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SCENA OTTAVA
Ernestina e Rosalia escono dalla parte
opposta a quella per ov'è partito Ermanno,
indi Ermanno.
ERNESTINA
Miralo, Rosalia, ei fugge: in volto
Come si legge la disperazione!
Fermalo; e lo conduci a me d'appresso.
ROSALIA
Con tutto il mio piacer la servo adesso.
(Parte, indi ritorna con Ermanno).
ERNESTINA
Mi fa pietà! conosco
De' vezzi miei la forza convulsiva.
Se Giove mi vedesse
Quando vado in carrozza in vago arnese,
Trasformeriasi in un cavallo inglese.
ROSALIA
(conducendo Ermanno)
Eccolo il moribondo.
ERNESTINA
Non fuggir, pargoletto
Nell'arte di Cupido; ascolta prima
Quanto puoi, quanto vale
Il talento muliebre,
E poi inarca le ciglia e le palpebre.
ERMANNO
Che mai potete dir? come tranquilla
Render quest'alma mia?
ERNESTINA
Adesso.
(A Rosalia)
Porta un necessario, e via.
ROSALIA
Che cos'è il necessario?
ERNESTINA
Il necessario
Denota sedia in senso lettarario.
(Rosalia accosta due sedie).
ROSALIA
(Mi tratterrò alla porta,
Se mai viene qualcuno, a far la scorta.)
(Si ritira).
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