicendo così, non credeva.
E
tutta la notte vegliava orando, intanto che Maria
prendeva un po' di riposo nel lettuccio abbandonato.
Non credeva; ma, ad ogni fronda agitata, ad ogni sasso che
ruzzolasse, balzava in piedi animato da una subitanea
speranza, e, uscendo sulla spianata, tendeva l'orecchio verso i monti, verso la
valle, in tutta quella oscurità muta, impenetrabile, dove udivasi
soltanto il misterioso respiro della solitudine.
E
pensava ancora: - Forse la sua vita era nelle mie mani. Quand'ella mi disse: "padre, benedicimi", perchè non l'ho stretta nelle mie braccia? Io l'ho lasciata
sola nella lotta. Avevo il dovere di difenderla e non l'ho
difesa, avevo il dovere di amarla e non l'ho amata. Giusto Iddio, è la mia
volta, puniscimi!
Maria, che
dormiva a brevi tratti di un sonno agitato e pieno di visioni, svegliavasi spesso tutta in lagrime, e, chiamando il buon
padre e cercandolo, lo trovava svenuto sul suolo, colle mani ancora giunte in
atto di preghiera.
*
* *
Tutte le foglie erano cadute, il terreno ne era
giallo; restavano intatti i pini e gli abeti nella loro cupa veste che
resisteva ai venti. Morti i fiori, morti gli insetti, morta la luce.
- Ohimè, anche la nostra fanciulla è
morta!
- Padre, padre, tu pure lo dici? Ella mi
parlò di morte l'ultimo giorno, ma non si muore che per andare in cielo, e noi
non dovremmo esserci con lei? Se voleva morire, perchè
non ce lo disse? Perchè non
ci ha aspettati? Padre, seguiamola, andiamo con lei.
Così diceva Maria, nella sua eterna
visione soprannaturale, nella impossibilità di
comprendere.
Ed egli
che l'aveva educata alle gioie celesti, non sapeva ora come spiegarle la
materialità della morte.
- Senti, forse non la raggiungeremo
subito. Ci è duopo aspettare
il nostro giorno; in quel giorno tu comprenderai perchè
"il sepolcro dà la luce all'uomo".
Maria
chinò il capo, nè tuttavia ristette dall'aspettare tutti i giorni la sorella. Andava a sedersi
sul ciglione della montagna, e vi rimaneva finchè il
freddo e il buio della notte non l'obbligassero a
rientrare. Coricandosi nel suo lettuccio, si metteva da una parte per lasciarle
il posto; e quando si svegliava, il primo movimento istintivo era quello di
allungare la mano: credeva sempre di sentirla.
Intanto il buon padre aveva tagliato il più robusto, il più bello
degli abeti, e lo piallava e lo lisciava in silenzio.
- Padre, che fai? La nostra casa è terminata, e non ci occorre nè letto, nè madia. Per chi
lavori?
- Lavoro per una che è lontana e vicina ad un punto; che non ha
più bisogno di casa, nè di letto, nè
di madia, ma bensì delle nostre preghiere.
Quand'ebbe finito di lisciare e di piallare, compose una croce, e
recatala al picco che dominava la valle, ve la rizzò
alta di contro al cielo. Poi disse a Maria:
- Il Signore mi ha mandato una ispirazione.
Prima che le nevi ci stringano d'ogni intorno, scendiamo alla casa dei pastori
per vedere se possiamo attingere notizie di lei. E se nulla apprenderemo, se Dio vuole che non l'abbiamo più da vedere
in terra, questa croce porterà il suo nome, e vicino ad essa aspetteremo il
nostro giorno.......... ...........................
Chiusero la baita, lasciando la chiave nella toppa, e una ciotola
d'acqua e un pezzo di pane sulla soglia.
*
* *
La baita che il pastore colla sua famiglia abitavano
a mezza montagna era grande, con un loggiato davanti, ed era arredata piuttosto
bene, perchè un fratello del pastore che faceva il
falegname l'aveva provveduta dei mobili più necessarii.
L'alcova dei letti era abbellita con una cornice di legno dipinta
a colori vivaci; e qualche quadretto, qualche calendario vecchio la ornava
ancora torno torno, risvegliando l'idea di voti
appesi, dandole un aspetto di nicchia di altare. Fatta
con cura, con attenzione particolare e gentile, era una piccola culla, dove
dormiva un bimbo biondo biondo.
