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Aurelio Aureli
L’Orfeo

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  • ATTO II
    • Scena XI
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Scena XI
Autonoe, Aristeo

AUTONOE
Ferma, arresta le piante,
Empio machinator di frodi accorte,
Sacrilego, inconstante,
Perfido amor de' miei spietati affanni,
Disleale amator, mostro di inganni.

ARISTEO
E chi sei tu che con sì audaci accenti
E con l'aspetto, or vieni
Ad accrescermi in petto aspri tormenti.
Qual Furia, di, da le Tartare soglie
Qua ti condusse a radoppiarmi al core
L'altra cagion de le mie acerbe doglie?

AUTONOE
Chi son? perfido, fingi?
Non ravvisi colei ch'un tempo in Tebe
Adorasti e tradisti?
Quel volto cui, spergiuro,
Il più bel fior dell'onor suo rapisti?
Chi son? non riconosci
Autonoe, l'infelice?
Colei che abbandonasti
Per seguir Euridice!

ARISTEO
Tu Autonoe?

AUTONOE
Si.

ARISTEO
Mi movi a riso.

AUTONOE
Ah, iniquo!

ARISTEO
(Finger convien). Tu di colui sei figlia
Che cinge in Tebe aureo diadema al crine?

AUTONOE
E ciò mi chiedi?

ARISTEO
Ah, zingara mendace!
In guisa tal non vanno sole, erranti,
Le Prencipesse amanti.
Torna a quel Ciel che sotto Zona ardente
Ti riscaldò la culla. Parti, riedi,
A la capanna, al bosco,
Bugiarda Egizia, va, non ti conosco.




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