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Giovanni Meli
Opera nova amorosa de Nocturno Napolitano

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  • Capitulo lagrimoso
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Capitulo lagrimoso

 

Sì come al nascer piansi i’ vo piangendo,

E cusì pianger fin morte conviene,

Che in pianto un mal principio va sequendo.

Piansi in fasce, nel latte, & quando dieme

Nel petto il colpo Amor, piansi & hor piango

Per spezar quel che in duro pianto tieme;

La man con denti miei piangendo frango

Che nel dar fin son pigre al lungo pianto,

Del qual per pianger mai scarso rimango.

Piango perché nel ventre non fui franto,

Piango che fuor di quel nei teneri anni

Morte non posse il pianger mio da canto;

Piango quel che agli amorosi inganni

Lusingando fui perso; e piango il loco

Che fu principio dil mio pianto e danni.

Piange il solaccio, il suono, il canto e il loco,

Le rime e i versi; e piango il primo sguardo

Dove causò il mio lungo pianto e foco.

Piango perché non fu di tosco il dardo,

Piango perché né un serpe la catena,

Ché piangendo al morir non seria tardo.

Piango perché la fronte alma e serena

Non mi fu nel dur pianger di Medusa,

Ch’io sarei fuor di pianto e fuor di pena.

Piango la fiamma che gran tempo chiusa

Tenuta ho dentro il petto, e piango il laccio

Che piangendo mi fa l’alma confusa.

Piango il dur pianto, la ferita e il laccio,

Piango che uscir poeta di pianto amaro

Entrai piangendo qual huom scioccho e paccio;

Piango ch’io non conobbi il scur dal chiaro,

Piango che scorto fui da un finto aspetto,

Cusì piangendo ale mie spese imparo.

Piango senz’alma e senza cor nel petto,

Pien de pianto, suspir, de affanno e stento,

Dove piangendo stesso m’ho in dispetto;

Piango i miei tristi spesi in tormento,

Piango le notti che al fin scorto m’hanno,

E piango mie fatiche sparse al vento.

Piango il fidel servir mio senze inganno,

Piango mia pura fede, e il raro amore,

Piango miei persi pasi e il longo affanno.

I’ piango gli anni, i mesi, i giorni e l’hore,

Ché piangendo hanmi a cotal grado scorto

Ch’io son de pianto herede e senza core.

Piango il lungo martir e il gaudio corto,

Anci piango non altri che me stesso,

Che piangendo mi fei de vivo morto.

Piango che al tristo fin mi sento appresso,

Piango e piangendo in pianto più me accendo,

Ché per mio eterno pianto ha il ciel premesso

Che qual nacqui tapin mora piangendo.

 




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