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Carlo Michelstaedter
Poesie

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  • Che ti valse la forte speranza, che ti valse la fede che non crolla
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Che ti valse la forte speranza, che ti valse la fede che non crolla

che ti valse la dura disciplina, l'ansia che t'arse il core

o mortale che chiedi la tua sorte, se dopo il tormento diuturno

se dopo la rinuncia estrema - non muore la brama insaziata

la forza bruta e selvaggia, se ancora nel tedio muto

insiste e vivo ti tiene; - perché tu senta la morte

tua ogni istante nell'ora che lenta scorre e mai finita

perché tu speri disperando e attenda ciò che non può venire

perché il dolore cieco più forte sia del dolore che vide

la stessa vanità di sé stesso? - Tu sei come colui nella notte

vide l'oscurità vana ed attese da dio chiedendo la divina luce

e d'ora in ora il fiero cuor nutrendo

di più forte volere e la speranza

esaltando più viva, quando il giorno

con la luce pietosa

alla vita mortale

ogni cosa mortale riadulava

non ei si scosse che con l'occhio fiso

vedeva pur la notte senza stelle. -

Come il tuo corpo che il sole accarezza

gode ed accoglie avido la luce

perché non anche l'animo rivolgi

ai lieti e cari giochi? Vedi intorno

fin dove giunge il guardo, la campagna

ride alla luce amica

 

 

 


Amico - mi circonda il vasto mare

con mille luci - io guardo all'orizzonte

dove il cielo ed il mare

lor vita fondon infinitamente. -

Ma altrove la natura aneddotizza

la terra spiega le sue lunghe dita

ed il sole racconta a forti tratti

le coste cui il mare rode ai piedi

ed i verdi vigneti su coronano.

E giù: alle coste in seno accende il sole

bianchi paesi intorno ai campanili

e giù nel mare bianche vele erranti

alla ventura. -

 

A me d'accanto, sullo stesso scoglio

sta la fanciulla e vibra come un'alga,

siccome un'alga all'onda varia e infida

φιλοβαθεία. -

S'avviva al sole il bronzo dei capelli

ed i suoi occhi di colomba tremuli

guardano il mare e guardano la costa

illuminata. -

Ma sotto il velo dell'aria serena

sente il mistero eterno d'ogni cosa

costretta a divenire senza posa

nell'infinito.

Sente nel sol la voce dolorosa

dell'universo, - e l'abisso l'attira

l'agita con un brivido d'orrore

siccome l'onda suol l'alga marina

che le tenaci aggrappa

radici nell'abisso e ride al sole. -

 

Amico io guardo ancora all'orizzonte

dove il cielo ed il mare

la vita fondon infinitamente.

Guardo e chiedo la vita

la vita della mia forza selvaggia

perch'io plasmi il mio mondo e perché il sole

di me possa narrar l'ombra e le luci -

la vita che mi dia pace sicura

nella pienezza dell'essere.

 

E gli occhi tremuli della colomba

vedranno nella gioia e nella pace

l'abisso della mia forza selvaggia -

e le onde varie della mia esistenza

l'agiteranno or lievi or tempestose

come l'onda del mar l'alga marina

che le tenaci aggrappa

radici nell'abisso e ride al sole. -

Pirano, agosto 1908

 

 

 





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