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SCENA TREDICESIMA
Baldassare, Zambri, guardie e detti.
BALDASSARE
Pur ti sorpresi menzognero, audace.
Sotto mentite spoglie in te ravviso
De' Persi il Re nemico...
Lo spavento d'Amira,
Il tuo parlar, il tuo rossor t'accusa:
Fremer d'ira mi sento!
Ma non andrà impunito il tradimento.
Guardie. Olà.
ZAMBRI
S'arresti.
AMIRA e CIRO
Oh Dei!
BALDASSARE
(a Ciro che mostra volersi difendere)
Quale ardir!
ZAMBRI
A noi t'arrendi.
BALDASSARE
(mettendo mano alla spada contro Ciro)
Muori alfin: tu Ciro sei.
ZAMBRI
(trattenendo Baldassare)
Deh, signor, l'ire sospendi!
BALDASSARE
Qua punir degg'io l'indegno.
ZAMBRI
Più non frena il Re lo sdegno.
TUTTI
Che fatal orrendo giorno!
Le sue furie a noi d'intorno
L'atro Averno suscitò.
CIRO
Il furor del Re sdegnato
Mi ricorda il mio periglio:
Per la sposa e per il figlio
Quanto, oh Dio, temer dovrò!
BALDASSARE
(ad Amira)
Per te ancor pietade io sento:
Di' che m'ami, e questo accento
Sol può Ciro tuo salvar.
ZAMBRI
Rendi alfin il Re contento:
Quest'orribile momento
Puoi tu sola ancor cangiar.
AMIRA
Qual sorpresa!... oimè, qual duolo!
Desolata... disperata...
Più non reggo al mio penar.
CIRO
Ah mia sposa!...
ZAMBRI
Cedi Amira...
AMIRA
Ho deciso...
BALDASSARE
Ai ceppi indegno.
(Alle guardie che circondano Ciro incatenandolo).
TUTTI
Già dell'alme il rio contrasto
Sdegno, tema, ardir infonde:
Vario affetto si diffonde,
E non ha più pace il cor.
CORO
Tu puoi solo, o Ciel clemente,
Render pace in tanto orror.
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