Tutte queste ricchezze non fecero a Maria
nessuna impressione. I suoi occhi, abituati allo
splendore delle visioni interne, si posavano con indifferenza su ciascun
oggetto.
Solamente il bimbo attrasse la sua attenzione; una
attenzione curiosa e rispettosa, tenera e commossa, per cui non osava
quasi di avvicinarsi alla culla, ed aspettava come un avvenimento straordinario
il momento in cui avrebbe aperto le palpebre.
I pastori, meravigliandosi di quella visita e
felici di avere fra loro colui che chiamavano il Santo, fecero molta
festa ai due poveretti, ma quando il prete disse che era venuto in cerca
dell'altra fanciulla e quelli risposero di non saperne niente, un gran silenzio
si fece all'improvviso. L'ultima speranza svaniva.
Senza che nessuno lo dicesse, l'orrore
del burrone stava nella mente di tutti; essi sapevano che l'abisso non rende la
sua preda e non la rivela.
In mezzo alla costernazione generale, Maria,
in cui le verità materiali penetravano con molta lentezza, andava ripetendo tra
sè, secondo il suo costume: - Morta! morta! - cercando di capire. E però, attaccata ancora all'illusione, disse:
- Forse si è indugiata come quel giorno del temporale, e non ha
ancora trovata la strada.
I pastori crollarono il capo, il prete disse:
- Mi farete la carità di informarvi se qualcuno ne vide traccia?
Io sono vecchio, ed anche non posso abbandonare quest'unica
che m'è rimasta. È ben vero che comanda il Signore: "lascia
tutte le pecorelle per seguire la pecorella smarrita". Ma quelle erano tutte
e questa è una: e se l'abbandonassi, non sarebbe ella
stessa smarrita?
*
* *
La via era lunga troppo e malagevole perchè
il prete e la fanciulla potessero rifarla nello stesso
giorno. I pastori li ospitarono fino al domani, e la donna divise con Maria il suo letto, nell'alcova dipinta, tenendosi accanto la piccola culla.
Era buona la pastora. Ella ebbe per Maria delle tenerezze di madre. Le faceva compassione a
saperla così fuori del mondo. Mentre si svestiva in
silenzio, nel breve cerchio di luce della lampadina, la guardava dolcemente.
Quanto candore sulla sua fronte! Che
ineffabile armonia celestiale negli occhi e sulle labbra! Oh! la buona e bella sposa ch'ella sarebbe stata per suo
cognato!
E perchè no?
Maria si
avvicinò alla culla sempre con quell'aria religiosa
di rispetto al mistero, di affettuosità contenuta.
- Veramente, la più bella tra le cose vive è un bambino.
- Lo credi? - e la pastora sorrise, parte
di orgoglio materno, parte di maliziosa intuizione femminile.
- Poichè ti piacciono i bambini, ti
voglio dare una immagine dove sta dipinto il bambino Gesù. Senza mancare di riverenza al nostro Salvatore,
guarda, non ti pare che assomigli tutto al bambino mio?
Maria
contemplò l'immagine con molto raccoglimento, e ringraziando soggiunse:
- La metterò accanto a quello specchietto che regalasti a mia
sorella.
- Uno specchietto? A tua sorella?
La pastora sbarrò gli occhi, e Maria ripetè:
- Sì, una bella cosa lucida dove si vede
il volto, e che Maria chiamava specchio. Glielo donasti tu quest'estate, quando
salivi a pascolare l'armento.
- Ma io non sono mai salita a pascolare
l'armento, e non ho mai veduta tua sorella, e non le diedi nessuno specchio.
Un fenomeno strano si svolgeva in Maria,
come se una vampa di fuoco le toccasse il volto, per cui
si avvide di diventare così rossa e con quel colore strano ch'ella aveva
osservato molte volte sulle guancie di Mària; mentre il cuore sembrava arrestare i suoi battiti
sotto l'impressione di uno sgomento infinito.
La pastora, ingannandosi sul significato di quel rossore, si
affrettò a dire:
- Se desideri uno specchio, è presto
fatto. Fra pochi giorni ritorna mio cognato, che è stato a lavorare nelle mine.
