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SCENA DODICESIMA
Ernestina, indi Ermanno.
ERNESTINA
In sì funesto e tenebroso loco
Sola rinchiusa, e senza libri, oddìo!
Cosa farò? Mi lasci
Protettrice Minerva in questo stato...
Saper potessi almen che ho mancato!
ERMANNO
(dall'alto di un finestrone, dal quale scende
coll'aiuto di una fune, avendo sotto il braccio
un involto di panni)
Ernestina? Ernestina?
ERNESTINA
Tu qui? come potesti?
ERMANNO
Tutto può amor.
(Consegnando ad Ernestina l'involto).
Raccogli queste vesti.
Furtivo mi introdussi
Nella oscura prigion.
ERNESTINA
Ah! dal contento,
Amico, io quasi manco in tal momento.
(Siede esaminando l'involto portato da
Ermanno, che contiene un'uniforme, sino
alla fine della cavatina di Ermanno).
ERMANNO
Nella stanza ch'è sopra ove dimora
Del custode la moglie
T'abbiglierai con esse, e passeremo
Del castello le soglie: intanto avremo
Campo di esaminar d'onde deriva
Il cenno rio, che libertà ti toglie;
E poi, mia vita, e poi
Degno se pur ne son, premiar mi puoi.
D'un tenero ardore
Ascolta la prova,
E lieto il mio core
Mio bene sarà.
(Ernestina si alza, ed Ermanno con essa;
salgono sul finestrone per mezzo della stessa
fune colla quale è disceso).
Villaggio attiguo al castello con varie
case dalle quali sortiranno vari soldati.
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