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Oration a Nostra Donna
Vergine
sola fra le belle bella,
Dil tuo figliolo
figlia, madre e sposa,
De ogni cor
dissolato porto e stella,
Perché
sopra d’ogn’altra sei pietosa,
A man giunte a te vengo genuflesso
Col cor contritto,
faccia lagrimosa,
Et
de ogni mio neffando error comesso
Te dimando pietade,
perché mai,
Lasso, non riconobbi
pur me stesso,
E
come il tutto intendi, vedi e sai
Hamme condotto il
poco e mal governo
In un mar
profundissimo de guai;
Dove
se ‘l tuo valor alto e superno
Vi<v>a non mi
mostra a uscir di tal periglio,
Per me stesso alcun
modo non discerno.
Però qual humil madre al vero figlio,
Vogli prestarmi il
magno tuo soccorso,
E farmi degno di tuo
buon consiglio:
Ché se a’ miei tanti affanni poni il morso,
Mediante lo aiuto tuo, regina,
In tanto error mai
più non serò incorso.
Anci
il tempo in degno e in disciplina
Spenderò ch’io spenedeva in vanitate,
E in lodar sempre tua
virtù divina.
Donque
piena de amor e di humiltate
Exaudir vogli
l’humil tuo suggetto,
Ché si de’ haver de’
suoi sempre pietate.
Fallo
per quel benigno e sacro detto
Che Gabriele ti porse
dicendo: Ave,
Chi te infiammò de spirto santo il petto;
Fallo
per quella notte humile e grave
Che parturisti il re de
tutto il mondo,
Che ci portò qua giù
del ciel la chiave.
Fallo,
Madonna, per quel dì iocondo
Che de la sancta
circoncisïone
Havesti dil tuo
figlio alto e proffondo.
Fallo
per quella consolatïone
Che havesti a l’alma quando al tempio santo
Lo ritrovasti in
gran desputatione.
Fallo
per quel solenne iorno tanto,
Che ‘l suscitò col spirto e fragil velo,
Tornando in gaudio
il mondo tutto quanto.
Fallo
per quel soave caldo e gel<l>o
Che al cor ti nacque
il dì de gloria adorno
Che ‘l seculo lassando ascese al cielo.
Fallo
al men poi per quel felice giorno
Che te trassero al
ciel gli angei cantando,
Del tuo figliolo alo
immortal soggiorno.
Ché se escho fora di stato miserando
In
cui mi trovo sempre, in ogni parte
Cellebrerò tuo nome
venerando;
E con ogni saper, industria & arte
Exorterò ciaschuno
in prosa e in rima
Dì e notte, in pace,
in guerra, a seguitarte;
Però che sola sei la causa prima
D’ogni nostra salute
e ben vinace,
E che ci leva dal
proffondo in cima;
E se stato fin hor son pertinace
A tua sacra deitate,
hor ch’io me ‘nchino
Non mi dei ricusar tua eterna pace.
L’inmortal
tuo figliolo unico e trino
Intercedi per me, ché un sol tuo priego
Mi po far de terreste alto e divino;
Se d’ogni error pentito il capo piego
Devresti pur, come
benigna, aitarme
Che a giusta gratia mai
non si fa niego.
Sento
senza il tuo aiuto, aymè, mancharme,
E convitar a la tartarea mensa;
Né posso senza il tuo
poter salvarme.
Se ogni gratia per te fosse dispensa,
E se adempi ogni
iusto e bon disio,
Me aricomando a tua
virtute immensa;
E al tuo figliolo, mio Signor, & Dio.
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