Egli ne avrà uno certamente, e te lo porterà.
- Le mine! - esclamò Maria, sentendo
crescere l'ignoto sbigottimento. - Conosci tu le mine?
- Io no.
- E non ne parlasti a mia sorella?
- Se ti dico che non l'ho veduta mai!
Maria non
aggiunse altro.
Tremava tutta, e vedeva un gran buio; un
buio che non era nella stanza, ma in tutto il mondo, e soprattutto dentro di
lei; un buio assoluto e pauroso, dove sembrava si agitassero delle minaccie ascose e risuonassero lontano lontano,
sottoterra, dei gridi strani che sembravano risa ed avevano un suono di pianto.
*
* *
Triste assai fu il ritorno.
Le pioggie di novembre avevano spazzato
fin l'ultima foglia; gli alberi rizzavano i loro tronchi e gli irti rami nella
desolata nudità dello spazio.
Man mano che salivano, le vette mostravansi
coperte di neve, e per la prima volta Maria trovò che la neve era malinconica.
- Hai freddo, mia povera figlia?
Coraggio; quando saremo nella nostra capanna, ti accenderò un bel fuoco di
betulle e di ginestre.
Un pensiero molestava Maria. Dove ella era sentivasi
il freddo?
Il prete andava innanzi quasi per incoraggiarla e mostrarle meglio
la strada, che parve ad entrambi assai lunga.
Quando Maria incominciò a riconoscere i luoghi
famigliari, e la vetta che stava dietro alla loro baita, fu invasa da una
subitanea speranza. Se ella fosse tornata?...
Una zolla di terra bagnata, tracciando una macchia bruna sotto ad un pino, le
fece battere rapidamente il cuore. Le era parsa la figura di sua sorella che stesse ad aspettarla.
Ma
nessuno aspettava. Il sentiero era deserto, dominato dal silenzio delle grandi
altezze.
Sulla porta della baita, la ciotola piena d'acqua ed il pane
giacevano allo stesso posto.
Entrarono con un senso di terrore, sentendo che tutta la loro vita
era cambiata, che il passato non sarebbe tornato mai più, mai più.
Accesero il fuoco di betulle e di ginestre, ma la fiamma non era
allegra; essa strideva sinistramente.
Il prete pensava a dire qualche cosa; Maria
pensava lo stesso e nessuno apriva bocca. Stavano dall'una parte del fuoco e dall'altra, lasciando
un posto nel mezzo.
Così calò la notte senza che se ne avvedessero.
Le tenebre copersero la piccola finestra; il fuoco morì a poco a poco...
Maria,
agghiacciata fin nel midollo delle ossa, cercò a tentoni il suo lettuccio, e
brancicando nel buio urtò qualche cosa che cadde a terra e si
infranse con uno stridore secco.
Il suolo della stanzetta si coperse di piccoli
frammenti lucidi... Ponendovi sopra il piede, Maria
si ferì.
Dal suo letto dolorando e rigando il lenzuolo con qualche
gocciolina di sangue, ella gemeva.
- Signore, mio Dio, fate che io capisca.
*
* *
Un uccellino si era abbattuto davanti alla capanna. Maria lo aveva raccolto e lo riscaldava nel suo grembo. Il
buon padre intanto leggeva uno dei più commoventi fra i salmi:
"L'anima mia vien meno dietro alla
tua salute; io spero nella tua parola.
"Gli occhi miei vengono meno dietro alla tua parola, dicendo:
Quando mi consolerai tu?" ...............................
...............................
Il fratello del pastore battè all'uscio.
I due solitari lo accolsero con un grido. Oh! la
grande, la commovente apparizione! Egli era coperto di brina, il suo cappello
era rappreso per il gelo, e i chiodi delle sue scarpe lasciavano dietro tante
piccole traccie bagnate.
Il prete sapeva che cosa vuoi dire salire
la montagna d'inverno!
- Dio ti benedica, figlio mio! Qualunque novella tu porti, ti sia reso il merito della tua carità.
Ristette il giovane, timoroso, sulla soglia. Alla meta del suo
viaggio, gli mancavano le forze, le gambe gli si piegavano sotto e la lingua
gli si appiccicava al palato. Fu Maria che lo mosse.
Colla sua dolce voce e colla ingenua schiettezza gli domandò
subito:
- Vedesti mia sorella?
