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SCENA QUARTA
Soldati di Ciro.
CORO
Veh come pallido, D'orror fremente
Mesto e dolente S'avanza il Re!
CIRO
Ciro infelice! ove t'aggiri, e dove
Cerca in vano il tuo cor gli amati oggetti!...
Cruda sorte dell'armi!
Perché morte non darmi
Pria che togliermi il figlio e la consorte?...
Muto deserto è il campo... e l'eco stessa
Sembra commossa al mio dolore,... oh Dio!
Rispondere piangendo al pianto mio...
Ma voi, mura spietate,
Voi chiudeste di me la miglior parte!
Abbatterovvi, il giuro; e questo brando
Sprezzando ogni periglio
Salvar saprà tra poco e sposa e figlio.
Ahi! come il mio dolor,
Come calmar potrò?
Misero, che farò
Senza la sposa?...
Perché, destin crudel,
Tormi il figlio, perché,
Né dar piuttosto a me
Barbara morte?...
Alla vendetta, all'armi
Sdegno m'infiamma e gloria;
Predice a me vittoria
Lo stesso mio dolor.
Brama sangue il core, il brando
Cerca già gli odiati petti...
Ma pensando ai cari oggetti
Torna il core a vacillar.
CORO
Bando, o Ciro, ai mesti affetti,
Solo pensa a trionfar.
Allarmi, alla vendetta
Seguendo i passi tuoi,
O tutti morrem noi,
O vincerai, signor.
CIRO
Non più miei fidi: il mio furor non soffre
Indugio alcun. S'apprestino le schiere,
E i duci in questo loco,
Pria che notte s'innoltri, abbiano il campo.
Il nuovo sol ci vegga
Tentar l'assalto alle nemiche mura.
Già coprir la pianura
Di Dario le falangi. Egli s'avanza
Pronto al nostro soccorso, e forse meco
Alla gloria dell'armi unir potrassi,
O seguirà di mie vittorie i passi...
(Cala il ponte levatoio e sorte Arbace dalla porta della città).
Ma dall'ostil recinto
Qua volger sembra un uom solingo il piede...
Perso rassembra al manto
Ond'ha la faccia involta...
Chi sei? Che chiedi tu?
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