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SCENA NONA
Arbace con guardie, Amira ed Argene.
ARBACE
Perdona o Principessa, odioso incarco
Pure m'è forza eseguir: guidarti deggio
Al carcere di Ciro... il cor ne geme,
Ma non dispera ancor... il Ciel clemente
Che vede i mali tuoi
Veglia alla tua salvezza,
E quanto a te il periglio è più vicino,
Tanto cambiar può in lieto il tuo destino.
AMIRA
Più lieta son se unita a Ciro anch'io
Seco potrò spirar... Timor non sente
Nelle sue crude pene
Quest'alma avvezza alle sventure.
ARGENE
Oh quanta
Pietà mi desti in sen! Teco voglio,
Seguace ognor fedele,
O vivere, o morir...
AMIRA
Ah! vivi, amica,
Più felice di me; così potessi
Salvar lo sposo e 'l figlio... è questi il duolo
Che mi lacera il cor, che mi tormenta.
Deh! tu se m'ami ancora
Qui ti rimani, Argene: ogni tua cura
Poni a salvar quegli adorati oggetti,
In cui sol vivo... Impetra a lor pietade:
A ognun ne chiedi; e piangi, e prega, e tenta
D'impietosire il Re. Nei Numi io spero,
Che s'io potessi udir ch'essi vivranno,
Io morrei senza pena e senza affanno.
Deh! per me non v'affliggete,
Ma per lor, che piango anch'io;
È di madre il pianto mio,
È di sposa il mio dolor!
(volta al Cielo)
Tu Nume de' numi,
Signor de' viventi,
Che vedi, che senti
De' miseri il duolo
L'affanno crudel,
Ascolta i miei voti,
Mi salva pietoso
Col figlio lo sposo,
E al duol di quest'alma
Soccorri dal Ciel.
(Partono).
Reggia.
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