Ancora egli non potè parlare; ma,
colpito dal soavissimo accento, si avanzò, e standosene muto, la sua faccia si
coperse di sì intensa mestizia e tenne sì risolutamente fissi gli sguardi al
suolo, che un brivido corse nei due cuori.
- Morta? - esclamò il prete.
Il giovine tacque ancora.
Un sentimento improvviso lo paralizzava, che non era il gelo, non
era la fatica, non il dolore della notizia che recava. Furtivamente sollevava
la pupilla a quella purissima che gli stava davanti; e un sacro timore lo
prendeva, quasi lo scrupolo di un sacrilegio.
- Morta? - ripetè il prete
angosciosamente.
Ella se
ne stava in piedi, colle mani giunte ed abbandonate lungo la persona,
nell'attitudine di un supremo candore e di un'ansia estrema.
Le pupille del giovane tornarono a chinarsi. Con un movimento
ruvido e casto, si tolse allo sguardo di lei e,
piegandosi rapidamente verso il prete, mormorò:
- Perduta!
*
* *
Altre parole pronunciò poi il giovane
montanaro; induzioni, commenti, sospetti, e il fatto che Mària
era stata veduta più volte intorno all'accampamento dei minatori, e la
coincidenza precisa della sua scomparsa col ritorno di costoro ai propri paesi.
Ma di
tutte queste spiegazioni Maria poco intendeva. Una
parola sola l'aveva colpita, la prima: Perduta?
Colla sua straordinaria lucidità per tutto quanto riguardava il
mondo dell'anima, capì che perduta
voleva dire per sempre - più che morta. Ella non avrebbe
potuto nè raggiungerla, nè
rivederla. Perduta nel tempo, nello spazio, nella eternità...
Perduta! perduta!
Indarno il buon padre, vedendola così impressionata, tentò di
calmarla con parole di speranza e di perdono; egli la trovò, con sua sorpresa, quasi
insensibile. Un grande velo si era squarciato, una
ferita impudica le aveva rivelato brutalmente ciò di cui non sospettava nemmeno
l'esistenza: il male. Or la sua fierezza rivoltata si rifiutava a qualsiasi
consolazione.
Quando il montanaro, prima di partire, volle salutarla, ella chinò il capo ardente di vergogna. Non era dessa una cosa sola con sua sorella? Chi avrebbe ora potuto
guardarla senz'onta?
- Addio! - disse finalmente, coprendosi gli occhi con ambedue le
mani; e sentì, sentì distintamente che una parte di lei
era già morta.
Conobbe in un punto la felicità e il dolore. Il mistero cadendo le
aveva rivelato che fino allora era vissuta felice
nell'ignoranza e che non potrebbe esserlo più.
Un pensiero, che sarebbe stato empio in tutt'altro
cuore che il suo, le si faceva strada a poco a poco in
mezzo al dolore. Gesù non aveva dunque salvato il mondo; la sua passione divina non era
bastata; il mondo soffriva ancora, poichè ancora
esisteva la colpa!
E,
dalle vette serene della sua innocenza, questo mondo trascinantesi
nel peccato originale, questo mostro già ucciso e che nuotava sopra il sangue
di un Dio, la riempiva di un mortale ribrezzo.
Avrebbe voluto nascondersi, sottrarsi a quell'idea
di colpa, e non poteva.
Sola, nella sua cameretta, era presa da subitanei rossori, come lei,
come lei! La sua gemella era macchiata ed ella
si sentiva coperta di macchie. Lo splendore della sua visione celeste si era oscurato, tutto era tenebre adesso.
*
* *
Una ricostruzione lenta, ma precisa, si andava formando nel suo
cervello. Rammentava ogni cosa con una chiarezza da veggente: l'infanzia
selvaggia di Mària, i suoi impeti, i suoi slanci, i
suoi desideri acuti e compressi, fino a quel giorno fatale in cui le montagne
avevano ripercosso lo scoppio della mina - e
poi il cambiamento d'umore, le profonde malinconie, i rapidi ed
eccessivi scoppi di ilarità.
Tutte le cose che lei sapeva!... E
quella risposta franca: - Me le disse la moglie del pastore!
