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SCENA SETTIMA
Magi, preceduti dal Profeta Daniele, e detti.
BALDASSARE
(a Daniele, che si avanza maestosamente
in faccia ad esso)
E tu chi sei, che a me terribil tanto
Ti presenti al mio sguardo?... a che ne vieni?
DANIELE
Daniello io son, cui d'Israello al Dio
Svelar piacque talor le arcane cose:
Di qui venir m'impose
Alcun de' tuoi, né invano,
Ché ben scioglier poss'io
Quel che t'agita il cor dubbio tremendo,
Mentre il voler del Ciel spiegarti intendo.
Ingrati al Dio d'Abramo
Tu fosti e gli avi tuoi;
Per lor dispersi, oppressi Furono i fidi suoi;
Distrutto il tempio e profanati i vasi,
Che tua preda rimasi
Serviron a' tuoi vizi e all'empie mense
Or stanco Iddio di tollerarti ormai,
T'annunzia in quello scritto
La pena meritata al tuo delitto.
Giunto è il fine di tue colpe: andrà diviso
Tra Medi e Persi dell'Assiria il trono;
Di Babilonia infida
Spariranno le mura e la memoria;
I nemici vittoria
Avran sopra di te: tu stesso e i tuoi
Spersi qual polve al vento.
Il nuovo sol a nascer non vedrai,
Fian l'armi tue sconfitte, e tu morrai.
BALDASSARE
Misero me, che intesi!... E tanto irato
Meco fia dunque il Ciel, che orrido lutto
Sparger fra noi minaccia?...
Qual fredda man m'agghiaccia,
E mi restringe l'alma!... il piè vacilla...
In me ricerco invan l'ardire usato...
rimorso del cor!... oh mano!... oh fato!
Qual crudel, qual trista sorte
M'empie il sen d'atro cordoglio!
Penso ai figli, al regno al soglio,
E non vedo che terror!
Alla vista orrenda e fiera
Tremo, gelo e mi spavento:
Cede l'alma al rio tormento,
E si perde in tanto orror!
CORO DI MAGI
Non dar fede al labbro insano,
Che t'annunzia tristi eventi:
Sol vittorie e sol contenti
Presagì la mano a te.
Voglion sangue i Numi, è vero,
Ma per toglierti al periglio:
Cadan Ciro e sposa e figlio,
Ché in tua mano il Ciel li dié.
BALDASSARE
E fia pur ver, che sia
Dello scritto funesto
Questo, o saggi, il voler?
CORO
É questo, è questo.
BALDASSARE
Abbian morte e Ciro e 'l figlio,
S'eseguisca il voler mio...
Sol d'Amira il sangue, oh Dio!...
CORO
Deve Amira ancor perir.
BALDASSARE
Ad un cenno sì crudele
Non resiste l'alma amante,
Non sa il labbro palpitante
La sua morte proferir.
CORO
Deve Amira ancor perir.
BALDASSARE
Dunque vada anch'essa a morte:
Qual dolore!... ahi quanto affanno!...
Sarai pago, o Ciel tiranno,
Del mio barbaro penar!
CORO
Non temer, ché il tristo affanno
Saprà il Cielo terminar.
(Tutti partono fuor che Daniele, e lo
scritto sparisce dal muro).
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