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Scena XXII
Aristeo, Euridice, Orillo in disparte
ARISTEO
Ferma, bella cagion de' miei sospiri,
L’alato piè.
EURIDICE
Deh, parti.
Origine fatal de miei martiri.
ARISTEO
Io corro a le catene, e mi rifiuti?
EURIDICE
Io sdegno d'ascoltarti, e mi molesti?
ARISTEO
Cruda sei.
EURIDICE
Tu importuno.
ARISTEO
Rapirò con la forza...
EURIDICE
Che?
ARISTEO
Le gioie
Che ad amorosi preghi
Tu concedermi neghi.
EURIDICE
Temerario, arrogante,
Non mai più ardir di favellarmi, indegno,
Furia di questo cor, mostro d'Averno,
T'abborrirò, ti fuggirò in eterno.
ARISTEO
Ti seguirò s'anco il mio piè dovesse
Scender per te su la Tartarea porta.
EURIDICE
Ahimè, Numi, son morta.
M'uccide angue crudel,
[In grembo a eterno gel]
Mortifero venen
Chiudi quest'occhi, io più luce
non miro,
Orfeo, sposo, cor mio, l'anima io spiro.
ARISTEO
Misero, oh Dio! che veggio!
Crudelissima Sorte,
Tu far volesti insuperbir la morte,
Co'l darle un sì bel volto in suo trofeo.
ORILLO
Volo a narrar tutto il Successo a Orfeo.
(Qui le Ninfe, avvisate da l'altre compagne della morte d'Euridice,
compariscono tutte dolenti a levarlo dalla Selva.)
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