Il cuore di Maria si stringeva a questo
punto orribilmente. Non conosceva la parola menzogna, ma il fatto sorgeva così
inesorabile nella sua memoria e così nudo! Impossibile interpretarlo in altro
modo. Ella non poteva dire: "Mia sorella ha
mentito", chè ancora sarebbe stata una scoperta
preparata dalla conoscenza del peccato e dall'abitudine di vederlo comune fra
gli uomini. No. Ella non sapeva nulla, ella credeva, e
improvvisamente non può credere più. Alla luce erano successe le tenebre senza
insegnamento, senza preparazione, precipitata dal cielo nell'abisso.
E la
striscia vergognosa della menzogna si allungava, si dilatava. Quello specchio! quei fiori rari còlti ai piedi dei
ghiacciai e subito scomparsi! Quei ritorni affannati, sotto il sole, sotto la
pioggia, senza dir mai di dove venisse! E i baci! i baci di cui la tempestava alla notte, serrandosela
dormente sul cuore!
A tale ricordo, il rossore scompariva dalle sue guancie, vinto da un sentimento più potente ancora, più
intimo, più oscuro, che sembrava gelarle il sangue nelle vene e schiaffeggiarla
con uno di quegli insulti che, invece di arrossare il volto, lo fanno diventare
pallido.
Dignità, fierezza, onore, pudore, fede ed affetto tutto sanguinava
in un colpo solo. E chi l'aveva ferita, così era
l'altra metà di sè stessa, la sorella, la gemella
sua!
Ora, tutte le parole belle: luce, amore, cielo, non le intendeva
più. Cosa volevano dire?.........
.........................
- Figlia mia, la notte non oscura il giorno, il peccato non
annienta l'amore, Dio è sempre al di sopra di ogni
cosa. Il sangue di Gesù fu versato per indicare la
via a chi vuole salvarsi, ma lo spirito del male continua a tentare i figliuoli dell'uomo; l'inganno è teso sul mondo.
E poichè il solitario le ebbe dette
queste parole, Maria, senza collera, senza violenza, spinta da una logica inesorabile, rispose con accento
straziato:
- Padre, quando mi rivelasti il bene, dovevi
insegnarmi che esiste il male. Anche tu mi hai ingannata.
*
* *
Maria non
parlava quasi più, non piangeva. Dalla soglia della sua cameretta appariva
tutte le mattine soave come un'ombra, avendo di una
bianca ombra tutte le sfumature e la calma misteriosa.
Accudiva alle leggiere faccende
domestiche e sedeva poi accanto al buon padre, sì che apparentemente sembrava
che nulla fosse mutato in lei; ma l'angelico e quasi costante sorriso era
scomparso dalle sue labbra.
A fuggitivi rossori succedeva sulle sue guancie
una pallidezza dolorosa; l'occhio si spegneva a poco a poco languidamente, a
guisa di una stella quando sorge il chiarore del giorno.
Trasaliva ad ogni rumore e si guardava attorno spaurita, quasi temesse delle nuove rivelazioni; e nello stesso tempo niente
la interessava più.
La neve si addensava davanti alla piccola finestra; righe di corvi
la attraversavano, e qualche uccellino smarrito veniva ancora a picchiare contro
i vetri, ed ella non vi poneva mente. Tutte le scene
della natura, che la penetravano un tempo di sì dolce entusiasmo, le sfilavano
davanti lasciandola indifferente.
Il buon padre le disse:
- Tornerà la primavera, e con essa i
fiori, le farfalle e la gioia della mia diletta.
Ella
scosse la testa melanconicamente. Non era tutto un inganno? I fiori
appassivano, morivano le farfalle, la gioia si cambiava in cordoglio. C'era un
veleno nei raggi del sole, l'erba imputridiva, e le acque le più cristalline,
scorrendo sulla terra, si facevano torbide e dense. Niente era puro al mondo.
Quest'intimo pensiero, fisso come un chiodo, tagliente come una lama,
fondo, solitario, la attaccava nelle sorgenti stesse della vita. Ammalata di offesa al pudore, un pudico silenzio era il velo nel
quale si ravvolgeva tutta; ma alla notte il lettuccio era inondato di lagrime,
e, quando fuori da ogni oggetto che le rammentasse la vita materiale, ella si
abbandonava, puro spirito, al dolore, Dio solo conosceva il suo segreto.
