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Scena XI
Esculapio, Aristeo, Erinda
ESCULAPIO
Aristeo che t'affligge?
ARISTEO
Un male intenso,
Ch'or in foco, or in gelo,
Fa cangiarmi ogni senso.
ESCULAPIO
Porgimi il braccio.
ARISTEO
Ah, che dal polso al moto
Tu t'inganni, se credi
Poter scoprir il mio tormento interno:
Le Furie ho in petto e porto un vivo Inferno,
Ardo...
ESCULAPIO
Non più, t'intendo,
A le tue voci il male tuo comprendo.
Amor, spietato Arciere,
Nel core ti ferì.
Per risanar la piaga
Convienti di godere
Il bel che t'invaghì
Amor spietato Arciere,
Nel core ti ferì ...
[Quest'e la medicina
Ch'ad ogni amante io dò
Per ammorzar l'ardore
E’ d'uopo aver vicina
La bella ch'infiammò.
Quest'è [la medicina
Ch'ad ogni amante io dò].
(Quí Esculapio parte. )
ERINDA
Consolati Aristeo: vien Euridice.
ARISTEO
Alma mia che farai,
Or che, lassa, vedrai
La soave cagion de' tuoi tormenti?
Svelerai le tue fiamme, o tacerai?
Alma mia che farai?
ERINDA
Io partirò, fa core, a lei discopri
L'interna tua ferita,
Va con l'ardir, felice sorte unica.
Amante non è
Chi chieder non sa.
Pregata beltà
Non nega merce.
Chi chieder non sa
Amante non è.
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