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Scena XIII
Orfeo che sopraggiunge, improvviso,
e si ferma in disparte.
Aristeo, Euridice
ORFEO
(Cielo ch'ascolto!).
ARISTEO
M'arde il tuo volto,
Sol per te moro,
Bella t'adoro.
EURIDICE
Vivi ch'io parto.
ARISTEO
Ferma.
EURIDICE
Che tenti?
Lasciami.
ARISTEO
Non sdegnar almen d'udirmi
ORFEO
(Scelerato german! Voglio scoprirmi)
Aristeo?
EURIDICE
Godi, o cor.
ARISTEO
Molesto arrivo.
ORFEO
Come ti senti?
ARISTEO
In mezzo al Poco io vivo.
ORFEO
Sei Pirausta, Fenice, o Salamandra?
ARISTEO
Sono un mostro d'ardori:
Una furia son io: fiamme e ceraste
De l'Inferno d'Amor raccolte ho in seno,
Ogn'alito ch'io spiro
È letale veleno.
E crederei
Co' fiati miei,
S'io più qui stassi,
Infettar Paure e avvelenar i sassi.
(Qui parte furioso.)
ORFEO
Da deliro amoroso
Agitato è Aristeo, ben lo
comprendo,
Euridice saprà da qual bel crine
Incatenato il di lui cor si trova.
EURIDICE
Io? nulla so. (Finger così mi giova).
ORFEO
Né penetrar potresti
L'Idol che adora?
EURIDICE
Ignora
M'e la cagion del suo amoroso
Poco.
ORFEO
Parti mio ben Deh, cangia stanze e loco
EURIDICE
Orfeo, ben io m'avveggio.
Che gelosia crudele
Volò a pungerti il cor. Ti son fedele
S'io t'amo, cor mio,
Amore lo sa.
Quel Dio pargoletto
Che spesso al tuo petto
Stringendo mi va.
S'io t'amo, cor mio,
Amore lo sa ...
Non essere geloso,
Amato mio ben.
La fè, che giurai,
A' vaghi tuoi rai,
Non manca nel sen,
Non esser geloso,
[Amato mio ben].
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