*
* *
Un mattino Maria non apparve.
Il buon padre la trovò sveglia nel letto, e si avvide che faceva
uno sforzo per sorridergli, per tranquillarlo.
- Sono stanca, ho freddo, niente altro.
Non aveva infatti nè
febbre, nè malore apparente. Aggradì
una tazza di latte, e volle che il padre le facesse come al
solito la lettura dei libri santi, che ascoltò compunta e grave.
Avendo trovato fra le pagine un fiore essiccato, egli lo prese
delicatamente, e porgendolo alla fanciulla con un
sorriso disse:
- Vedi come è misericordiosa la natura e
provvida. A mezzo il verno, cinti di neve, noi
possiamo ancora contemplare un fiore. Esso è palliduccio,
e come il ritratto di una persona cara; ce ne offre
l'immagine e ci dice: la rivedrai.
Maria non
rispose. Prese il fiorellino distrattamente, ma, agitandolo sulle coltri, non
si accorgeva di sciuparlo. A un tratto, aperta la
mano, mormorò, lasciando cadere i frantumi:
- È polvere!
La profondità de' suoi occhi in quel momento colpì l'asceta. Una striscia
color di viola li cingeva intorno, prolungando l'ombra delle ciglia, e dietro
la pupilla, quasi nel mistero di un tabernacolo velato, vacillava una fiamma
moribonda.
- Anima cara, questo che or cade in polvere dalle tue mani non è che la promessa di ciò che verrà. Lo sai pure che
ad ogni anno spuntano i fiori novelli, perchè Dio
vuole che abbiamo sempre la nostra porzione di gioia.
Ancora non rispose direttamente. Seguì cogli
occhi - con quei dolci occhi cinti di viola - la piccola traccia bruna che il
fiore polverizzato aveva deposto sulle coltri, e come parlando a sè stessa disse:
- È una macchia!
Acuta, penetrante, scendeva nei visceri di lui la
desolazione: i suoi lombi si agghiacciavano e, atterrito, il cuore sospendeva
nel suo petto i battiti.
- Anima santa - gemette, prostrandosi a terra, sfiorando colle
labbra la bianca rimboccatura del lenzuolo - rialzati e spera. I fiori novelli
che tu coglierai saranno la prova che il Signore perdona. È perciò solo che si
rinnova la terra.
Un lieve riaccendersi della face, un leggiero
passaggio di rose sulla fronte, un tremito nelle membra soavi e nelle mani
tese, imploranti verso il buon padre; uno scontro ineffabile delle due anime,
dei due pensieri, e poi:
- Io non rivedrò i fiori novelli!
............................................................................
*
* *
Come muiono le rose? Esse non hanno
piaghe, non soffrono di male apparente; illanguidiscono, chinano il capo,
cadono... Così moriva Maria.
- Padre........................................
Era il tramonto, le ombre invadevano la cameretta, ed ella non aveva voluto che si accendesse il lume. Davanti
alla piccola finestra la neve scendeva lenta.
- Padre, recitami le litania della
Vergine.
Egli incominciò.
Nella luce crespulare, con quell'uomo inginocchiato per terra, con quella fanciulla che moriva, la bellissima fra le preghiere
acquistava un fascino soprannaturale.
Ad ogni versetto Maria rispondeva col
semplice movimento delle labbra, calma ed assorta in una visione interna. Come
al prete mancava la voce per lo strazio, ella gli pose
la mano sulla spalla, quasi a confortarlo, ed egli continuò. Giunto alle parole
Virgo fidelis,
un singhiozzo gli spezzò la voce...
Oh! era ben lei la vergine fedele, la
vergine martire del proprio ideale, l'ermellino che non sopravvive alla
macchia! Virgo fidelis
ripetè due o tre volte nell'esaltamento
del proprio dolore; nè altro aggiunse, ed ella non lo richiese.
L'ombra diventava sempre più nera. Egli fece un movimento per
accendere il lume, ma la mano posata sulla sua spalla lo trattenne, e, mentre
cercava di distinguere al buio il dolce viso, Maria
disse:
- Quanta luce! ...................................
Egli comprese. Nessuna preghiera usciva più dalle sue labbra, ma
il suo cuore medesimo si scioglieva, si innalzava come
un vapore di lagrime, come un incenso di dolore, accompagnando l'agonia
luminosa.
