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| Carlo Michelstaedter Poesie IntraText CT - Lettura del testo |
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La notte
Tace la notte intorno a me solenne le ore vanno e sfilan le memorie siccome un nero e funebre convoglio.
Del cielo nelle oscurità remote nell'ombra amica che con man soave le grevi forme della chiesa lambe, nell'ombra amica che gl'uomini culla col lento canto della pace eterna vedo di forme strane scatenarsi una ridda veloce e affascinante vedo la mente umana abbacinata chinar la fronte...
Ma il mio pensiero innalzasi sdegnoso e squarcia il manto della notte bruna libero, e vola, - vola alla luce pura trionfante vola al sole del vero, dove i forti stan combattendo l'immortale agone cinti le terapie d'agili corone, vola esultante.
La scuola è finita!
È giunta l'ora del distacco, è giunta; io vi lascio sedili riscaldati aule sapienti portici affollati ora e per sempre!
Ansie e battaglie e faticose veglie liete sconfitte e facili vittorie e voi quaderni carchi di memorie io v'abbandono.
Libero sono dalla tirannia d'ogni minuto; sono rotti i ceppi che per lunghi anni rallentar non seppi. Libero sono!
Libero, e innanzi a me s'apre la vita con gli orizzonti vasti ed intentati e coi premi lontani ed agognati nei sogni antichi.
Freme nel petto l'animo convulso: sete di gloria e sete di sapere desiderio d'azione e di piacere in me ribolle.
In un amplesso solo poderoso vorrei legare a me tutta la terra vincere il fato e la fortuna ch'erra cieca nel mondo.
* * *
Ma un brivido mi corre per le membra, la vita è fredda e piena di sgomento, triste isolato debole mi sento vo' ritornare.
Vo' ritornare ai banchi della scuola alla diuturna noia, alle catene a quel fetore che facea sì bene, ai professori.
Amici, or vedo quanto abbiam perduto; della nostra esistenza, calda un'onda nel buio del passato si sprofonda inesorato.
Con quel legame che ci die' comuni ore di gioia ed ore di sconforto anche un periodo della vita è morto in quest'istante.
Ma non dobbiam però chinar la fronte. Col ferro in pugno verso l'ideale ci batterem con animo leale! In alto i cuori!
E se fra le battaglie della vita saremo vinti forse, da lontano ci volgeremo a stringerci la mano ... addio compagni!
Gorizia, 25 giugno 1905
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