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SCENA DECIMA
Amira e detti.
AMIRA
Cielo! che vedo mai!... sogno! qua Ciro...
CIRO
Qua Ciro ambasciator me stesso invia:
Di te saper desia,
Dell'amato Cambise;
E molte cose e molte a te, Regina,
Svelar degg'io per cenno suo, se pure
Nol divieta il monarca a noi presente.
AMIRA
(Io non so s'io m'inganno, o s'egli mente.)
Ebben, digli ch'io l'amo...
E che il figlio infelice...
Rammentandomi il dolce suo sembiante,
Tempra talor il duol di questo core;
Ma tu mi svela i sensi tuoi... che tardi?...
Deh! per pietà favella
Di lui... di te... dell'amor tuo... che dice!
Ah! no, taci... mi fuggi...
Il tuo aspetto... il tuo dir... timor m'infonde,
E quest'alma si perde e si confonde.
Vorrei veder lo sposo,
Stringerlo al sen vorrei,
Ma ancor de' voti miei
Non sente il Ciel pietà.
CORO
Ti calma, ti consola,
Il Ciel si placherà.
AMIRA
Ah! che spiegar non posso
Quello che in petto io sento,
E 'l mio crudel tormento,
Più grande ognor si fa.
CORO
Deh! ti consola e spera,
Che il Ciel si placherà.
AMIRA
No, più non spero, oh Dio!
Trovar felicità.
Che crudo istante è questo!
Che palpito, che pena!
Tormento più funesto
Del mio no non si dà.
CORO
Ti calma, ti consola,
Che il Ciel si placherà.
(Amira parte).
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