E
successe allora il più grandioso miracolo dell'armonia delle anime. Egli
penetrò nel pensiero della sua diletta così intimamente da sentirsi uno spirito
solo, da partecipare alla stessa visione ultrasensibile. Scese su di lui la
stessa calma, lo stesso distacco assoluto dalle cose, lo stesso assorbimento nell'al di là.
Una frescura riposante sembrava circondarli; raggi tenui e
splendenti uscivano dalle tenebre, per cui potevano
fissarsi in volto, e pareva ad entrambi che si stesse preparando una grande
dolcezza, il conseguimento di un bene lungamente desiderato. Erano ali d'angelo
il fruscio invisibile che deliziava le loro orecchie,
che passava sulle loro fronti, quasi per cacciarne fin l'ultimo ricordo della
terra?...
I corpi non pesavano più; immaterializzati,
sembravano volare nel nimbo della luce, che cresceva, cresceva
fino a riempire tutta la cameretta di raggi.
.......................................
Improvvisamente Maria fece
l'atto di alzarsi... tese le braccia... Il volto le sfavillava.
- Maria! Maria!
Udì, lo guardò, mormorò:
- Vedo Dio.
*
* *
Tre giorni giacque il bel cadavere, sparse le chiome intorno all'origliere, le mani congiunte sul seno.
Per tre giorni egli non mangiò e non dormì, assorto nella
continuità della visione. Ghirlande di gigli e di viole circondavano il letto,
profumavano l'aria. Egli scorgeva schiere di serafini che si davano il cambio
nel soave incarico di vegliare la diletta; ed ella
diventava sempre più risplendente; le palpebre chiuse si aprivano a sguardi
rapidi e profondi come di chi è immerso nell'estasi; le errava sulle labbra un
divino sorriso.
La dolcezza del delirio era tale che l'asceta non si muoveva
nemmeno, paralizzato nella intensità della sensazione
mistica.
..............................
- Chi siete? che
volete da me?
Aveva tentato di rizzarsi in piedi, ma per l'estrema debolezza
vacillava, e sarebbe caduto se il forte braccio del
montanaro non lo avesse prontamente sorretto.
Era il fratello del pastore, colui, che venuto un giorno a dare la
triste novella, ritornava, col cuore diviso fra la pietà e la speranza.
- Padre, permettete che anch'io vi chiami così, poichè la volontà di Dio mi manda in un simil
giorno; ben altro era lo scopo della mia venuta!
L'accento, il gesto, erano quelli di un dolore vivamente sentito.
Pure egli era il giovane, egli era il forte, a lui
toccava di agire.
Confortò l'asceta, facendogli trangugiare qualche goccia di un
liquore che aveva con sè, e poi, uscito fuori, tornò
con un carico di semprevivi, di rami di pino e di abete.
In silenzio si pose a intrecciarli, ne compose una
barella, ne adunò alla testa i rami più frondosi, le più morbide foglie, e,
quando ebbe finito, disse semplicemente: - Andiamo?
L'asceta si mosse come nel seguito di una visione.
Presero delicatamente il corpo della fanciulla
e lo posero sulle frondi verdi. La piccola porta
della baita fu spalancata in pieno; i due uomini uscirono col sacro fardello.
L'uno seguendo l'altro, presero il sentiero della montagna e si
fermarono al picco solitario, dove la croce piantata per Mària
sembrava aspettare Maria.
Nevicava sempre. Un velo bianco ravvolgeva la
terra, un velo bianco scendeva dal cielo.
- Padre, pregate, intanto che io preparo la fossa.
E la
neve calava sul prete inginocchiato, sul montanaro che zappava, sulla vergine
immota...
Calava soffice, vaporosa, più morbida delle più morbide stoffe,
più candida del più candido giglio.
La barella se ne ricoperse; scomparivano sott'essa le esili forme... la testa, il busto... Restavano i piccoli piedi
ritti, ma a poco a poco scomparvero anch'essi.
- Padre, io credo che una santa è nata
oggi al mondo.
La barella discese nella fossa fresca, tutta ravvolta
nella neve, e, mentre i due uomini se ne stavano davanti a testa scoperta, la
neve calava, calava,
calava......................................................
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