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| Giovanni Meli Opera nova amorosa de Nocturno Napolitano IntraText CT - Lettura del testo |
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Capitulo ad amicam.
Se al primo sguardo mai l’anima acesa, E, privato d’arbitrio, ancidi ‘l core, Pacientia: contro il ciel non val diffesa. Se credendome uscir de affanno fore Restai d’ogni mio ben spogliato e casso, Pacientia: non son solo in questo errore. S’io domando pietate a capo basso, E che de crudeltà me apri le porte, Pacientia: non sapea che fusti un sasso. S’io dico: vedi com’io corro a morte, E che alegra più sei quant’io son mesto, Pacientia: cusì vol mia dura sorte. Se d’huom felice m’hai fatto il più infesto, E di corpo sensibil duro smalto, Pacientia: non credea giungeria questo. Se mestesso perdei nel primo assalto, Come al sol si confonde humana vista, Pacientia: non dovea guardar tant’alto. Se hebbi sol per mirar l’anima trista Il tuo bel volto, che ognun loda e brama, Pacientia: poi che mal per ben se acquista. Se sol mia lingua il tuo bel nome chiama, E che più me te fai sorda e retrosa, Pacientia: cusì advien a chi troppo ama. S’io ti mostro la piaga sanguinosa, E ch’io ti veggia dil mio mal ioconda, Pacientia: forsi un dì serai dogliosa: S’io dico: aymè, sei troppo sitibondo Dil mio penar; e che più tarda il sdegno? Pacientia: un giorno harrò tranquilla l’onda. Se più che alciarte ingrata ognhor m’ingegno Più che cerchi pormi sempre in basso stato, Pacientia: voler quel che vuoi convegno. Se a gran torto da te son dilaniato, E giunto a grado ch’io non credea mai, Pacientia: sempre il ciel non fia turbato. S’io dico: donna, pur tu vedi e sai Che ti mostri cieca & ignorante, Pacientia: un giorno me conoscerai. Se in premio al fin de mie fatiche tante Ne riporto tormento, danno e scorno, Pacientia: questo è cibo d’ogni amante. Se ‘l dolce volto tuo de raggi adorno Adhora me è sì amaro e tenebroso, Pacientia: dapoi notte vien il giorno. S’io son d’ognun più afflitto e più doglioso E per te fatto de padron vassallo, Pacientia: un dì serò lieto e gioioso. Se più che vedi al tocco il mio metallo Esser perfetto più lo spreci ognhora, Pacientia: un dì conoscerai tuo fallo. Si chi per simulacro e dio te adora Offendi e spreci e cerchi il suo morire, Pacientia: i’ morirò, se vuoi ch’io mora. Se ‘l iusto mio voler tecco adimpire Non posso con le lagrime e col stento, Pacientia: un tracto de’ tutto finire. Se quasi a l’ultim’hora esser mi sento Per tua troppo bellezza e troppo orgoglio, Pacientia: forsi un dì serò contento. Se teco a gran ragion mi lagno e doglio, E che tacendo godi dil mio pianto, Pacientia: contra tre nulla non voglio. Se di pacientia i’ me armo tutto quanto, Pacientemente coglier spero il frutto, E portar con pacientia alfin il vanto Che solo con patientia ottiensi il tutto.
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