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Aurelio Aureli
L’Orfeo

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  • ATTO II
    • Scena IX
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Scena IX
Aristeo, Euridice, Autonoe in disparte, Orfeo che sopraggiunge

ARISTEO
Ecco il Sol che m'innamora.
O cara vaghezza,
O vaga bellezza,
Che l'anima adora.

EURIDICE
Accostati Aristeo.

ARISTEO
Ti servo, o bella.
Che fortuna!
Qui sopraggiunge Orfeo.

ORFEO
Euridice
Sola con Aristeo? Ciel, che favella?
Si ritira in disparte ad ascoltarla.

EURIDICE
Dimmi? dove apprendesti
Ad accenderti, o crudo, e a spegner poi
Bambina in fasce del tuo amor la fiamma?

ARISTEO
Spento il mio arder? ah, più che mai m'infiamma!

EURIDICE
E pur so che tu amasti e or più non ami.

ORFEO
E questa, o iniqua, fedeltà tu chiami?

ARISTEO
Io più non amo? anzi, già mai nel core
Com'or sentii d'Amor le fiamme ardenti.

AUTONOE
Ah, infedele, tu menti.

EURIDICE
Dunque s'è ver che avampi
Godrai veder de gl'occhi amati i lampi

ARISTEO
Ardo, peno, e sospiro,
Ma pur gioisco all'or quando gli miro.

EURIDICE
E se chi t'ama al seno tuo venisse
Volontaria ad offrirsi, e che faresti?

ORFEO
Empia, che ascolto!

ARISTEO
Innalzerei divoto
Templi a la sorte e voti al Dio di Gnido.

EURIDICE
Chi t'adora è vicina.
Orfeo, reso impaziente a queste voci,
si scopre, e sdegnato, passa inanzi
Euridice, minacciandola.

ORFEO
Vidi e intesi a bastanza, o core infido.
A la comparsa d'Orfeo, Aristeo
si ritira, ed Euridice, confusa,
chiama l'amato sposo che parte adirato.

EURIDICE
Orfeo, mio ben, idolo mio, consorte.

ARISTEO
Cupido traditor.

AUTONOE,
(in disparte )
Perfida sorte.

EURIDICE
Belle chiome ch'il cor mi stringete,
Deh, sciogliete
Per pietade i due lacci,
Tanto almeno ch'io discacci
Quel doler ch'in sen mi sta.
Son prigioniera,
E già dispera
L'alma uscir di servitù.
piangerò
E soffrirò,
Più costante di me alcun non fu
Care luci ch'il cor mi piagate,
Deh, cessate,
E lasciate di ferire,
Che non posso più soffrire
Così fiera crudeltà.
Già catenata,
E imprigionata,
E non vedo in voi pietà.
penerò,
E morirò,
Se contenta sarà vostra beltà.




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