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Giovanni Meli
Opera nova amorosa de Nocturno Napolitano

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  • Sextina
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Sextina

 

De vario e bel color tutta la terra

Già vestita è da novo, e il dolce canto

Suona de’ vagi augelli pegli boschi;

Destar gli fiori e sussurrar i fiumi

Fan le fresche aure, e mormorar le frondi,

E invita ognun Amore a novi strali.

Et io, lasso, hor trovar comincio i strali

De assentio e toscho; è foco e gel la terra,

Nudi gli prati, e gli arber senza frondi;

E quando il mondo ve più in riso e in canto,

Alhor fo de’ tristi occhi e fonti e fiumi

Ovonch’io vado per campagne e boschi.

Non pur son fatto habittator de’ boschi

Per mio destin, ma segno a duri strali,

E cusì come albergo è il mar de’ fiumi,

Son io de quanti mali ha in sé la terra,

Né più com’io solea soave canto,

Ma qual chieda grido tra le frondi.

Né spero mai per seche o verdi frondi

Fra selve, monti, piaggie, valli e boschi,

Con aspre voce o con pietoso canto

Ralentar o adolcir gli accerbi strali,

Fin che colei che tutto il mondo atterra

Chiuda questi occhi, anci correnti fiumi.

La qual, mentre che harràn lor corso i fiumi

E gli augelli amerano, e fiori, e frondi,

Vol che ‘l mio stato sia sopra la terra

Con l’altre fere per spelonche e boschi,

Aciò che meglio in me spenda suoi strali

Amor, che del mio mal festeggia in canto.

Dhe fuss’io almen quel Cigno che col canto

Finisce il viver suo tra chiari fiumi,

Ch’io farei de esto corpo pien de strali

Quai fan gli arbor l’autuno de le frondi,

Che ognor per non penar fra selve e boschi

Alegro il suo tornar bramo ala terra.

Che pria che in terra un dì d’amor stia in canto

Fian senza fere i boschi e pesci i fiumi,

Maggio nudo de frondi e Amor de strali.

 




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